HERBERT MARCUSE.
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OLTRE L'UOMO A UNA DIMENSIONE.
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Parte 3.
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2005. Manifestolibri, ROMA.  
Collezione Marcusiana 
ISBN 88-7285-333-8.
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    Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
               Fondazione Ezio Galiano onlus
                  http:\\www.galiano.it
         ad esclusivo uso dei privi della vista.
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UNA RIVOLUZIONE DEI VALORI.*
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Voglio innanzitutto definire brevemente cosa intendo per valori in questo contesto. Per valori
intendo norme e aspirazioni che motivano il comportamento dei gruppi sociali nel processo di
soddisfazione e di definizione dei loro bisogni, materiali e culturali. In questo senso, i valori non sono
una questione di preferenze personali: esprimono le esigenze dei rapporti di produzione e dei modelli di
consumo esistenti. Tuttavia, e questo  decisivo, i valori esprimono, allo stesso tempo, possibilit insite
ma represse dalla produttivit della societ costituita. Consentitemi di fornire alcuni esempi molto
familiari di questo duplice carattere dei valori: da un lato, quello di essere legati e confinati al sistema
sociale esistente; dall'altro lato, quello di trascenderlo aspirando a possibilit ancora negate dal sistema.
Per esempio, il valore dell'onore nella societ feudale esprime in primo luogo un'esigenza di base del
feudalesimo: la necessit di una gerarchia di dominio e di dipendenza fondata sul rapporto diretto e
personale garantito non solo dalla forza ma anche dalla sacralit dei contratti. Il valore della lealt,
proclamato in una societ di oppressione e disuguaglianza, veniva idealizzato, sublimato, nell'epica,
nei romanzi, nel cerimoniale di corte dell'epoca, ma sarebbe un nonsenso affermare che eroi come
Tristano, Parsifal, e altri fossero solo cavalieri e vassalli feudali, che i loro ideali, avventure e conflitti
non trascendessero la societ feudale; tutt'altro. All'interno e al di sotto del quadro feudale, possiamo
ritrovare possibilit umane, promesse, sofferenze e gioie universali.
Similmente, i valori di libert e uguaglianza esprimono prima di tutto le esigenze del modo di
produzione capitalista, in particolare la libera competizione tra relativamente eguali, il lavoro salariato
libero, lo scambio di equivalenti a prescindere da razza, status, e cos via. Ma, allo stesso tempo, gli
stessi valori si indirizzano verso forme migliori di associazione umana, possibilit non ancora
realizzate. La stessa ambivalenza la riscontriamo in un altro dei valori fondamentali caratteristici
dell'epoca moderna, e precisamente nel concetto di lavoro come chiamata e vocazione. Il lavoro  una
necessit per tutta la vita adulta, e nella maggior parte dei casi una necessit non piacevole; tuttavia, o
proprio per questo motivo, il lavoro viene definito come la vocazione dell'uomo sancita dalla religione.
Ora, per la maggior parte della popolazione il lavoro  sempre stato disumanizzante, faticoso, alienante,
ovvero un'attivit in cui un essere umano non pu sviluppare e soddisfare le proprie facolt e capacit.
Allo stesso tempo, questo concetto di lavoro come chiamata e vocazione si proietta verso una attitudine
e una posizione molto differente del lavoro nella vita; precisamente, l'autorealizzazione dell'essere
umano nel lavoro creativo.
Dopo queste preliminari e molto schematiche definizioni, vorrei approfondire due degli aspetti
principali del mio argomento, ovvero il ruolo dei valori nel mutamento sociale e la rivoluzione
contemporanea dei valori come trasformazione senza precedenti. Comincer da come si realizza una
trasformazione dei valori secondo la teoria marxiana. Nuovi valori socialmente effettivi sostituiscono
quelli costituiti se e quando esprimono gli interessi di una classe emergente, in ascesa, in lotta contro la
classe dominante esistente. Ma i nuovi valori articolano questi interessi di classe particolari in forma
generale, pretendendo che l'interesse di classe sia allo stesso tempo l'interesse universale e, quindi, che
i valori di classe assumano la forma di una verit universale. Questo  il carattere ideologico dei valori.
I valori sono ideologici in quanto astraggono dalla loro limitazione o negazione nella realt. Nella
societ capitalista, libert e uguaglianza rimangono astratte, libert e uguaglianza parziali, un
privilegio. Ma la stessa ideologia diventa una forza materiale nel processo di cambiamento allorch
spinge all'azione politica di massa con l'obiettivo di dare piena realizzazione a quei valori distorti e
negati.
Ora,  importante sottolineare che la concezione marxiana non implica semplicemente una
sequenza cronologica, ovvero prima un mutamento strutturale nei rapporti di classe, poi una
rivoluzione dei valori. Affermare che i nuovi valori del socialismo possano essere solo frutto di nuove
istituzioni economiche e sociali  materialismo volgare, non dialettico. Piuttosto, l'articolazione di
nuovi valori sociali precede quasi sempre l'istituzionalizzazione di nuovi rapporti di classe e di un
nuovo modo di produzione. Gli esempi abbondano nella storia. Ne citer solo due: l'illuminismo prima
della Rivoluzione Francese, e la stessa teoria socialista. Questa situazione illumina il ruolo
dell'intellighenzia nel processo di mutamento sociale, di cui parler tra breve. La trasformazione dei
valori non  solo il riflesso ideologico della struttura sociale. Una trasformazione radicale, invece,
articola possibilit storiche radicalmente nuove, forze non ancora incorporate nel processo di
mutamento sociale.
Una rivoluzione culturale, intellettuale, precede la rivoluzione sociale, la progetta e ne  il
catalizzatore.
La transizione da un sistema di valori costituito o da una gerarchia di valori costituita a un'altra
 un processo dialettico. Cos, l'ideologia borghese cancella le relazioni contrattuali feudali
generalizzando questa relazione nell'idea del contratto sociale che lega tutti i membri della societ
sottomettendoli, in modi differenti, alle leggi prevalenti dello scambio economico. Analogamente, il
socialismo canceller la struttura astratta e di sfruttamento che sta dietro l'ideologia borghese di libert
e uguaglianza, e far realmente del lavoro una vocazione, vale a dire l'autorealizzazione dell'individuo
in un'associazione di uomini liberi. La traduzione dell'ideologia in realt si realizza con l'azione
rivoluzionaria del proletariato. Come si applica questa concezione ai paesi del capitalismo avanzato
oggi?
La rivoluzione culturale di oggi (e parlo solo della rivoluzione culturale dell'Occidente) implica
una trasformazione dei valori che colpisce integralmente la cultura costituita, materiale e intellettuale.
Questo attacco all'intero sistema tradizionale dei valori raggiunge il suo apice nel rifiuto del principio
di prestazione. Secondo questo principio, tutti devono guadagnarsi da vivere con prestazioni alienanti
ma socialmente necessarie, e la remunerazione e lo status di cui si godr in societ sar determinato da
queste prestazioni (la relazione lavoro-reddito). Il rifiuto del principio di prestazione implica anche la
negazione del concetto di progresso che ha caratterizzato fino ad ora lo sviluppo della civilt
occidentale, cio il progresso come crescente sfruttamento produttivo e dominio sulla natura, esterna ed
umana, un progresso che si  rovesciato nell'autoriproduzione del dominio e della distruzione. Faccio
notare che questo rifiuto del principio di prestazione non colpisce solo il principio che governa la
societ capitalista esistente, ma qualsiasi societ che mantenga l'assoggettamento dell'uomo allo
strumento del suo lavoro. In quanto contrapposta al principio di prestazione, la rivoluzione culturale
rivendica la fine di questo dominio a favore della libert e della solidariet in quanto qualit
dell'esistenza umana, per l'abolizione di una societ che condanna la grande maggioranza dei suoi
membri a vivere le loro vite come mezzi per guadagnarsi da vivere piuttosto che come fine in s.
A questo punto, un avvertimento contro ogni falso romanticismo. Un'abolizione completa
dell'alienazione non pu esistere. Il materialismo dialettico riconosce l'inesorabile oggettivit della
natura, della materia, l'inesorabile lotta dell'uomo con la natura che si oppone al soggetto umano e ne
limita la libert in qualsiasi forma di societ. Non si tratta perci di abolire in assoluto l'alienazione, ma
di abolire ci che potrei definire come surplus di alienazione, ovvero l'alienazione imposta dalla sodet
esistente nell'interesse del mantenimento e dell'ampliamento dello status quo. Questo surplus di
alienazione  stato il terreno su cui ha preso piede il progresso quantitativo: ha sostenuto la separazione
del lavoro intellettuale da quello manuale, il bisogno crescente di lavoro disumanizzante, parassitario e
distruttivo, il bisogno di repressione; ha sprecato e inquinato le risorse disponibili - tecniche, naturali,
umane. Il progresso quantitativo ora pu, e deve, orientarsi alla qualit: un nuovo stile di vita che liberi
le potenzialit dell'uomo e della natura negando il sistema di sfruttamento e i suoi valori. Questa
trasformazione dei valori non solo minerebbe le istituzioni politiche ed economiche esistenti, ma
potrebbe creare anche una nuova moralit, nuove relazioni tra i sessi e le generazioni, nuove relazioni
tra uomo e natura.
L'ampiezza di queste tendenze e il loro carattere radicale assumono nuova forza allo stadio
attuale dello sviluppo capitalista. In tutte le passate rivoluzioni dei valori queste rivendicazioni sono
rimaste per lo pi astratte, marginali; hanno lasciato intatto un ordine di repressione sociale e istintuale
che era in s razionale e legittimo finch sviluppava realmente le forze produttive. Oggi, per, questa
organizzazione della societ sta diventando incompatibile non solo con un ulteriore progresso ma anche
con la mera sopravvivenza del genere umano come specie. Di conseguenza, l'odierna rivoluzione dei
valori non si muove pi all'interno del continuum stabilito del progresso quantitativo, ma tende a
spezzare questo continuum. Si tratta di un salto qualitativo nella possibilit di uno stile di vita
sostanzialmente diverso.
Vorrei enumerare soltanto gli aspetti principali di questa rottura con il continuum esistente e
della sua trascendenza. Il fondamento e l'obiettivo  ancora il passaggio dalla produttivit
autoriproduttiva alla produzione controllata collettivamente per lo sviluppo libero dei bisogni
individuali: il socialismo. Questo implica il passaggio da valori utilitaristici a valori estetici, l'emergere
di una nuova sensibilit, di nuovi modi di percepire e di sperimentare. I valori estetici sono
intrinsecamente non repressivi, estranei allo sfruttamento; la loro articolazione in movimenti politici
radicali suggerisce lo sforzo di cambiare anche i fondamenti istintuali della civilt. In ultima analisi,
questa tendenza si contrappone all'aggressivit maschile della civilt patriarcale, assoggettando
effettivamente l'energia aggressiva a quella erotica, agli istinti di vita. Si assiste oggi a una diffusione
della ribellione ai valori dominanti di virilit, eroismo e forza, che evoca le immagini di una societ che
potrebbe porre fine alla violenza.
Questa  la dimensione storica e psicologica profonda del Movimento di Liberazione delle
Donne. Quest'ultimo non sembra ancora consapevole del suo reale e radicale potenziale sovversivo,
che potrebbe suscitare una trasformazione decisiva dell'intera cultura materiale e intellettuale, ridurre
la repressione, e fornire le basi psicologiche e istintuali per un principio della realt meno aggressivo.
L'ascesa di nuovi valori radicali  pi di una mera rivoluzione ideologica; tende piuttosto a
divenire una forza materiale generata proprio dalle dinamiche della societ capitalistica avanzata che ne
anticipa l'indebolimento interno, forse persino la disintegrazione. Questa rivoluzione ideologica, che
altro non  che un rovesciamento di valori, riflette un nuovo stadio storico dello sviluppo sociale, lo
stadio in cui la societ ha raggiunto la soddisfazione dei bisogni fondamentali per la maggior parte dei
suoi membri mentre al tempo stesso conferma l'oppressione e la miseria all'interno e all'esterno dei
suoi confini. Questa societ, sotto la pressione dell'accumulazione allargata del capitale, deve creare e
stimolare incessantemente bisogni che superino quelli di sussistenza, in altre parole bisogni culturali e
lussi. Cos facendo, questa societ sta annullando la legittimit della perpetuazione della repressione
per il profitto. Il livello di produttivit del lavoro conseguito consentirebbe di ridurre l'orario di lavoro
richiesto per la riproduzione minima della societ e quindi di eliminare la necessit del lavoro alienato
a tempo pieno - ma il lavoro alienato a tempo pieno  il fondamento del sistema. Questo  minacciato
dalla costante produzione di beni e servizi che sono superflui in termini di sussistenza. Vivendo per
guadagnarsi da vivere, si trasforma la vita in un mezzo piuttosto che in un fine in s: questo modo di
esistenza diventa sempre pi evidentemente improduttivo, obsoleto, irrazionale - razionale solo per il
mantenimento dello status quo. In queste condizioni, si generano le richieste di una divisione e
organizzazione del lavoro sociale radicalmente diversa, di una abolizione del rapporto lavoro-reddito: i
bisogni trascendenti di libert non possono essere soddisfatti nel quadro delle istituzioni fondate
sulla legge del principio di prestazione.
In corrispondenza con questo stadio di sviluppo, sta emergendo gradualmente un nuovo
modello di mutamento sociale, ovvero la possibilit di una rivoluzione sulla base dei bisogni
fondamentali soddisfatti e dei bisogni trascendenti non soddisfatti. Sarebbe una rivoluzione sospinta dal
bisogno vitale di autodeterminazione, di felicit, per non essere pi strumenti di un apparato
onnipresente. Non si tratta semplicemente del ben noto modello delle aspettative crescenti, di una parte
pi consistente della torta disponibile, ma della consapevolezza di obiettivi in grado di sovvertire la
gerarchia e la priorit dei valori costituiti, puntando a una nuova razionalit, a una nuova sensibilit, a
una nuova moralit.
Come pu questa rivoluzione dei valori manifestarsi oggi come forza materiale, come fermento
sociale radicale? In questa sede posso solo indicare gli aspetti pi importanti di questo processo. In
primo luogo, in questo paese, abbiamo una sorta di keynesismo vendicativo. Max Weber ha
caratterizzato lo spirito del capitalismo come ascetismo intramondano, impulso a risparmiare,
risparmiare e risparmiare, a investire sempre di pi per produrre sempre pi profitto, a lavorare e
accettare anche il lavoro pi umile e inumano come chiamata, come vocazione dell'uomo. Oggi
assistiamo alla negazione di questo principio: la spinta al consumo e la rivolta contro il primato della
produzione; la disciplina e la responsabilit del lavoro si stanno indebolendo; la gente mette seriamente
in discussione la necessit della vita alienata.
In secondo luogo, e in connessione con la tendenza gi discussa, vi  un diffuso deterioramento
dello stesso mondo delle merci, della qualit dei beni e dei servizi, e una frequenza di interruzioni del
processo di produzione ben oltre il normale: scioperi a gatto selvaggio, scioperi contro l'intera
organizzazione del lavoro e non solo per l'aumento dei salari o per migliori condizioni lavorative.
Prevale un alto tasso di assenteismo, e sono frequenti i sabotaggi individuali o di gruppo. In questo
clima generale, la spinta ecologica esprime il bisogno di una nuova relazione tra l'uomo e la natura in
quanto suo ambiente vitale - una spinta che, se sostenuta ed estesa, pu diventare una forza politica,
colpendo le istituzioni che creano e perpetuano l'inquinamento.
Dietro tutto questo c' la consapevolezza, il sentimento, che si possa vivere come esseri umani
senza stress, senza prestarsi a lavori disumani; la consapevolezza dell'impatto repressivo e distruttivo
della societ dei consumi. Data la struttura e l'organizzazione del capitalismo avanzato, non ci deve
stupire il fatto che i nuovi valori non siano portati avanti da una classe in ascesa che lotta contro la
classe dominante. Questi valori non esprimono gli interessi immediati di nessuna specifica classe.
Sono, allo stadio attuale, ancora sostenuti da gruppi non integrati di giovani e di donne, di neri e di
meticci, di giovani lavoratori e di intellettuali.
Si tratta di minoranze, di gruppi che in s non sono rivoluzionari, n possono in alcun modo
sostituire la classe lavoratrice come base del mutamento sociale radicale. Tuttavia oggi sono
indispensabili, gli unici catalizzatori di mutamento, ed esprimono bisogni che sono in realt i bisogni
dell'intera popolazione subordinata. Se e quando la classe lavoratrice si far promotrice della
rivoluzione, sar una classe molto differente, in cui i colletti blu saranno solo una minoranza, una
classe che includer larghi strati del ceto medio e in cui il lavoro intellettuale giocher un ruolo
crescente.
Questa tendenza accentua l'importanza dei Colleges e delle universit nel processo di
cambiamento. Gli studenti, lungi dal costituire una mera lite privilegiata senza una base materiale,
sono di fatto i potenziali quadri della societ presente e futura. La costruzione di una societ libera,
l'abolizione della povert di tutto il mondo, la riduzione al minimo del lavoro necessario ma disumano,
la ricostruzione delle citt, la rigenerazione delle campagne, il controllo delle malattie, del tasso di
natalit - questi obiettivi richiedono un alto grado di progresso scientifico, anche nelle scienze umane e
sociali! L'eliminazione progressiva della violenza, l'emancipazione dei sensi, lungi dall'implicare un
rifiuto della ragione e della razionalit, richiedono una razionalit nuova e pi razionale, capace di
organizzare e sviluppare fini non strumentali, non utilitaristici, non repressivi. Bisogna certo chiedersi
se non ci sia un surplus di aggressivit e violenza nella scienza e nella tecnologia esistenti, nella loro
stessa struttura, forse il riflesso e allo stesso tempo lo stimolo del servizio che la scienza e la tecnologia
rendono al potere sociale distruttivo. Possiamo, in qualche senso, speculare razionalmente su un
mutamento non solo nella applicazione della scienza ma anche nella sua direzione e nel suo metodo?
Un mutamento che potrebbe essere generato da un'esperienza della natura interamente nuova, da un
nuovo rapporto uomo-natura? L'ascesa dei valori estetici in quanto valori non aggressivi e non violenti
allude almeno alla possibilit di una formazione differente dei concetti scientifici, di una diversa
direzione dell'astrazione scientifica; una scienza e una tecnologia pi concrete, pi sensibili,
maggiormente qualitative, che includano la scienza dell'immaginazione in quanto facolt creativa degli
esseri umani.
Ancora poche parole per concludere. Le tendenze che ho cercato di delineare qui trascinano
dentro il processo di mutamento la stessa struttura istintuale, i sensi, le menti e i corpi degli uomini e
delle donne: allargano l'ampiezza della rivoluzione potenziale. Sembra che la societ costituita si renda
pienamente conto della vastit e della profondit della contestazione. La struttura di potere risponde
con l'intensificazione della repressione, legale e illegale, e con l'organizzazione della controrivoluzione
preventiva, preventiva poich nessuna rivoluzione vittoriosa l'ha preceduta nei paesi industriali
avanzati. In questa situazione, le prospettive non sono molto esaltanti. L'iniziativa oggi  nelle mani
delle forze della repressione. Non c' legge storica secondo la quale al capitalismo seguir
inevitabilmente il socialismo. La stessa tradizione socialista ha sempre riconosciuto e considerato due
alternative: o il socialismo, una societ libera e umana, o un lungo periodo di barbarie civilizzata, una
societ interamente nelle mani di un'amministrazione e di un governo onnipresente e onnipotente - una
sorta di neofascismo. Credo che non sia troppo tardi. Penso che la barbarie, la barbarie neofascista,
possa ancora essere combattuta. Se non la combattiamo oggi, domani potrebbe essere troppo tardi,
poich sappiamo che mai un regime fascista, una volta stabilitosi,  stato sconfitto dall'interno. Oggi
siamo ancora in tempo, ma se questa generazione non la combatte, potrebbe essere davvero troppo
tardi.
NOTE
* Intervento presentato al convegno Science, Tecnology, and Values organizzato
all'University of South Florida a Tampa nel febbraio del 1972. E' apparso per la prima volta in
Political Ideologies, ed. by J.A. Gould e W. Truitt, New York, Macmillan, 1973, pp. 331-336.
V. IL SESSANTOTTO DIECI ANNI DOPO
L'OMICIDIO NON  UN'ARMA POLITICA*
Nel prendere posizione sul terrorismo nella Germania occidentale, la sinistra deve innanzitutto
porsi due domande: l'azione terrorista contribuisce all'indebolimento del capitalismo? Sono queste
azioni giustificate dal punto di vista delle esigenze di un'etica rivoluzionaria? La risposta a entrambi i
quesiti  negativa.
La liquidazione fisica del singolo individuo, anche il pi importante, non mina il normale
funzionamento del sistema capitalista. Al contrario, rafforza il suo potenziale repressivo senza (e
questo  il punto decisivo) generare un'opposizione alla repressione o una crescente coscienza politica.
Ovviamente le vittime delle azioni terroristiche rappresentano il sistema - ma lo rappresentano
soltanto. Ci vuol dire che sono fungibili e sostituibili. Il serbatoio da cui reclutare i loro sostituti 
praticamente illimitato. Data la schiacciante sproporzione tra il potere concentrato dell'apparato statale
e la debolezza dei gruppi terroristici isolati dalle masse, il tentativo di creare incertezza e ansiet tra i
membri della classe dominante non  certo un risultato rivoluzionario. Nelle condizioni prevalenti nella
Repubblica Federale (la situazione della controrivoluzione preventiva) per la sinistra  in questo
momento distruttivo provocare il potere dello Stato.
Esistono situazioni nelle quali l'eliminazione dei sostenitori di una politica repressiva pu
cambiare veramente il sistema - almeno nelle sue manifestazioni politiche - e liberalizzare le forme di
oppressione. (Per esempio, l'assassinio riuscito di Carrero Bianco in Spagna o l'uccisione di Hitler
potrebbero aver avuto un impatto di questo tipo)1. Ma, in entrambi i casi, il sistema era gi in una fase
di disintegrazione, una condizione che certamente non si d nell'attuale Germania Ovest.
Il socialismo marxista, tuttavia, non  guidato solo dalle leggi del pragmatismo rivoluzionario.
Aderisce anche alle leggi dell'etica rivoluzionaria. Il suo obiettivo, l'individuo liberato, deve apparire
gi nei mezzi usati per raggiungerlo. L'etica rivoluzionaria richiede - finch rimane una possibilit - la
lotta a viso aperto, non cospirazione e attivit di spionaggio. La lotta di classe  una lotta a viso aperto.
Nella Germania Ovest - e non solo l - l'opposizione radicale al capitalismo  oggi per lo pi isolata
dalla classe lavoratrice. Il movimento studentesco, i radicali declassati provenienti dalla borghesia e
le donne stanno tutti cercando la loro propria forma di lotta. La frustrazione che nasce dal loro
isolamento politico  difficilmente sopportabile. Essa sfocia in azioni terroristiche contro singole
persone, azioni che nascono da individui o da piccoli gruppi isolati.
Personalizzando la lotta, i terroristi devono essere ritenuti responsabili e giudicati per le loro
azioni. Quei rappresentanti del capitale che i terroristi hanno scelto come loro vittime sono sicuramente
responsabili del capitalismo - proprio come Hitler e Himmler erano responsabili dei campi di
concentramento. Questo significa che le vittime del terrore non sono innocenti - ma la loro colpa pu
essere espiata solo con l'abolizione del capitalismo.
Pu l'attuale attivit terroristica nella Germania Ovest essere considerata un prolungamento
legittimo del movimento studentesco, costretto adesso a utilizzare tattiche politiche differenti di fronte
a una repressione intensificata? La mia risposta  negativa. Il terrore  soprattutto una rottura con il
movimento degli anni Sessanta. L'opposizione extraparlamentare (ApO) era, pur con tutte le riserve
dovute alla sua base di classe, un movimento di massa con dimensioni e con una strategia
internazionali. Esso ha segnato un punto di svolta nello sviluppo della lotta di classe nel tardo
capitalismo, in quanto ha proclamato il bisogno di lottare per un'utopia concreta. Il movimento ha
ridefinito il socialismo come qualitativamente differente da ogni concezione tradizionale, e ad essa
superiore - come un'utopia concreta che ora si  trasformata in una possibilit reale. Il movimento non
sfuggiva al confronto aperto, e la maggior parte dei suoi membri rifiutavano il terrorismo cospirativo. Il
terrorismo di oggi non  un'eredit della nuova sinistra tedesca. Al contrario, rimane legato alla vecchia
societ che desidera rovesciare. Opera utilizzando armi che renderanno impossibile il raggiungimento
dei suoi fini. Al tempo stesso, divide la sinistra proprio nel momento in cui  necessario unificare tutte
le forze di opposizione.
Proprio perch la sinistra rifiuta questo terrore, non deve unirsi alla campagna di denuncia
borghese dell'opposizione radicale. La sinistra esprime il suo giudizio autonomo nel nome della lotta
per il socialismo. In questo spirito grida No, noi non vogliamo questo terrorismo. I terroristi
compromettono questa lotta, una lotta che nondimeno  la loro. I loro metodi non sono quelli della
liberazione - e neppure quelli della sopravvivenza in una societ che  mobilitata per reprimere la
sinistra.
NOTA
* Articolo pubblicato su Die Zeit il 23 settembre 1977.
1 Luis Carrero Bianco (1903-1973), militare e politico spagnolo, presidente del governo, fu il
principale collaboratore di Francisco Franco. Mor il 20 dicembre del 1973 in un attentato dell'ETA
(N.d.C.)
IL SIGNIFICATO GLOBALE DELLA PROTESTA E LE POSSIBILIT ATTUALI DEL
MOVIMENTO*
Nessun discorso davanti a un pubblico di studenti in questo anno accademico pu fare a meno
di rievocare gli eventi degli anni Sessanta di cui ora cade il decimo anniversario.
Non bastano le facili domande come:
Che cosa  accaduto al movimento?
E' stato un fallimento?
Era un movimento marxista?
Aveva una base popolare (di massa)?
La domanda principale : qual  il significato del movimento nel contesto globale del
capitalismo e del socialismo? (mettendo tra parentesi la questione del fallimento, o successo o
trasformazione).
Il tentativo di risposta deve focalizzarsi sulle manifestazioni pi estreme, spettacolari ed
effimere, perch  in esse, nelle loro realizzazioni di pensiero e di azione pi oltraggiose, che si rivela
l'impatto politico, sociale, esistenziale e storico-mondiale del movimento.
GRAFFITI SUI MURI DI PARIGI
Vietato vietare. La libert comincia con un divieto: l'interferenza nella libert degli altri.
Corri compagno, il vecchio mondo  dietro di te.
La Rivoluzione deve realizzarsi prima negli esseri umani poi nelle cose.
I muri hanno orecchie. Le tue orecchie hanno muri.
L'atto istituisce la coscienza.
E' bello desiderare la realt! Realizzare i propri desideri  meglio.
II pensiero del godimento di domani non mi conforter mai dalla noia dell'oggi.
Un solo weekend non rivoluzionario  infinitamente pi sanguinoso di un mese di rivoluzione
permanente.
Sotto il selciato c' la spiaggia.
Siamo tutti ebrei tedeschi.
Siate salati, non zuccherati.
Non sono al servizio di nessuno, il popolo si servir da solo.
La barricata blocca la strada ma apre la via.
Chi parla della rivoluzione e della lotta di classe senza far riferimento alla vita quotidiana parla
con un cadavere in bocca.
L'arte  morta, liberiamo la nostra vita quotidiana.
La vita  altrove.
La poesia  nelle strade.
I limiti posti al piacere suscitano il piacere di vivere senza limiti.
Pi faccio l'amore, pi ho voglia di fare la Rivoluzione,
Pi faccio la Rivoluzione, pi ho voglia di fare l'amore.
L'immaginazione al potere!
Questi slogan, facilmente liquidati come espressione di infantilismo romantico o peggio,
costituiscono, dal mio punto di vista, la risposta al fatto che, oggi, le tradizionali politiche e le
rivendicazioni della sinistra (economiche, politiche, organizzative) non esprimono pi in modo
adeguato le reali possibilit di mutamento sociale, e si lasciano sfuggire un'intera nuova dimensione
della liberazione, cio l'emancipazione dell' essere umano nella sua esistenza pratico-sensibile.
Questa radicalizzazione del mutamento sociale  stata determinata e suggerita dallo sviluppo del
capitalismo: esso ha raggiunto lo stadio in cui il contrasto tra l'enorme ricchezza sociale e il suo uso
repressivo e distruttivo  sfociato nella visione della fine di una vita vissuta per il lavoro e il
divertimento alienati, di una trasformazione radicale dei bisogni e dei valori, di progresso qualitativo e
non quantitativo, di rottura con il continuum del dominio.
Questo  lo spettro che si aggira per il mondo capitalista, anche oggi! E' nella politica e nelle
teorie degli anni Sessanta che  apparso questo spettro: nell'azione militante degli studenti qui e in
Europa; nel movimento per i diritti civili e nel free speech movement; nella lotta contro il sessismo e il
razzismo, contro la guerra del Vietnam e successivamente nel Movimento di Liberazione delle Donne;
nella lotta contro l'avvelenamento dell'ambiente in cui viviamo...
Questi movimenti andavano oltre la lunga lotta per la realizzazione delle libert civili e
politiche. In questa lotta, l'immagine di una societ governata da un nuovo Principio della Realt 
apparsa come una riconciliazione tra la libert e la felicit, tra il lavoro come mezzo per vivere e il
lavoro come appagamento e miglioramento della vita.
Questi obiettivi utopici sono rapidamente divenuti definibili come imperativi razionali ed
emozionali, biologici ed ecologici, generati e resi possibili dal livello raggiunto dalle forze produttive,
dalla ricchezza sociale disponibile.
Nelle parole di uno dei principali protagonisti del movimento, eliminare la fame, la guerra e il
dominio era diventato materialmente possibile (Rudi Dutschke, 1967).
Non era pi un obiettivo da tenere in serbo per una seconda fase del socialismo e, nel frattempo,
da affidare alla politica e alla strategia dei vecchi partiti burocratizzati della sinistra. Si trattava invece
di un obiettivo per cui combattere qui ed ora, con nuove forme organizzative e con un nuovo tipo di
essere umano.
Questo ha significato la comparsa di una nuova soggettivit: gli obiettivi radicali, i nuovi valori,
dovevano concretizzarsi nella vita quotidiana degli individui, nella trasformazione della loro esistenza
come esseri umani, la cui sensibilit e intelligenza, le cui necessit vitali si ribellavano non solo contro
la repressivit e la distruttivit, ma anche contro le soddisfazioni e le scelte offerte dalla societ
costituita.
La nuova soggettivit ha trovato espressione nella protesta contro l'etica puritana del lavoro
(non pi giustificata dalla penuria!), che si  diffusa tra la popolazione dipendente; nella ribellione
contro l'ipocrita moralit borghese, che sfociava nella ricerca dell'autonomia morale nelle relazioni
personali e portava a molti esperimenti di modi di vita non alienati (comuni, collettivi, ecc.); nel
Movimento di Liberazione delle Donne, che ha inserito nella lotta per l'uguaglianza la sfida contro
l'intero sistema del dominio patriarcale, la sua violenza e aggressivit; nella spinta per la restaurazione
e la protezione della natura, che testimoniava l'emergere di una sensibilit emancipata.
Ho parlato dell'emancipazione degli esseri umani nella loro esistenza pratico-sensibile.
L'espressione marxiana sembra applicabile ai movimenti degli anni Sessanta: essa punta
all'emancipazione della sensibilit come fattore essenziale di mutamento sociale. Quella espressione
anticipa l'interpretazione di Freud degli sviluppi sociali in termini di equilibrio tra l'energia
progressiva erotica e quella regressivo-distruttiva.
In questi termini, dietro l'impulso della nuova sinistra si nascondeva la rivolta dell'Eros,
dell'istinto di vita, contro la sfrenata distruttivit del tardocapitalismo.
Le rivendicazioni del movimento colpivano le necessit fondamentali del sistema: i suoi valori
operativi, la subordinazione della produttivit al profitto. Contemporaneamente, le condizioni che
davano origine alla nuova sinistra e alla sua forza radicale erano una manifestazione della dinamica
interna del capitalismo: con la creazione autoriproduttiva di necessit e soddisfazioni sul mercato dei
beni, indispensabile per combattere la saturazione del mercato e per sostenere la produttivit, cresce il
malcontento per l'autori-produzione dell'alienazione del lavoro indispensabile per acquistare quelle
soddisfazioni, e aumenta la consapevolezza di una reale alternativa.
Questa consapevolezza  apparsa come risposta psicologica e individuale alle contraddizioni
oggettive del capitalismo allo stadio pi elevato del suo sviluppo.
La fase spettacolare del movimento si  conclusa all'inizio degli anni Settanta. Motivi:
l'apparente mancanza di obiettivi (coscrizione, Vietnam), la repressione economica e politica,
l'incapacit di unire e di trovare nuove forme di organizzazione per gruppi settari e senza potere (vedi
oltre).
Ma la fine della fase spettacolare non  coincisa con la fine del movimento: la nuova
consapevolezza e i nuovi valori si sono diffusi in ampi settori della popolazione e hanno spinto
all'opposizione diversi strati borghesi, nella lotta contro la proliferazione degli impianti nucleari, la
psichiatria disumana, il perpetrarsi del dominio maschile, la degradazione dell'istruzione.
Questa opposizione contro il sistema non  stata portata avanti dalla classe operaia industriale e
si  differenziata dalle forme tradizionali della lotta di classe. Essa attacca il sistema in dimensioni
finora minimizzate o trascurate dalla lotta politica e conferisce alla protesta una dimensione profonda
nella coscienza e negli istinti degli individui.
La radicalizzazione della soggettivit  stata anche una forma di ribellione contro la gerarchia di
potere presente in noi stessi, contro il bisogno e il piacere del potere che sta dentro di noi.
Poich  essenzialmente l'opprimente razionalit produttiva e distruttiva del sistema a
sottomettere l'individuo, la protesta mobilita contro il sistema le forze mentali ancora meno plasmabili:
l'immaginazione, la sensibilit, gli impulsi e gli istinti primari.
Tuttavia, l'importanza conferita al soggetto ha rappresentato anche un desideratum teoretico;
una lacuna nella teoria marxiana: il socialismo non pu essere ottenuto dagli individui ancora pervasi
dai bisogni aggressivi e sfruttatori del capitalismo; gli agenti individuali del mutamento devono aver
realizzato la rottura con il sistema prima della rivoluzione, e all'interno del sistema; la loro liberazione
non pu essere immaginata come il prodotto o la risultante delle nuove istituzioni sociali (per Marx non
costituiva un problema, ma oggi il problema esiste a causa della integrazione della classe operaia...).
L'importanza conferita ai fattori soggettivi - l'essere umano come agente del mutamento -
segna la differenza tra la vecchia e la nuova sinistra: la vecchia sinistra  stata dominata dai partiti di
massa altamente burocratizzati e gerarchizzati, strategicamente orientati a una trasformazione
istituzionale (riformista o rivoluzionaria), o quantomeno nella loro ideologia basata sulla classe. La loro
idea di socialismo ha offuscato la differenza qualitativa minimizzando i tratti umanistici e presunti
utopistici del socialismo.
La nuova sinistra, al contrario, riafferra queste qualit umanistiche e utopiche, e le concretizza
in termini di lotta reale (liberazione delle donne, terapia radicale, comuni, ecologia...).
La nuova sinistra contiene una forte componente antiautoritaria, persino anarchica, che insiste
sulla spontaneit, che riconosce sempre pi la necessit di un 'organizzazione non autoritaria,
possibilmente trasversale alle divisioni di classe, concentrata sulle questioni locali e regionali.
Ora, quando la Soggettivit si pone (sebbene in modo largamente inconsapevole) al centro della
strategia della nuova sinistra, essa mostra la sua ambivalenza politica. Da una parte, essa ancora le
possibilit radicalmente trascendenti e utopiche della libert nella vita reale, nella mente e nel corpo
degli individui. Dall'altra, tende a confondere i problemi politici con quelli personali e psicologici:
l'Ego incontra l'altro essenzialmente nella forma di un altro Ego con simili difficolt personali; la
liberazione sociale e la sua strategia recedono di fronte all'emancipazione personale; privatizzazione
della politica. L'infelicit universale viene ridotta alle difficolt individuali, e curata con le
gratificazioni personali.
Ma la realizzazione narcisistica della soggettivit  soltanto una delle sue manifestazioni. Oggi,
coesiste con il suo esatto contrario: le realizzazioni organizzate, con una forte componente autoritaria,
ovvero la tirannia del gruppo o del leader.
La sua forma sadomasochistica pi evidente si ritrova in EST e nella comune AA1: nel mezzo,
innumerevoli gruppi di incontro, formatori, istituti per lo sviluppo, corsi per migliorare le pratiche
sessuali e la sensibilit! Weekend di cura (pagati) che allontanano i vostri problemi dalle loro cause
(sociali), in un'atmosfera di intimit organizzata e ben pagata: l' antipolitica per eccellenza.
L'amministrazione del sesso e/o dello sviluppo produce due effetti: trasforma la sfera privata in
cui la sessualit, in quanto impulso parziale, cerca e trova il suo appagamento, in una sfera aperta al
management, e quindi repressiva, sebbene riguardi la gestione dell'amore.
La tensione tra queste due tendenze, quella narcisistico-regressiva e quella politico-progressiva,
trova la sua espressione nella Politica in Prima Persona, portata avanti da piccoli gruppi settari, i cui
membri (fluttuanti) traducono con facilit i propri problemi privati e personali in necessit politiche.
Non possono o non vogliono armonizzare l'impulso antiautoritario (spontaneit) con la disciplina
necessaria all'attivit politica. Il loro antiautoritarismo settario ha il suo rovescio nell'obbedienza
servile all'autorit del proprio gruppo ristretto e nella sottomissione dogmatica all'autorit di concetti
marxiani feticizzati.
Questa tensione rispecchia una situazione in cui le possibilit realistiche di liberazione vengono
frustrate dal potere d'integrazione della societ; la lotta viene perci interiorizzata, personalizzata e,
dunque, deformata. Tuttavia, in questa personalizzazione, vengono risvegliate forze istintuali ed
emozionali che possono diventare gli elementi fondamentali nella costruzione di una societ libera.
Possono attivare un potenziale antirepressivo, quanto mai soggettivo, ribelle, della mente (e del
corpo!): l'energia degli istinti di vita.
Guidati dalla consapevolezza delle cause che hanno generato la distruzione e l'asservimento
prevalenti (e solo con questa guida), essi possono ancora condurre gli esseri umani al pensiero e
all'azione, affinch diventino i veri soggetti della loro vita.
Ora, per valutare le possibilit storiche del mutamento radicale in questa fase,  necessario
analizzare le condizioni oggettive, sociali ed economiche in cui la nuova sinistra opera in questo paese.
Innanzitutto, il presunto isolamento della nuova sinistra dalla popolazione come causa della sua
debolezza e frammentazione. La nuova sinistra  davvero cos isolata? La risposta  affermativa solo
nel caso in cui si intenda per isolamento il distacco dalla classe operaia industriale, dal proletariato
marxiano. Ma oggi la classe operaia include tutti i lavoratori dipendenti, compresa l'intellighenzia che
ne  una parte importante!
Ma la soggettivit radicale pu trovare le condizioni oggettive che rendano realistici i suoi fini?
Ho gi fatto notare che, a questo stadio, il modo di produzione determina una riduzione costante
del lavoro a tempo pieno nella riproduzione materiale - una tendenza che, se spinta al massimo,
porterebbe all'autodistruzione del sistema. Ma ci sono altre tendenze, in questa societ, che
testimoniano il suo indebolimento (in parte ambivalente!): la disoccupazione strutturale e l'inflazione,
l'impoverimento crescente (riporto le cifre)2, la diminuzione delle opportunit di investimento
redditizio, i movimenti indipendentisti nel Terzo Mondo, l'emergere di conflitti intercapitalistici (il
capitale tedesco-giapponese contro quello statunitense).
Queste condizioni potrebbero rendere possibile un mutamento sociale radicale.
Ma esse si scontrano con il potere quasi totale del tardocapitalismo, con la sua produttivit, di
fronte al quale la sinistra, divisa e disorientata, sembra non possa, o non voglia, portare avanti
un'azione organizzata.
E' vero, la nuova sinistra opera sotto un regime di repressione intensificata, ma la
consapevolezza che tutto viene facilmente cooptato e integrato dal sistema serve troppo spesso a
giustificare l'inazione.
Il problema dell'organizzazione: in questo paese, non  all'ordine del giorno la transizione al
socialismo (non c' una maggioranza popolare per questo obiettivo!), ma l'organizzazione del
malcontento popolare gi molto diffuso e della protesta contro il costante peggioramento dell'esistenza
sociale e personale degli individui.
In mancanza di masse radicali, questa organizzazione dovrebbe partire da un livello locale e
regionale e concentrarsi su questioni specifiche e concrete: questioni e obiettivi su cui possiamo
realmente fare qualcosa se ci riuniamo e ci organizziamo; nei campus, nei luoghi di lavoro, nei
quartieri.
Esempi:
-  contro l'inflazione: picchetti e boicottaggi dei centri commerciali;
- contro la proliferazione nucleare: sit-in e manifestazioni; contro la legislazione repressiva
(come l'abolizione dei controlli sui prezzi; la negazione del diritto sul proprio corpo; l'abrogazione
delle misure contro l'inquinamento); organizzare campagne per i candidati progressisti, scrivendo
lettere eccetera...
E accompagnare queste attivit con teach-in regolari che chiariscano le questioni, illustrino le
alternative, e favoriscano una crescente presa di coscienza!
All'interno dell'organizzazione: mediazione tra spontaneit e autorit, tra individualismo e
solidariet, tra utopia concreta e realismo politico. Questa mediazione , in larga misura, un problema
di comportamento individuale: il fine (una societ in cui gli esseri umani possano essere umani) deve
manifestarsi gi nei mezzi impiegati nella lotta; nei rapporti tra i membri dell'organizzazione.
Ci significa: negativamente, non riprodurre, nei gruppi politici ed educativi, i rapporti
autoritari e sessisti che prevalgono nella societ in generale; ma anche reprimere la spontaneit
anarchica che troppo spesso nasconde l'ambizione personale e il risentimento; positivamente, invece di
cercare di insegnare alla classe operaia come fare la rivoluzione, invece di cercare il soggetto
rivoluzionario assente, istruire se stessi e lavorare, teoricamente e praticamente, nei luoghi della vita
quotidiana, cercando di ristabilire quel legame tra marxismo e realt, un legame che  stato incrinato
dalle fantasie estreme dei gruppi settari che dividono la sinistra.
Inoltre, in vista della nuova consapevolezza e del malcontento tra gli strati borghesi,  utile
favorire la cooperazione con i liberali dovunque si riesca ancora a trovarli!
In Europa, essi hanno mostrato un attivismo inaspettato (le iniziative di cittadinanza).
Certo, le possibilit appena delineate sono vergognosamente modeste, e non si addicono a un
vero radicale... Individuano una strategia riformista piuttosto che rivoluzionaria.
Ma oggi le riforme hanno un potenziale radicale rispetto allo spazio sempre pi esiguo per fare
concessioni di cui il sistema dispone.
L'interrelazione tra riformismo e radicalismo  evidente in alcune strategie di protesta che
riflettono la nuova consapevolezza degli anni Sessanta: strategie che siano realistiche, operative
nell'ambito della societ costituita e, al tempo stesso, siano in grado di andare oltre la capacit del
capitalismo di mantenere la protesta entro i confini del sistema sociale esistente.
Ecco alcuni esempi. Ho gi parlato della lotta contro la proliferazione delle istallazioni nucleari.
Essa  sia una lotta per la sopravvivenza contro la distruzione dell'ambiente vitale e le minacce alla vita
stessa, sia un attacco al potere delle principali industrie del capitalismo; in una dimensione tale che, se
questa protesta fosse sostenuta, organizzata ed estesa, l'ecologia potrebbe diventare il becchino del
capitalismo. La protesta implica infatti, come fini ultimi, la completa ricostruzione urbana, il
risanamento della natura, la creazione dei lavori non-distruttivi che sostituiscono quelli distruttivi. In
breve, un completo riorientamento della produzione e del consumo totalmente incompatibile con il
modo di produzione capitalista!
Analogamente, la lotta contro la degradazione delle scuole e dell'universit a istituti di mera
formazione professionale per il sistema non rappresenta solo una lotta per la riforma dell'istruzione
ma anche una lotta contro l'ideologia operazionista del tardocapitalismo. Lo sforzo concentrato, da
parte della struttura del potere, per ridurre gli studi umanistici serve a proteggere lo studente da
pensieri che non dovrebbero essere n insegnati, n concepiti: pensieri che possono portare al di l
della realt data, che potrebbero essere troppo critici, troppo inutili, un lusso.
La lotta contro la degradazione dell'apprendimento coincide, quindi, con la lotta contro i
tentativi di soffocare l'immaginazione in quanto rifugio dell'utopia concreta, che non  pi
un'utopia!
In realt, questo rafforzamento del conformismo non  il frutto di una politica cosciente dei
poteri esistenti:  piuttosto il prodotto necessario e oggettivo del capitalismo in questa fase, parte del
coordinamento e della gestione totali.
Terzo esempio: il movimento di liberazione delle donne perch ha in s il potenziale di quella
trasformazione dei valori necessaria per la costruzione di una societ qualitativamente differente. In
che modo? Il processo di civilizzazione  stato dominato dal maschio, patriarcale, il che ha determinato
lo sviluppo delle donne non soltanto (come nel caso degli uomini!) in base alle esigenze della societ
schiavistica, feudale e capitalistica, ma anche in base ai bisogni degli uomini in quanto maschi-,
maschio-femmina  diventato maschile-femminile. Mentre, come oggetti di sfruttamento, come
personificazione di una astratta forza-lavoro, le donne venivano sempre pi impiegate nel processo
della produzione materiale (eguaglianza diseguale dello sfruttamento!), esse hanno finito anche per
impersonare le qualit di sensualit, tenerezza, cura che non possono essere dispiegate nel mondo
capitalistico senza minare i suoi fondamenti repressivi. Il regno e l'aura della femminilit sono stati
separati dal processo di produzione e relegati alla famiglia - rifugio della cura domestica, della
gratificazione domestica. Ma anche questo settore privato  rimasto parte della gerarchia patriarcale,
nel lavoro e nel tempo libero: sfruttamento. Questa divisione e distribuzione delle qualit umane 
diventata rigidamente istituzionalizzata e si  riprodotta di generazione in generazione. Il risultato 
stato che condizioni sociali antagonistiche hanno assunto la forma di relazioni di opposti naturali,
intrinseche qualit antitetiche; e anche la forma di una gerarchia naturale:
Maschio      Femmina
Produttivit versus ricettivit
Aggressivit versus nonviolenza
Spirito competitivo versus gratificazione
Razionalit versus sensibilit
Nel contesto della societ dominante, la lotta contro l'imposizione del ruolo sociale della donna
assume necessariamente la forma dell'antitesi del dominio maschile. La lotta per la liberazione delle
donne qui e ora assume in primo luogo le caratteristiche della lotta per l'uguaglianza a tutti i livelli
della cultura materiale e intellettuale. Questa lotta mantiene ancora le qualit della competizione,
dell'efficienza e del comando; in altre parole, ha luogo sotto il principio di prestazione. Il sistema
dominante muter solo se l'antitesi femminile all'aggressivit del dominio maschile diventer effettiva,
e generalizzata nella base della societ: nella riorganizzazione e nel riorientamento del processo di
produzione; nell'eliminazione delle qualit distruttive della produttivit capitalistica nel lavoro e nel
tempo libero degli uomini e delle donne. Allora la liberazione delle donne sarebbe anche la liberazione
degli uomini, di cui sono anch'essi bisognosi!
Questo progetto estremo pu servire come esempio di cosa potrebbe determinare un mutamento
sociale in questo periodo storico! L'ho detto e lo ripeto: in questo paese il socialismo non  oggi in
agenda. Ma ci che  veramente in agenda  la creazione delle precondizioni materiali e intellettuali per
il mutamento sociale. E questo significa: la protesta organizzata contro le forze sempre pi distruttive e
disumane della societ. Contro il facile disfattismo: certo, oggi la lotta non  quella delle masse che
devono vivere con questa distruttivit, ma le masse sono fatte di individui, uomini e donne attorno a noi
e in noi, ognuno dei quali, se lo vogliamo, pu diventare soggetto del mutamento, continuando a fare il
proprio lavoro: rendendoci consapevoli di ci che sta accadendo e aiutando gli altri a raggiungere
questa consapevolezza e coscienza, a vedere che esiste un'alternativa (che non  quella dell'URSS) e
mostrando loro quale azione  ancora possibile.
NOTE
* Dattiloscritto in lingua inglese, senza titolo, del discorso tenuto il 27 ottobre 1977 per
l'inaugurazione dell'anno accademico alla Wesleyan University. Conservato nel Marcuse Archiv
(HMA 539.00), il testo  pubblicato qui per la prima volta.
1 Sette comunitarie. Particolarmente famosa la AA (Action-Analytical) Kommune, comunit
fondata nel 1976 in Austria e presto diffusasi in tutta Europa e negli Stati Uniti. Ispirata alla dottrina
psicanalitica di Wilheim Reich, mirava all'affrancamento integrale dell'individuo attraverso la
trasgressione dei tab - matrimonio, famiglia stabile, propriet privata - e della moralit borghese con
l'obiettivo di creare gli individui sani e liberi di un futuro governo mondiale. Tra le loro pratiche:
vita comunitaria, rotazione dei partner sessuali, collettivismo economico e sedute quotidiane di
autorappresentazione di se davanti al pubblico per tirare fuori l'odio infantile attraverso urla, vomito
e violenza. Il suo fondatore e leader carismatico, Otto Muel, pittore azionista austriaco dal passato
nazista, fu accusato e condannato nel 1992 di avere abusato fisicamente e psicologicamente dei suoi
membri (N.d.C.).
2 25,9 milioni sotto il livello di povert, fissato a 5.500 $ annui per una famiglia non
contadina di 4 persone.
PENSARE L'EMANCIPAZIONE. CONVERSAZIONE CON GLI STUDENTI DELLA
SOZIALISTISCHE HOCHSCHULINITIATIVE*
SHI: Nella Germania federale noi rappresentiamo una novit, perch incarniamo una
tradizione del Sessantotto: una storia di politica universitaria non legata ai partiti, nata dalle lotte per
la casa a Francoforte, un movimento che si oppone alla politica universitaria tradizionale. Negli ultimi
tre o quattro anni qualcosa  cambiato. Da una parte l'attenzione nei confronti della teoria, del lavoro
intellettuale e universitario  andata decisamente in fumo, dall'altra il confronto con il movimento
delle donne ha reso necessaria una nuova visione della politica. Per anni ci siamo scontrati con
l'AStA, che rappresenta comunque una parte della politica ufficiale1.Al momento abbiamo a che fare
con questa contraddizione: da una parte, gli intellettuali marxisti ci rimproverano di non essere teoria,
intellettuali, organizzati; dall'altra, invece, il movimento alterna-tivo-spontaneista ci rimprovera di
essere dei politicanti, dei tradizionalisti, che continuano a limitarsi alla ricerca scientifica e che non
hanno alcun rapporto con la felicit sensibile.
Marcuse: Naturalmente questa  una sciocchezza totale.
SHI: Esistono quindi questi due punti e per il momento non riusciamo a risolverli.
Marcuse: Vorrei che la contraddizione mi venisse formulata il pi chiaramente possibile. La
contraddizione  tra il rifiuto delle organizzazioni tradizionali e... qual  l'altro lato della
contraddizione?
SHI: Noi. crediamo che esista oggi una crisi d'identit. Per esempio, che cosa significa
emancipazione, quali contenuti sociali hanno ancora un futuro?
Marcuse: La domanda se esiste ancora un futuro, non la porrei. Perch se non si ha un futuro,
naturalmente, tutto  una perdita di tempo e di energia. Naturalmente tutti abbiamo ancora un futuro,
persino alla mia giovane et, un grande futuro. Credo che il problema sia teorico e risieda
nell'invecchiamento del modello tradizionale di rivoluzione di Marx e Lenin. Questo  un punto sul
quale bisogna essere molto chiari. Il vecchio Marx sarebbe stato il primo a vederlo, e ne avrebbe tratto
le dovute conseguenze. Un modello di rivoluzione per cui un giorno le masse rivoluzionarie
conquistano con la lotta armata i punti nevralgici del sistema esistente e resistono ad ogni potere
antagonistico non  pi possibile nei paesi industriali avanzati. Soprattutto per due ragioni: la
concentrazione di tutto il potere nelle mani della classe dominante  cos mostruosa che non si pu pi
immaginare un contropotere dal basso. In secondo luogo, nei paesi industrializzati difficilmente esiste
ci che Marx e Lenin descrivevano come una massa rivoluzionaria.
SHI: Quale sarebbe la conseguenza?
Marcuse: La conseguenza in un certo senso l'avete gi tratta, e cio che anche i modelli
organizzativi tramandati sono invecchiati.
SHI: Ci troviamo in questo pasticcio per cui, da una parte, si  reso necessario il rifiuto delle
forme organizzative, del concetto di politica fondata sull'idea di un proletariato rivoluzionario e,
dall'altra, si insiste su una sensibilit immediata, su ci che venerd hai chiamato la politica in prima
persona.
Marcuse: Penso che questo sa vero, ma se si resta su questo piano non si va da nessuna parte.
SHI: La difficolt  superare questi due poli.
Marcuse: In questo vedo la reale possibilit di una mediazione. Perch il rifiuto di forme
organizzative tradizionali non significa il rifiuto di tutte le forme organizzative. Anche qui vale il
discorso fatto in generale a proposito del modello di rivoluzione: le forme organizzative tradizionali
sono invecchiate, ma nuove ne appaiono all'orizzonte. Se  possibile immaginare un crollo del
capitalismo, esso pu verificarsi solo a pezzi, a poco a poco, prima con il non funzionamento di singole
aree del sistema e poi esteso al suo insieme. Si separano dal sistema singoli settori industriali, quartieri
residenziali, qualsiasi cosa, e si organizzano in modo diverso sulla base dell'autogestione. Questa 
oggi la cosa decisiva, l'esigenza di autogestione, non subito su base nazionale, ma a cominciare da
ambiti locali. Questo significa: organizzazione attorno a problemi, proteste, malumori molto concreti e
generalmente condivisi. Le iniziative di cittadinanza sono un inizio, un'organizzazione che non ha
nulla a che fare col modello tradizionale, sicuramente non un'organizzazione di classe, certo non un
movimento di classe, ma un'organizzazione in vista di problemi concreti molto determinati. Qui
naturalmente ci sarebbe qualcosa da organizzare.
SHI: Se da un lato non riusciamo ad uscire dal ghetto della sinistra, dall'altra sono nate forme
di relazioni diverse da quelle che avevamo immaginato, si riproducono cio vecchie forme di rapporti
borghesi, come la concorrenza e l'atteggiamento competitivo, che tre o quattro anni fa ancora non
c'erano. Per certi aspetti,  come se le idee di emancipazione fossero state un mito.
Marcuse: Allora bisogna provare ancora una volta. Non si riesce subito al primo tentativo, non
c' alcun unicum nella storia. Si viene sempre cooptati. Anche questo  di nuovo un aspetto
interessante, perch quanto pi si viene cooptati, tante pi le idee sovversive penetrano nell
'establishment.
SHI: Il punto  se siamo capaci di orientarci, di trasformarci, pi in fretta, ad esempio della
SPD, che impiega i suoi sociologi per integrare questi contenuti sociali. Questo  il problema.
Marcuse: Qual  il problema? Che la SPD si compra dei sociologi, o che cosa?
SHI: No, il nostro problema  quello di reagire al crollo parziale dei contenuti sociali e
favorire un nuovo inizio; intendo dire che siamo implicati in giochi ripetitivi da cui non usciamo fuori.
Molti di noi hanno la sensazione di non avere un futuro e solo difficilmente di poterne immaginare
uno.
Marcuse: S, dipende da cosa si immagina come futuro.
SHI: Comunque non il futuro che ci viene offerto.
Marcuse: Io direi piuttosto: proprio il futuro offertovi  possibile. Perch no?
SHI: Se si hanno continuamente delle delusioni, si debbono riformulare dei contenuti sociali e
si pensa che d sia un contenuto di emancipazione, che cambi qualcosa, ma poi la gente prende le
distanze dal progetto, si  di nuovo soli con se stessi, si ricomincia da capo, ci si domanda da dove in
realt si possa riprendere forza. Come mostra l'esperienza del Sessantotto, la gente che prima era di
sinistra in modo latente, oggi  integrata.
Marcuse: Che cosa intendete per integrazione?
SHI: Il collegamento dei desideri, dei bisogni, delle idee con la realt esistente, con le
possibilit effettive della societ.
Marcuse: Quale integrazione? Non capisco.
SHI: Il fatto che in un certo ambito, nella scuola o nell'universit, alcuni contenuti sociali,
emancipativi, le teorie marxiste, abbiano perso il loro contenuto di emancipazione. I contenuti sono
sostituibili a piacere.
Marcuse: Ebbene, io non penso che perdano il loro carattere. Comunque si insegni Marx, resta
sempre qualcosa che  diretto contro l'establishment.
Adesso vorrei porre la questione che gi da parecchio avevo in mente. Se tutto questo  giusto,
ci che avete appena detto lascia supporre che per voi il sistema esistente sia eterno, che non ci sia
proprio nulla che preannunci un qualche declino.
SHI: Abbiamo l'impressione di essere, come soggetto produttivo, fuori da questo processo.
L'impressione di molti di noi  che la societ stia gi cambiando, ma senza di noi, nel senso che non
siamo presenti neppure come fattore di controllo.
Marcuse: No, io non intendo un cambiamento in senso neutrale, ma un mutamento nella
direzione del disfacimento. Vedete qualcosa che annunci un tale disfacimento?
SHI: Il problema  che ci sono tendenze sociali, punti di crisi o di rottura che lasciano qualche
speranza e in cui continuiamo a vedere la possibilit di una trasformazione sociale. Ma queste
speranze vengono continuamente spente dalla superiorit del sistema. Se uno non vuole crollare come
persona cerca di adeguarsi, oppure si ritira quando arriva a questi punti di rottura, quando il corpo
non d sta pi, quando non si vuole pi imparare.
Marcuse: Ma questo  davvero molto importante.
SHI: S, sicuro che  importante cercare le possibilit, quando il sistema non si  ancora
imposto completamente. Ma con d non  ancora fondata una soggettivit rivoluzionaria.
Marcuse: Io avrei grossi dubbi nell'usare in generale il concetto di soggettivit rivoluzionaria.
Perch esso ha un senso soltanto in una situazione rivoluzionaria, e appunto non esiste oggi una
situazione rivoluzionaria n in Germania Federale n altrove. Ma abbiamo - e questo a mio avviso 
decisivo - delle tendenze anticipatrici. A queste tendenze ho cercato di accennare. Per esempio negli
Stati Uniti  stata fatta un'inchiesta da cui  risultato che meno del 30% degli intervistati credono che il
sistema capitalistico sia il migliore possibile. Per gli Stati Uniti questo  qualcosa di mostruoso, cio
l'intera popolazione comincia a dubitare e ad avere la sensazione che non  necessario che le cose
vadano in questo modo e che da subito potrebbero andare diversamente. Ci si manifesta anche in
fughe locali e regionali dal sistema.
SHI: Credo che al concetto di soggettivit rivoluzionaria per
Marcuse: Come concetto guida...
SHI: ...non si possa rinunciare. Anche per la Germania Federale vale il fatto che, da una parte,
c' una grande insoddisfazione latente nei confronti dell'attuale sistema, ma dall'altra mancano anche
contenuti qualitativamente nuovi alle idee di emancipazione. Questo  il punto pi debole all'interno
della sinistra che, oltre a una disgregazione di contenuti politici emancipativi, provoca anche
depressioni politiche.
Marcuse: Ma qui allora bisogna dire qualcosa di terribile: se quei contenuti politici possono
essere seppelliti cos in fretta, allora c'era qualcosa che non andava fin dall'inizio. Oggi che viviamo in
un periodo controrivoluzionario, quella che chiami soggettivit rivoluzionaria, l'idea di una nuova
qualit della vita, si pu attuare solo su piccola scala, per cos dire, privatamente o semi-privata-mente
e con consapevole limitazione a questa sfera. Quella che all'inizio  stata indicata come contraddizione,
io la chiamerei dialettica. Il dualismo tra attivit politica incondizionata e vita privata, in modo che i
fini ultimi dell'attivit rivoluzionaria si manifestino gi dall'inizio nella sfera individuale e comune.
Quindi i due lati andrebbero visti non come contraddizioni, ma riferiti l'uno all'altro.
SHI: Vorrei ancora una volta ritornare sul modello dei pochi tecnici che dispongono di un
grande potere. La mia obiezione  che il problema non  soltanto la questione del controllo di questo
potere, ma: cosa si produce e da cosa siamo circondati nella nostra vita quotidiana? Questa questione
 stata sollevata nel modo pi netto nel contesto del movimento ambientalista. L si  mostrato come
l'attuale forma di sviluppo delle forze produttive contiene un potenziale distruttivo cos enorme da
impedire ogni intervento in questo processo. Il problema non sta quindi solo nel potere di controllo su
ci che si produce, perch in fondo si produce sempre la stessa porcheria con la stessa qualit
distruttiva. Limitare la discussione solo al livello dell'autogestione, che era centrale nel '68, non  pi
sufficiente. Non credo che il problema sostanziale di una trasformazione rivoluzionaria si possa
risolvere con il potere di controllo e con l'autoproduzione. Dovrebbe essere trasformata la stessa
produzione e ci  enormemente difficile, perch in un certo senso ne dipendiamo noi stessi. Noi siamo
stati educati e socializzati in un sistema in cui tutte queste cose sono presenti. Ci siamo cos abituati e
abbiamo cos interiorizzato tutto questo che in fondo siamo parte di questo ingranaggio.
Marcuse: Perch dunque, anche dove il potere di controllo o l'organizzazione del lavoro sono
affidati agli stessi lavoratori, si produce la stessa porcheria? Perch gli uomini che assumono questa
nuova funzione appartengono di fatto al vecchio sistema o non hanno ancora assimilato
esistenzialmente la novit. E' una questione di educazione politica, che  particolarmente importante
nel periodo controrivoluzionario. I lavoratori debbono essere lavoratori diversi da quello che sono oggi,
possono esserlo le stesse persone, ma devono presentarsi diversamente, nella loro interezza.
SHI: Venerd sera hai parlato del concetto di progresso e come esempio contrario hai ricordato
una citazione di Goethe o di Nietzsche: Fermati attimo, sei cos bello, assolutamente necessaria
quando si verificano incidenti come quello di Harrisburg2; bisognerebbe ricordarsene e dire che
queste centrali nucleari debbono essere fermate e che questo modello produttivo non pu pi
continuare cos. Ma non  facile capire se questa esperienza catastrofica  davvero diventata una
realt politica. Tutto sembra continuare come prima, tanto nella politica parlamentare quanto
all'interno della sinistra. Nessuno sembra avere compreso il significato di questa sciagura, le sue
conseguenze, cercando cos di collegare le nostre idee politiche, le nostre idee di emancipazione, ad
esempio, al concetto di stasi. Non che la produzione dovrebbe cessare completamente, ma dovrebbe
essere ridotta. Ma per il momento tutto questo ha presupposti poco reali.
Marcuse: Presupposti molto poco reali. Perch il progresso senza crescita  una pretesa
abbastanza forte.
SHI: Crescita zero, questo non  possibile nel capitalismo. Il capitalismo deve crescere,  una
sua necessit immanente. Questa formulazione mi sembra quindi ideologica.
Marcuse: Ma intanto esistono anche studi che mostrano qualcos'altro, non conciliabile col
capitalismo. Quando quest'ultimo si trasforma, non solo quantitativamente, ma finanche nel tenore di
vita delle persone, nei loro desideri, nei sogni, in qualsiasi cosa, ci significa anche una lenta e
sotterranea distruzione del sistema, il crollo dell'etica del lavoro. Non c' pi l'idea che qualcuno sia
responsabile di un lavoro. Quest'idea  molto diffusa: fammi finire in fretta, non importa come viene il
lavoro.
SHI: Vorrei citare ancora un altro esempio. Un uomo della tua generazione, se cos posso dire,
Gnther Anders, che vive a Vienna e negli anni '50 ha pubblicato il libro L'uomo  antiquato, descrive
cos la sua esperienza degli anni '40 negli Usa. Un esempio: Anders passeggia per una strada di Los
Angeles e viene fermato da un poliziotto che gli chiede che cosa faccia per strada. Anders risponde:
passeggio. Al che il poliziotto ribatte: S, ma lei deve avere un'auto, perch qui non  permesso
passeggiare. Per Gnther Anders questo era un esempio del fatto che in questo sistema di traffico
l'uomo  diventato superfluo, perch non pu neppure muoversi con i propri strumenti per camminare.
Il presupposto per muoversi nel mondo esterno  un'auto, ed era gi cos nel 1941. Nel frattempo
questa  gi in parte realt nella Germania Federale. Per Gnther Anders il punto teorico centrale era
quello della vergogna prometeica. Questo sistema produce un mondo i cui produttori possono soltanto
vergognarsi. Essi stessi vengono spinti sempre pi ai margini. Questa  la tendenza immanente al
sistema produttivo, il fatto che gli individui, i produttori stessi, con la tecnologizzazione e
l'automatizzazione vengono spinti sempre pi ai margini. I produttori, il proletariato e l'idea
dell'autorganizzazione, su cui Marx poteva ancora riporre le sue speranze, diventano sempre pi un
fenomeno periferico, poich non possono pi realmente intervenire nel processo di trasformazione. La
realt di questo sistema  una realt meccanica e tutti i tentativi di cambiamento politico difficilmente
la spuntano con essa. Nella sua discussione filosofica Gnther Anders, che sicuramente non era
marxista, ha chiaramente colto e messo in evidenza come tendenza il fatto che le vecchie idee di
rivoluzione proprio non fanno pi presa su di essa. Ci che ne risulta  questa immagine negativa per
cui, nel ventesimo secolo, l'uomo  antiquate3.
Marcuse: Anche questo ha un altro lato. Quanto pi l'uomo, come forza-lavoro fisica, viene
estromesso dal processo di produzione, tanto pi esiste la possibilit di un tempo libero non
determinato dalla produzione. Questo significherebbe, come lo stesso Marx aveva previsto, che il
tempo di lavoro sociale si riduce non solo quantitativamente, ma qualitativamente, e per questo
aumenta il tempo libero.
SHI: Ma anche questo tempo  sempre pi assoggettato alle condizioni della riproduzione, 
adeguato ad esse. E' un'illusione credere che in questo tempo libero si creino momenti di eccedenza
anticipatrice.
Marcuse: Non oggi, non sotto il capitalismo.
SHI: Ogni volta fai un salto in avanti. Basta andare a Zeil nel fine settimana per vedere come vi
si fanno gli acquisti1. Se poi si guardano le facce della gente, si vede che queste persone soffrono nel
fare acquisti.
Marcuse: Perch soffrono?
SHI: Soffrono perch si  continuamente ficcato loro in testa che, se vuoi corrispondere al
modello richiesto, devi correre l. Proprio cos si distrugge l'arte, il tempo libero, e ci  stato cos
interiorizzato dalla massa delle persone che viene proprio a mancare il livello dal quale si possono
sviluppare nuove idee. E' un circolo vizioso.
Marcuse: Quindi il problema  che cosa si fa contro l'interiorizzazione?
SHI: S, in ultima analisi s. Ma questo  il punto dove, come diciamo noi, la violenza
strutturale che ci soffoca, che ci distrugge, penetra in noi stessi. E' quindi vero che esiste il sogno di
uno spazio produttivo, di uno sviluppo libero, ma, come del resto dici sempre anche tu, esso dipende
dalla capacit di conseguire un mutamento della struttura istintuale psicosomatica. Quando poi si
pensa ad Auschwitz,  qualcosa che sta ancora dentro la gente, in noi. Allora ci si domanda, ma il
socialismo si pu davvero realizzare?
Marcuse: Non capisco se soffriate di complessi d'inferiorit masochistici. Vi divertite?
Seriamente, non credo che nessuno di voi abbia la possibilit psichica e fisica di mettere in piedi una
nuova Auschwitz. Se ci riflettete un po', e non so proprio se ne valga la pena, chi di voi potrebbe
torturare a morte pezzo per pezzo un altro uomo? Vorrei proprio saperlo.
SHI: Ma il problema  che ce ne sono abbastanza che possono farlo.
Marcuse: Ma allora voi siate diversi!
SHI: Ritengo sbagliato questo modo di porre il problema. Auschwitz era un meccanismo, una
fabbrica in cui sono stati uccisi degli uomini. Adorno ha sempre messo in evidenza che questa era la
cosa spaventosa di Auschwitz. Anche secoli prima gli uomini hanno ucciso e torturato altri uomini, ma
non c' mai stata prima una fabbrica della morte. Che un sistema di produzione si ribalti fino al punto
di distruggere sistematicamente degli uomini, questa  la novit storica di Auschwitz. Tutta la
discussione che tende a trattare la questione dal punto di vista psicologico  troppo riduttiva.
Marcuse: Questo meccanismo di morte in serie non era una macchina di tortura, questa  una
differenza qualitativa. Premere un bottone e mandare nella camera a gas migliaia di uomini, senza che
lo si veda,  molto diverso dalle torture individuali, e anche di queste ce n'erano abbastanza ad
Auschwitz.
SHI: Una possibilit esiste in un certo modo con l'energia nucleare. Con essa c' la possibilit
dell'autodistruzione di massa. Nelle centrali nucleari neppure lo scienziato pu valutare le
conseguenze. Questo  il centro della realt produttiva attuale. Su questo si deve riflettere. Ma se
discutiamo soltanto al livello del potere di controllo e dell'autogestione, questo momento importante
viene facilmente escluso.
Marcuse: Qual  esattamente il terreno?
SHI: Deve venir fuori una diversa possibilit della produzione. Una possibilit per cui nel
processo produttivo si fabbrichino altri prodotti e in cui soprattutto l'esperienza dei produttori sia
un'altra, in modo che dopo non debbano pi correre a Zeil per compensare le fatiche del lavoro,
prolungando per di fatto il sistema del lavoro.
Marcuse: Un momento. Perch questo  molto importante. Cosa intendete per produzione
diversa? Che cosa deve essere diverso? La qualit delle merci o cosa?
SHI: Il processo produttivo deve essere diverso.
Marcuse: Organizzato diversamente?
SHI: In modo che divenga possibile un'esperienza concreta sia della propria soggettivit sia
anche tra l'uomo e la natura. La possibilit di questo diverso processo viene continuamente seppellita,
e si  esteso l'elemento distruttivo e annientante. In questo senso la bomba al neutrone  l'incarnazione
del sistema, perch essa  in grado di uccidere gli uomini e di conservare le cose.
Marcuse: Ma questo si riferisce a un solo settore della produzione. Vorrei sapere come si
applica l'alternativa alla produzione di merci comuni, che siano orologi o qualcos'altro. Che cosa
significa altra produzione?
SHI:  ci che s'intende con l'espressione a misura d'uomo. In Inghilterra  in atto una
discussione che si pu brevemente sintetizzare nella frase small is beautiful. Qui si cerca di produrre
a un altro livello. A un livello in cui la tecnica prodotta la possano maneggiare tutti quelli che ci si
confrontano. Oggi un comune mortale non pu pi riparare un'auto da s. O il televisore, non si deve
piuttosto sbarazzarsene, non  sbagliato proprio il fatto che lo si produca? Se questa  la domanda
centrale, non  pi importante se l'apparecchio sia grande due o cinquanta metri quadri.
Marcuse: Posso immaginarmi che ci sia un problema per quel che riguarda la televisione. Ma
per una fabbrica di scarpe o di orologi?
SHI: Per la fabbrica di orologi sicuramente, perch questo  lo strumento privato di controllo
dell'uomo. Nella rivoluzione francese la gente spar innanzitutto agli orologi della torre. Era gi un
atto simbolico. Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia ha posto l'accento proprio su questo
fatte?. Questo esempio ha un significato particolare proprio per l'idea di rivoluzione di Benjamin. La
divisione in spazi temporali va insieme all'indifferenza per quello che si fa. Ma una rivoluzione
dovrebbe comportare qualcosa come un'esperienza qualitativa del tempo.
Marcuse: D'accordo per quel che riguarda l'orologio della torre. Il passo di Benjamin si
riferisce, a mio avviso, all'arresto del tempo, e questo  un momento conservatore.
SHI: Cos per me adesso diventa troppo astratto. Per  importante che i rapporti sociali si
debbano cambiare in modo che sia di nuovo possibile un'esperienza qualitativa del tempo. Allora si
pu vedere se la televisione favorisce la comunicazione oppure no.
Marcuse: In questo c' qualcosa di molto importante. Voglio dire che noi qui parliamo, e io in
modo particolare, con grande sicurezza di ci che deve accadere. Ma tendiamo a rimuovere il fatto che
oggi quello che si produce, quello che oggi si offre, non importa quanto possa essere orribile, in fin dei
conti viene comprato e consumato dagli uomini. Soddisfa dei bisogni. E chi ha il diritto di dire, questi
sono cattivi bisogni, dovete vivere diversamente? Questa  precisamente la questione che viene sempre
taciuta in tutte le accuse contro la societ dei consumi. Perch questa societ soddisfa i bisogni della
maggioranza della popolazione meglio di quella precedente. Contro questo dobbiamo combattere.
Come lo si fa? L'unica tendenza che vedo e posso immaginarmi  che i consumatori arrivino da soli a
voltare le spalle a questo tipo di consumo. Ci ritorna ancora a quello che abbiamo espresso all'inizio:
all'isolamento e all'internazionalizzazione dell'opposizione in un periodo controrivoluzionaro.
L'opposizione contro la societ dei consumi deve venire dall'interno, dall'esterno non c' nulla da fare.
SHI: Bloch attinge la sua speranza dall'atemporalit. Ma se la struttura tardocapitalistica si 
imposta, se si  giunti all'uomo a una dimensione, dove nasce allora questa non contemporaneit?
Ogni bagliore di speranza che si produce privatamente viene subito soffocato.
Marcuse: Quindi mi sembra che sia sempre la stessa storia. Nel sistema esistente voi non vedete
nulla, assolutamente nulla che gli si opponga.
SHI: Come no, noi abbiamo speranza. Ma non possiamo precisare questa speranza con la
naturalezza con cui Bloch ha potuto scrivere i tre grossi volumi del Principio speranza, ci non tocca
le nostre esperienze reali6. Per non rinunciamo a una certa speranza. Ma allo stesso tempo vediamo
che la maggior parte di quello che  stato formulato, per es., nelle teorie tradizionali,  in sfacelo.
Marcuse: Vi rifiutate di vedere in voi stessi una tale forza antagonistica all'uomo a una
dimensione.
Neue Kritik: Certamente io ho qualche anno pi di voi. Ma ci che noto in voi  un certo
respiro corto. Quando per es. citate Bloch e poi dite che egli aveva ancora speranza, riflettete pure in
quale periodo ha scritto quel libro. Voi avete vissuto il '68,  siete arrivati relativamente giovani, il
mondo era aperto, e poi i successi non sono arrivati e si  persa l'identit. Per noi che eravamo di
sinistra da anni prima della rivolta non era affatto normale che, per es., si studiasse Marx, e quando
poi oggi viene uno e dice: Mi puzza tutto. Butto via tutto, e poi  disoccupato, non ha pi identit,
allora mi domando quanto gli durer il fiato. Per voi forse il problema  che siete stati politicizzati in
un periodo di incredibile euforia.SHI: Voi non ci avete tramandato proprio nulla. L'unica cosa che
avete lasciato in eredit  stato il dibattito sull'organizzazione: come si organizza il proletariato? Sul
soggetto che per noi era in primo piano abbiamo dovuto noi stessi lavorare fino all'esaurimento. Tutta
questa tradizione era sepolta. Questo  stato il vostro fiato corto.Neue Kritik: Ma questo  pur sempre
un processo di logoramento. Vi presentate come vittime. Siete la prima generazione nata senza la
guerra, dal punto di vista economico difficilmente avete avuto grandi difficolt e state tutto il tempo
soltanto a lamentarvi che non trovate la vostra identit.SHI: Bene; in questo c' gi qualcosa di vero.
Ma lo si pu spiegare anche diversamente. Ci sono tanti contenuti di emancipazione come raramente
ce ne furono in altri tempi. Ci che si  manifestato dopo il maggio '68, ma poi  stato di nuovo
seppellito, ha lasciato sotto la superficie alcuni punti di rottura. In essi si possono vedere dei contenuti
di emancipazione: critica alle autorit, sfiducia nel potere, rifiuto del cattivo principio della realt. Se
adesso si dice che l'identit  infranta, questo  l'angolo visuale del movimento, che forse pensava che
la rivoluzione fosse alle porte. Ma nessuno di noi dubita che ci siano dei contenuti di emancipazione, e
lo mettiamo in evidenza anche nelle nostre discussioni quotidiane. D'altra parte, esistono molte
esperienze storiche che contrastano con ci. Ricordo soltanto l'attuale ricezione del fascismo e dello
stalinismo. Essa  presa a prova del fatto che non c' una determinata speranza storica, e se c',
allora solo in un modo totalmente cattivo. Il dibattito di Marx su Hegel fino a Fichte o la discussione
sui lager marxisti, come allora veniva chiamata, sono visti indifferentemente come teorie del
naufragio. Vi  per del vero in questo, come se non lo si sapesse nel '68, e in fondo da allora esse
dovrebbero essere parte costitutiva del processo di esperienza.
Marcuse: Ma questa ricezione  cos forte?
SHI: Certo, come esempio storico negativo. Appena si forma un inizio di organizzazione, si
possono gi analizzare certe tendenze in cui questo finisce, spesso in forme di potere politico, che poi
si possono caratterizzare come dominio. Questo  un limite storico.
Marcuse: Ma esiste adesso questo problema?
SHI: Per me si manifesta il fatto che esiste un'eccedenza di contenuti di emancipazione, che in
parte si capovolge nuovamente in paralisi. Ci che vedo  che la palude degli spontaneisti
francofortesi ha prodotto una qualit di vita talmente alta che non permette pi agli individui di fare
esperienze del limite. Ci vuol dire che essi, per es., potrebbero riacquistare un'identit attraverso
altre forme di lavoro. Qui si  sostenuto che l'identit non si sviluppa pi attraverso il lavoro; mi
sembra tendenzialmente giusto nel contesto della nostra conversazione. Solo che questo processo
lavorativo  esso stesso talmente negativo che non pu essere pi permeato. Ci che mi ha scosso nei
Colloqui del Rmerberg  con quale veemenza, questa controcultura diventi proprio la legittimazione
di processi sovversivi rivoluzionari. Da ci deriva per me il timore che si assimilino gi anzitempo
delle tendenze di un nuovo sviluppo, che potrebbero imporsi. Tutta una serie di teorici ha attirato a s
questo movimento antagonistico, senza discutere sulle difficolt e le contraddizioni presenti in questo
movimento.
Marcuse: Ci che continuo a non comprendere, bench l'abbia sentito gi centinaia di volte: ma
in realt che cosa vuol dire identit? Ricordo che il vecchio Hegel ha detto: un'identit si trova solo sul
letto di morte. L'identit  un processo, e si costituisce in un processo che comprende tutta la vita
adulta. L'identit non  nulla di stabile, non  una cosa, una condizione permanente.
SHI: Ma non  un processo qualsiasi.
Marcuse: Tutti i processi che l'io vive contribuiscono alla sua identificazione, quelli cattivi e
quelli buoni, quelli negativi e quelli positivi. Ho sempre timore che si formi l'idea che l'identit sia una
condizione che si raggiunge o che si manca.
SHI: Quando parliamo di identit intendiamo se sia concepibile che per singoli individui ci
possa essere un processo in cui uno trova se stesso, che permetta come sintesi certi momenti di
concordanza tra testa e pancia, di concordanza del pensiero con la propria azione. Quando parliamo
di identit borghese non pensiamo a Goethe quando legge o scrive un libro, ma al fatto che si sviluppa
una situazione sociale che fornisce al singolo la finzione di poter produrre una tale sintesi nel suo
mondo con altri venti intellettuali.
Marcuse: Oggi l'identit si costituisce in contrasto con la realt data.
SHI: Ma ci deve pur essere un punto di partenza.
Marcuse: Il punto di partenza sei tu.
SHI: Qui c' un malinteso. Naturalmente noi andiamo avanti. Io sono contentissimo che ci
siano determinate esperienze storiche, per es., di movimenti comunisti dai quali possiamo imparare
moltissimo e che possiamo seguire nella nostra prassi. Per es., il problema di come le strutture di
potere si impongono rispetto ai contenuti di emancipazione. Certo noi non ci ritiriamo nella nostra
interiorit. Ci chiediamo come possa per, allo stato delle esperienze storiche, partire un processo in
cui continuino a vivere i contenuti di emancipazione. Hans Jrgen Krahl, nel suo libro da voi
pubblicato nel 19697, dice a ragione: come pu la coscienza, che si  sviluppata come antiautoritaria
in rapporti collettivi, mediarsi con delle necessit di Realpolitik? Questa  una questione in cui noi,
ancora gravati della storia, non abbiamo fatto passi avanti. Anche per questo continuiamo. Non
rinunciamo ai contenuti di emancipazione. Ma se cerchiamo di realizzarli in un processo sociale, ci
scontriamo con la consapevolezza che  enormemente difficile. Questo  un dilemma e non un rifiuto.
Marcuse: Quindi la realizzazione potrebbe manifestarsi nella critica o nella collaborazione con e
nei movimenti esistenti. Ma questo  gi moltissimo.
SHI: Ma non  casuale. La questione non  se andiamo avanti, ma come e in quale direzione.
NOTE
* Nel maggio del 1979 Marcuse fu invitato a Francoforte dalla casa editrice Neue Kritik per una
conferenza su Die Revolte der Lebenstriebe (La rivolta delle pulsioni di vita), nell'ambito dei
Colloqui del Rmerberg. In quella stessa occasione Marcuse si rese disponibile ad una conversazione
sulle prospettive e le possibilit di una politica emancipativa con la Sozialistische Hochschulinitiative,
un'organizzazione studentesca fondata agli inizi degli anni Settanta e scioltasi poi nel corso degli anni
Ottanta. Si tratta dell'ultima conversazione di Marcuse con un gruppo politico prima della sua morte il
19 luglio 1979. La conversazione  apparsa nella sua versione integrale per la prima volta in Befreiung
Denken - ein politischer Imperativ. Materialien zu Herbert Marcuse, a cura di P.E. Jansen, Offenbach,
Verl. 2000,1990.
1 Allgemeine Studierenden Ausschuss, l'organo esecutivo dell'organizzazione di
rappresentanza degli studenti nelle facolt (N.d.C.).
2 Incidente verificatosi il 28 marzo del 1979 alla centrale Three Mile Island-2 di Harrisburg
(Pennsylvania), il pi serio nei primi 25 anni di esercizio di centrali elettronucleari, scatenato dal
blocco delle pompe che forniscono l'acqua di raffreddamento e da un successivo errore di un operatore.
Il risultato fu la creazione di una grossa bolla di idrogeno nella parte superiore del vessel che conteneva
il reattore e si sfior una esplosione. In alcuni giorni la situazione per torn gradualmente sotto
controllo. L'esposizione del pubblico alla radioattivit esterna fu valutata tale da non causare danni
misurabili alla salute, ma l'incidente avrebbe potuto provocare un disastro ben pi grave (N.d.C.).
3 G. Anders, L'uomo  antiquato, Torino, Bollati Borighieri, 2003 (N.d.C.).
4 Localit sul Meno non distante da Francoforte, che in quegli anni ospitava uno dei primi
centri commerciali in Germania (N.d.C.).
5 W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia (1942), in Angelus Novus. Saggi e Frammenti, a
c. di R. Solmi, Torino, Einaudi, 1995, pp. 75-86 (N.d.C.).
6 E. Bloch, Il Principio speranza (1959), 3 voli., Milano, Garzanti, 1994 (N.d.C.)
7 H.-J. Krahl, Costituzione e lotta di classe, Milano, Jaca Book, 1973 (N.d.C.)
APPENDICE
H. MARCUSE - TW. ADORNO CORRISPONDENZA SUL MOVIMENTO STUDENTESCO
TEDESCO*
Prof. Dr. Theodor W. Adorno
6 Frankfurt am Main
Kettenhofweg 123
14 febbraio 1969
Caro Herbert,
ti ho scritto il 24 gennaio e ho allegato un invito ufficiale in inglese da parte dell'istituto per il
preside della tua facolt1. Visto che non ho ancora ricevuto una risposta, temo che, a causa di qualche
sorta di catastrofe di tipo naturale o sociale, la lettera sia andata perduta. Avrei bisogno di una risposta
rapida nel caso debba inviarti una copia.
In ogni caso, ho commesso un errore di forma: un invito dall'istituto pu de jure provenire
soltanto da Friedeburg2, da Gunzert o da me3, ma non da Habermas. Sebbene quest'ultimo sia
condirettore del Seminario di Sociologia, formalmente non fa parte dell'istituto; e le due cose devono
essere mantenute distinte dal punto di vista organizzativo. Non occorre aggiungere che l'invito ha
trovato il pieno consenso di Jrgen.
Qui la situazione  tornata drammatica. Un gruppo della Sds guidato da Krahl ha occupato
un'aula dell'istituto rifiutando di andarsene, nonostante tre richieste. Abbiamo dovuto chiamare la
polizia che ha arrestato tutti quelli che si trovavano nell'aula. La situazione  terribile in s, ma
Friedeburg, Habermas e io eravamo presenti quando  successo e abbiamo potuto controllare che non
venisse usata violenza. Adesso sono aumentate le proteste, sebbene Krahl abbia organizzato tutta
questa impresa per essere arrestato e, in questo modo, per tenere insieme il gruppo della Sds di
Francoforte in fase di disgregazione -obiettivo che nel frattempo ha raggiunto. La propaganda sta
presentando gli eventi in modo del tutto distorto, come se fossimo stati noi a prendere provvedimenti
repressivi, e non gli studenti che ci hanno gridato di stare zitti e di non raccontare nulla di quanto
accaduto. Questo per darti un'idea della situazione, nel caso in cui ti arrivassero voci e resoconti
piuttosto coloriti.
Nonostante tutto, il mio libro procede abbastanza bene; potrei quasi dire sfortunatamente,
poich rimango del tutto indifferente agli eventi, in un modo che difficilmente riesco a spiegarmi4. Non
provo neanche paura come sarebbe giusto. D'altra parte, l'intensit con cui mi sto immergendo nel mio
lavoro forse mi sta indurendo un po'. Spero di andare abbastanza avanti nel periodo che resta delle
cosiddette settimane di vacanza, lasciandomi solo gli aspetti di natura pi o meno tecnica.
Voglio anche dirti che anche Max ha tutte le intenzioni di venire qui negli stessi giorni in cui ci
sarai tu5.
Sto abbastanza bene, a parte una cronica mancanza di riposo. Siamo sopravvissuti all'inverno,
che in questi ultimi giorni ha ripreso ad avere un aspetto spaventoso, senza prenderci l'influenza di
Hong Kong.
Tanti saluti ad entrambi, anche da parte di Gretel6.
Il tuo vecchio amico Theodor.
Herbert Marcuse
Dipartimento di Filosofia
Universit della California a San Diego
5 aprile 1969
Caro Teddy,
mi risulta davvero molto difficile scrivere questa lettera, ma va fatto e, ad ogni modo,  sempre
meglio che nascondere le divergenze di opinione esistenti tra di noi. Dalla mia ultima lettera, per me la
situazione  decisamente cambiata: per la prima volta, ho letto relazioni pi dettagliate su quanto
accaduto a Francoforte ed ho ricevuto anche un resoconto diretto da uno studente di Francoforte che
c'era. Naturalmente, sono consapevole del pregiudizio esistente, tuttavia ci che ne  risultato non
contraddice in alcun modo quello che tu mi hai scritto. Ha soltanto aggiunto qualcosa in pi.
In breve, credo che accettando l'invito dell'istituto senza parlare anche con gli studenti, mi
identificher (o finir per essere identificato) con una posizione che politicamente non condivido. Pi
schiettamente: se devo scegliere tra la polizia e gli studenti di sinistra, allora sto dalla parte degli
studenti, con un'eccezione cruciale, vale a dire, nel caso in cui la mia vita venga minacciata o in quello
in cui la violenza minacci la mia persona e quella dei miei amici, e nel caso in cui questa minaccia sia
seria. L'occupazione delle aule (ad eccezione del mio appartamento) senza un pericolo di violenza di
questa entit, non costituisce per me un valido motivo per chiamare la polizia. Io li avrei lasciati l
seduti e avrei lasciato a qualcun altro il compito di chiamarla. Credo ancora che la nostra causa (che
non  solo nostra) sia custodita meglio dagli studenti ribelli che dalla polizia, e qui in California ne ho
la dimostrazione quasi tutti i giorni (e non solo in California). E potrei persino accettare una disruption
of business as usuai, se il conflitto dovesse dimostrarsi abbastanza serio. Mi conosci abbastanza bene
da sapere che rifiuto quanto te l'applicazione immediata della teoria in prassi. Ma ritengo che vi siano
situazioni, momenti, in cui la teoria viene sospinta avanti dalla prassi - situazioni in cui, se la teoria si
tiene lontana dalla prassi, diventa infedele a s stessa. Non possiamo cancellare dal mondo il fatto che
questi studenti sono influenzati da noi (e certamente non da ultimo da te), sono orgoglioso di questo e
sono disposto a fare i conti con il parricidio, sebbene a volte faccia male. E i mezzi da loro utilizzati per
trasformare la teoria in azione? Sappiamo (e lo sanno anche loro) che la situazione non 
rivoluzionaria, n prerivoluzionaria. Ma la situazione  cos terribile, soffocante e umiliante che la
ribellione contro di essa impone una reazione biologica e fisiologica: c' chi non riesce pi a sopportare
tutto questo, chi si sente soffocato e deve prendere una boccata d'ossigeno. E questa aria fresca non 
quella di un fascismo di sinistra (contradictio in adjecto!)1. E' l'aria che anche noi (almeno io) un
giorno o l'altro vorremmo respirare, e di sicuro non  quella dell 'establishment. Discuto dei vari
problemi con gli studenti e li attacco se, dal mo punto di vista, stanno commettendo idiozie, facendo il
gioco degli altri, ma contro le loro armi cattive non chiamerei in aiuto armi pi cattive e terribili. E mi
dispiacerebbe molto, per me stesso (per noi) se dovesse sembrare che io (noi) siamo dalla parte di un
mondo che sostiene l'assassinio di massa in Vietnam, o che non dice nulla a questo proposito, e che
trasforma in un inferno tutti gli ambiti che sono fuori dalla portata del suo potere repressivo.
Tornando alle questioni personali: non posso venire a Francoforte, a meno che io non discuta
anche con gli studenti, li ascolti e dica loro ci che penso. E se questo non fosse possibile senza un
meeting di massa, senza un circo, per me  un incubo, poich andrebbe contro la mia volont e la mia
costituzione fisica; ma non  un motivo, a mio avviso, per evitare il confronto. I can't help it, ma per
me questa  la testimonianza (forse troppo diretta?) della lealt e della gratitudine che provo per tutti
voi. Ed  nello spirito di questa lealt che vorrei una tua risposta. Per me, l'alternativa : o venire a
Francoforte e avere anche un dibattito con gli studenti, oppure non venire. Se pensi che quest'ultima
possibilit sia la migliore,  perfectly alright with me; possiamo forse incontrarci da qualche parte in
Svizzera quest'estate e risolvere queste problematiche. Sarebbe ancor meglio se potessero raggiungerci
anche Max e Habermas. Ma un chiarimento tra noi  necessario.
Con affetto il tuo
Herbert
Prof. Dr. Theodor W. Adorno
6 Frankfurt am Main
Kettenhofweg 123
5 maggio 1969
Caro Herbert,
la tua lettera del 5 aprile, che ho ricevuto mentre stavo trascorrendo una breve vacanza a
Baden-Baden, ha avuto un forte effetto su di me e - per essere schietto nello stesso modo in cui lo sei
stato tu con me - mi ha anche ferito. Sebbene sia ben consapevole del fatto che il nostro dibattito possa
essere affrontato soltanto con una discussione a quattr'occhi, non voglio esserti debitore di una risposta
fino a quel momento.
Innanzitutto, non capisco perch per te la situazione sia cambiata in modo cos decisivo soltanto
dopo una conversazione che, come tu stesso hai confermato, non ha contraddetto in alcun modo la mia
versione e che difficilmente avrebbe potuto contenere qualcosa di nuovo. Almeno, penso, avresti potuto
collegare alcune delle discrepanze tra i vari resoconti e darmi l'opportunit di rispondere. A mio
avviso,  di fatto impossibile farsi un'opinione sulla questione a una distanza di seimila miglia, ma tu ci
sei riuscito senza neanche ascoltarmi.
All'inizio,  stata tua l'idea di non parlare agli studenti e neppure di fronte a un vasto pubblico.
Naturalmente, questa idea coincideva con i miei progetti. Dopo tutto, devo salvaguardare gli interessi
dell'istituto - il nostro vecchio Istituto, Herbert - e questi, credimi, verrebbero irreparabilmente
danneggiati da questa sorta di circo: la tendenza predominante a bloccare tutte le sovvenzioni a noi
destinate si accrescerebbe notevolmente. Quindi, se realmente devi avere un dibattito con gli studenti a
Francoforte,  meglio che te ne assuma la responsabilit, senza coinvolgere l'istituto o il Seminario.
Credo di poter supporre dalla tua lettera che capirai la mia reazione e non me ne farai una colpa.
La polizia non dovrebbe essere, per utilizzare il gergo dell'ApO, astrattamente demonizzata.
Posso soltanto ripetere che essi hanno trattato gli studenti in modo molto pi indulgente di quanto gli
studenti abbiano trattato me: era semplicemente indescrivibile. Non sono d'accordo con te su quando si
dovrebbe chiedere l'intervento della polizia. Recentemente, in un dibattito in facolt, il sig.
Cohn-Bendit mi ha detto che avrei avuto il diritto di chiamare la polizia solo se stavo per essere colpito
con le sprange. Gli ho risposto che probabilmente, a quel punto, sarebbe stato troppo tardi. Nel caso
dell'occupazione dell'istituto, non c'era altro modo di agire. Poich l'istituto  una fondazione
indipendente e non  sotto la tutela dell'Universit, la responsabilit di tutto ci che avviene in questa
sede  mia e di Friedeburg. Invece di occupare il Seminario, gli studenti hanno deciso di occupare
quello che loro in quel momento chiamavano un Istituto occupato in forma modificata; si pu
soltanto immaginare che cos'altro sarebbe potuto accadere con i graffiti e cos via. Oggi non reagirei
diversamente da come ho reagito il 31 gennaio. Considero la recente richiesta degli studenti che io
faccia una pubblica autocritica come puro stalinismo. Questo non ha nulla a che vedere con il business
as usual.
So che il nostro modo di intendere il rapporto tra la teoria e la prassi non  molto distante, anche
se qualche volta dovremmo discutere a fondo questo rapporto (sto lavorando proprio a delle tesi che
trattano la questione). Sono anche disposto a concederti che ci sono situazioni in cui la teoria viene
sospinta avanti dalla prassi. Ma oggi oggettivamente non c' un contesto di questo tipo, n il praticismo
sterile e brutale con cui ci confrontiamo qui ha nulla a che spartire con la teoria.
Il punto pi forte da te sollevato  l'idea che la situazione  cos terribile da motivare il tentativo
di uscirne, anche se se ne riconosce l'impossibilit. Prendo l'argomento sul serio, ma credo che sia
sbagliato. Ai nostri tempi abbiamo sopportato, entrambi, situazioni di gran lunga pi terribili, come lo
sterminio degli ebrei, senza passare alla prassi; semplicemente perch la possibilit ci era preclusa.
Penso che vederci chiaro sulla freddezza interna al proprio io sia materia di ricerca interiore. Detto pi
schiettamente, penso che tu ti stia illudendo di non essere in grado di andare avanti senza partecipare
alle imprese degli studenti a causa di ci che sta accadendo in Vietnam o nel Biafra. Se questa 
effettivamente la tua reazione, allora non dovresti protestare soltanto contro l'orrore delle bombe al
napalm, ma anche contro le indescrivibili torture cinesi che i Vietcong praticano costantemente. Se non
tieni conto anche di questo, allora la protesta contro gli americani assume un carattere ideologico. Max
d un gran peso a questo punto, e a ragion veduta. Dopotutto, proprio io che alla fine sono venuto via
dagli Usa, credo di avere un certo diritto a sostenere questa opinione.
Ti opponi all'espressione di Jrgen fascismo di sinistra, definendola una contradictio in
adjecto. Ma tu non sei un dialettico? Come se simili contradictiones non esistessero - non potrebbe un
movimento, in forza delle sue immanenti antinomie, trasformarsi nel suo contrario? Non dubito
neanche per un istante che il movimento studentesco, nella sua forma attuale, si stia dirigendo verso
quella tecnocratizzazione dell'universit che pure dichiara di voler impedire, in realt in modo piuttosto
diretto. E mi sembra poi indiscutibile anche il fatto che comportamenti come quelli a cui ho dovuto
assistere, i cui particolari ti risparmio, mostrano realmente qualcosa di quella violenza senza concetto
che una volta apparteneva al fascismo.
Quindi, per rispondere alla tua domanda in modo chiaro: se vuoi venire a Francoforte per avere
un dibattito con gli studenti, che si sono dimostrati, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda tutti
noi, volutamente regressivi, allora devi farlo sotto la tua responsabilit, e non sotto la nostra protezione.
Che tu lo voglia o no, non posso prendere questa decisione per te.
Certamente, sarebbe piacevole poterci incontrare in Svizzera con Max, ma dubito che possa
accadere, poich ci fermeremo soltanto per pochissimo tempo a Basilea. E i nostri dissensi
richiederebbero davvero lunghissime discussioni. Zermatt sarebbe il posto ideale e, comunque, la sua
distanza dai laghi dell'alta Italia non ti ha mai scoraggiato fino ad oggi. All'inizio di settembre sar in
Italia, di sicuro a Venezia verso l'8 e il 9.
Con affetto il tuo
Theodor
Herbert Marcuse
Londra
4 giugno 1969
Caro Teddy,
sento la necessit di parlare onestamente, anche con maggiore urgenza di quanta ne avessi
prima. Ergo: la tua lettera non fornisce la minima indicazione sulle ragioni dell'ostilit degli studenti
verso l'istituto. Hai parlato degli interessi dell'istituto, aggiungendo l'enfatico richiamo al nostro
vecchio Istituto, Herbert. No Teddy, non  il nostro vecchio Istituto quello in cui hanno fatto irruzione
gli studenti. Conosci bene quanto me la fondamentale differenza tra il lavoro dell'istituto negli anni
Trenta e le sue attuali attivit in Germania. La differenza qualitativa non deriva da un'evoluzione
teorica: le sovvenzioni, che citi quasi casualmente, sono realmente casuali?8 Sai che siamo d'accordo
nel rifiuto di ogni diretta politicizzazione della teoria. La nostra (vecchia) teoria ha un contenuto
politico interno, un'energia politica interna che, oggi pi che mai, ci obbliga a prendere posizioni
politiche concrete. Ci non significa, come mi hai attribuito nella tua intervista allo Spiegel, dare
consigli pratici9. Non l'ho mai fatto. Come te, anch'io trovo irresponsabile esortare all'azione dalla
propria scrivania persone che in piena coscienza sono disposte a farsi rompere la testa per la causa. Dal
mio punto di vista, ci significa: per essere ancora il nostro vecchio Istituto, oggi, dobbiamo scrivere
e agire in modo diverso rispetto agli anni Trenta. Anche la teoria pi integra non  impermeabile agli
effetti della realt. Se  sbagliato negare la differenza tra le due (e del resto tu stesso critichi
comprensibilmente gli studenti che lo fanno), lo  altrettanto restare astrattamente attaccati alla
differenza nella sua forma pi antica, quando questa si  trasformata nel contesto di una realt che
racchiude (o dischiude) la teoria e la prassi.
E' sicuramente vero che la polizia non dovrebbe essere astrattamente demonizzata. E
naturalmente, in certe situazioni anch'io chiamerei la polizia. Di recente, riferendomi al contesto
universitario (e soltanto ad esso), ho espresso la seguente condizione: if there is a real threat of
phisical injury to persons, and of the destruction of material and facilities serving the educational
function of university. D'altro canto, penso che, in alcune situazioni, l'occupazione di edifici e
l'interruzione delle lezioni siano forme legittime di protesta politica. Ad esempio, all'Universit della
California, in seguito all'attacco incredibilmente brutale contro la manifestazione di maggio a
Berkeley.
Ora vorrei passare alla cosa forse pi importante: alla luce della terribile situazione, non sono in
grado di andare alla ricerca della freddezza all'interno dell'io. Se questa  illusione, allora deve
essere penetrata cos tanto nella mia carne e nelle mie ossa al punto che non  pi fredda. Non  almeno
possibile che proprio il riconoscimento della freddezza costituisca esso stesso un autoinganno e un
defense mechanism? E affermare che non si pu protestare contro l'agonia dell'imperialismo senza
accusare, allo stesso tempo, chi lotta disperatamente contro questo inferno con tutti i mezzi disponibili,
mi sembra quasi disumano. Come principio di metodo, esso si converte immediatamente in una
giustificazione e in un'apologia dell'aggressore.
Per quanto riguarda il fascismo di sinistra, non ho naturalmente dimenticato che esistono
contraddizioni dialettiche, ma non ho neanche dimenticato che non tutte le contraddizioni sono
dialettiche, alcune sono semplicemente false. La (vera) Sinistra non  in grado di trasformarsi nella
Destra in forza delle sue immanenti antinomie, senza cambiare in modo determinante la propria base
sociale e i propri obiettivi. Nel movimento studentesco, non c' nulla che indichi un simile
cambiamento.
Per introdurre il concetto di freddezza, scrivi che, ai nostri tempi, ci siamo opposti al
massacro degli ebrei, senza passare all'azione, semplicemente perch essa ci era preclusa.  vero, ma
oggi non ci troviamo nella stessa condizione di impossibilit. La diversit sta nella differenza tra
fascismo e democrazia borghese. La democrazia ci garantisce le libert e i diritti. Ma visto il grado in
cui la democrazia borghese (sulla base delle sue immanenti antinomie) si protegge dal mutamento
qualitativo attraverso lo stesso processo democratico parlamentare, l'opposizione extraparlamentare
diventa l'unica forma di contestation: civil disobedience, azione diretta. Questa forma di azione
non segue pi gli schemi tradizionali. Molti sono gli aspetti che condanno, proprio come te, ma ci sono
venuto a patti, e difendo questa azione contro gli oppositori, semplicemente perch il mantenimento e
la difesa dello status quo, e il suo costo di vite umane, sono di gran lunga pi terribili. Suppongo che
sia questa la principale differenza tra noi. Per me, sarebbe impossibile parlare dei cinesi sul Reno,
finch ad avere le loro basi l sono gli americani10.
Di sicuro, tutto ci richiede infiniti dibattiti. Non capisco perch per te solo Zermatt sarebbe
il posto ideale. Non mi sembra impossibile trovare un luogo di pi facile accesso a tutti i
partecipanti. Dal 16 agosto all'11 settembre saremo in Svizzera; dal 4 luglio al 14 agosto c/o la signora
Bravais Turenne, 06 Cabris, France.
Con affetto il tuo
Herbert
Prof. Dr. Theodor Adorno
6 Frankfurt am Main
Kettenhofweg 123
19 giugno 1969
Caro Herbert,
ti ringrazio tanto per entrambe le lettere che mi hai inviato11. Ti rispondo come posso, sebbene
mi trovi in una fase di estrema depressione, le cui cause non sono in nessun modo psicologiche, e che
non favorisce di certo la mia capacit di esprimermi. Quindi, pi di ogni altra cosa, ti chiedo di avere
pazienza, se anche dovessi ripetermi. Vorrei dirti, tanto per farti rendere conto di quale sia l'atmosfera
qui a Francoforte, che le mie lezioni sono state interrotte per una seconda volta, e senza fornire neanche
una pur apparente giustificazione.
Scrivi che nella mia lettera non vengono indicate le ragioni dell'ostilit degli studenti nei
confronti dell'istituto. Queste ragioni non esistevano fino all'occupazione. Tutto  cominciato quando
gli studenti hanno previsto che saremmo stati costretti a chiamare la polizia. Visto il calo di interesse
degli studenti per il movimento di protesta, questo costituiva l'unico modo per ottenere una certa
solidariet. Krahl lo aveva calcolato esattamente. Al posto nostro, non avresti potuto fare diversamente;
il caso da te citato, if there is a real threat of phisical injury to persons, and of the destruction of
material and facilities serving the educational function of university, qui era perfettamente
applicabile. Quella che tu definisci ostilit nei confronti dell'istituto  semplicemente la conseguenza
della nostra reazione alla provocazione.
Metti in dubbio che l'istituto sia il nostro vecchio Istituto. E' ovvio che non pu essere
identico a quello di New York. In quei giorni, riuscivamo a riunire tanti intellettuali pi o meno maturi,
molti dei quali avevano gi lavorato insieme per un certo periodo; qui, abbiamo dovuto noi stessi
formare i ricercatori. Le sovvenzioni ufficiali hanno influenzato l'andamento del lavoro, nel senso che
abbiamo dovuto dare pi spazio alla ricerca empirica; ma, dopotutto, Autorit e Famiglia  stato
concluso solo durante gli anni di emigrazione12, e la Personalit Autoritaria  stato totalmente prodotto
l13. Non credo che ci si debba vergognare degli studi empirici effettuati, come ad esempio la ricerca di
gruppo, con la parte integrativa di studi metodologici, il libro Studenti e Politica e quello di pi larga
scala sulla Germania che  ora in preparazione14; o lo studio approfondito dell'Ndp
(Nationaldemokratische Partei Deutschlands). In tutti questi volumi, non troverai neanche il minimo
riferimento ai finanziatori. Non potrai accusare n Jrgen (che non  ufficialmente un direttore
dell'istituto, ma gli appartiene de facto), n me di trascurare gli interessi teorici a favore di questi studi.
La collana contiene anche un certo numero di lavori teorici, non solo il volume scritto a quattro mani
con Max15, ma anche il saggio su Marx di Alfred Schmidt16, il testo su Comte e Hegel di Negt17, un
membro dell'ApO, e lo scritto di Bergmann contro Talcott Parsons18. Per non parlare dei miei libri.
Tenendo conto degli ostacoli che l'istituto ha dovuto superare, nel corso della nostra vita e ancora oggi,
credo sia un risultato onorevole. Il fatto che qualcuno non abbia fatto una cosa o un'altra  un
rimprovero che pu essere rivolto a tutto e a tutti e, quindi, non  stringente.
Il punto cruciale della nostra controversia era gi evidente a Crans. Tu ritieni che la prassi, nel
suo senso enfatico, non sia oggi preclusa; io la penso in modo diverso. Dovrei negare tutto ci che ho
pensato e che so della tendenza oggettiva se volessi credere che il movimento studentesco di protesta in
Germania abbia anche la pi piccola prospettiva di essere socialmente incisivo. Poich, comunque, non
ha questa capacit, il suo effetto  dubbio da due punti di vista. In primo luogo, in quanto riaccende in
Germania un potenziale fascista mai sopito, senza neanche preoccuparsene. In secondo luogo, in
quanto nutre al suo interno tendenze che convergono direttamente col fascismo, e anche su questo
punto non siamo d'accordo. Sintomatica  la tecnica con cui viene richiesto un dibattito, al solo scopo
di renderlo impossibile; nonch la crudelt del comportamento regressivo, che addirittura confonde la
regressione con la rivoluzione; la supremazia cieca dell'azione; il formalismo indifferente al contenuto
e alla forma di ci che si combatte, vale a dire la nostra teoria. Qui a Francoforte, e certamente anche a
Berlino, la parola professore ordinario viene utilizzata in modo spregiativo per screditare una
persona, per farla fuori, come dicono graziosamente, proprio come facevano, a suo tempo, i Nazisti
con il termine ebreo. Quello che ho dovuto affrontare costantemente nel corso degli ultimi due mesi
non lo considero pi come una sequenza di sporadici incidenti. Per riprendere un'espressione che ci ha
fatto sorridere nei tempi passati, il tutto forma una sindrome. Dialettica significa, tra le altre cose, che i
fini non sono indifferenti ai mezzi; ci che sta accadendo qui, come la dipendenza burocratica
dall'ordine del giorno, le decisioni vincolanti, gli innumerevoli comitati e cose del genere, mostra
drasticamente, fino nei minimi dettagli, i tratti di una tecnocratizzazione che essi pretendono di voler
contrastare, e a cui noi realmente ci opponiamo. Prendo molto pi seriamente di te il pericolo di un
movimento studentesco che sfoci nel fascismo. Dopo le urla contro l'ambasciatore israeliano a
Francoforte, non serve a nulla assicurare che non  stato fatto per antisemitismo, o elencare gli
israeliani che fanno parte dell'ApO. Non si deve neanche aspettare l'avvento dei cinesi sul Reno. Devi
soltanto guardare per una volta gli occhi fanatici sbarrati di coloro che, provocandoci quando 
possibile, rivolgono la propria rabbia verso di noi. Mi risulta difficile immaginare che tu intendessi
questo tipo di desublimazione, sebbene gi la sostituzione della Nona Sinfonia col Jazz e col Beat, la
feccia dell'industria culturale, non mi sembra convincente19. Ora per siamo arrivati al punto che 
necessario discutere di persona, e non per lettera.
Davvero non possiamo incontrarci a Zermatt? Visto lo stato in cui mi trovo, e giuro di non
avere esagerato, per me sarebbe fisicamente insopportabile andare in paesi troppo caldi, che sia l'Italia
o la zona del favonio, proprio in quelle poche settimane in cui vorrei cercare disperatamente di
rimettermi in forze. Non pu bastare, per noi, l'acqua della Fontana della Marmotta con l'iscrizione:
Domine, conserva nos in pace?
Saremo qui fino al 21 luglio, poi di nuovo l; ti prego, facci avere tue notizie al pi presto.
Con affetto il tuo
Theodor
Herbert Marcuse
c/o Madame Bravais-Turenne
Cabris, France
21 luglio 1969
Caro Teddy,
La tua lettera del 19 giugno  arrivata dopo il nostro rientro dall'Italia. L'incontro con
Cohn-Bendit  stato a dire il vero molto divertente, non soltanto perch sono riuscito a costringere al
silenzio il suo coro parlante e a portare a conclusione la mia conferenza come previsto (i servizi dei
quotidiani erano sbagliati), ma anche perch i dibattiti con gli studenti italiani riguardo a questo
episodio hanno mostrato che Cohn-Bendit e i suoi metodi sono totalmente isolati dal cuore del
movimento studentesco. Ho sentito dire la stessa cosa dai miei amici a Berlino.
Ci detto, arrivo a parlare di quello che tu definisci il punto cruciale della nostra controversia.
Ritengo senz'altro che il movimento studentesco abbia la possibilit di agire in modo socialmente
incisivo. Penso soprattutto agli Stati Uniti, ma anche alla Francia (il mio soggiorno a Parigi ha
rafforzato ancora una volta questo mio pensiero) e all'America latina. Naturalmente, le cause che
hanno provocato il processo sono tutte molto diverse tra loro, ma, a differenza di Habermas, mi sembra
che, nonostante tutte le diversit, la motivazione portante sia la stessa e identico sia l'obiettivo. Questo
obiettivo  la protesta contro il capitalismo, che mira a sradicare la sua esistenza, contro i suoi servi nel
Terzo Mondo, la sua cultura, la sua morale. Naturalmente, non ho mai espresso l'insensata opinione
che il movimento studentesco sia in s rivoluzionario. Tuttavia, esso oggi costituisce il pi forte, forse
l'unico catalizzatore in grado di accelerare il crollo interno del sistema. Negli Stati Uniti il movimento
studentesco  effettivamente arrivato come un vero e proprio catalizzatore: nello sviluppo della
coscienza politica, nell'agitazione dei ghetti, nella radicale alienazione dal sistema di strati
precedentemente integrati, e, cosa pi importante, nella mobilitazione di ulteriori strati della
popolazione contro l'imperialismo americano (davvero non riesco a capire perch essere allergici
all'uso di tale concetto). Ci potrebbe non essere molto, ma, nei paesi industrializzati pi progrediti,
non vi  alcun contesto rivoluzionario e il livello di integrazione delimita semplicemente forme nuove e
molto eterodosse di opposizione radicale. E, come accade quasi sempre, i governanti conferiscono un
significato all'opposizione studentesca pi preciso di quanto non faccia quest'ultima: negli Stati Uniti,
la repressione contro le scuole e le universit viene organizzata con maggiore urgenza - e dove non
arriva la cooptazione,  la polizia a farlo.
Oggi, il movimento studentesco sta cercando disperatamente una teoria e una prassi.  alla
ricerca di forme di organizzazione alternative, che contraddicano la societ capitalista. E' dilaniato al
suo interno, infiltrato da provocatori o da quelli che promuovono oggettivamente la causa della
provocazione. Proprio come te considero riprovevoli alcune imprese, come quelle di cui mi  giunta
voce da Francoforte e Amburgo. Ho lottato molto, e pubblicamente, contro lo slogan distruggiamo
l'universit, che considero un'azione suicida. Credo che sia proprio in una situazione come questa che
dobbiamo aiutare il movimento, teoricamente ma anche difendendolo dalla repressione e dalla
denuncia.
Quando mi chiedevo se l'istituto di oggi fosse ancora realmente quello di una volta, non mi
riferivo in alcun modo alle pubblicazioni, ma all'astenersi da posizioni politiche. Voglio ripeterlo
ancora una volta: non ho bandito in alcun modo il concetto di mediazione, ma esistono, semplicemente,
condizioni in cui essa si manifesta proprio nella concretezza. Secondo la sua propria dinamica, il
grande e, in verit, storico lavoro dell'Istituto richiede l'adozione di una chiara presa di posizione
contro l'imperialismo americano e a favore della lotta di liberazione in Vietnam, e non  proprio il caso
di parlare dei cinesi sul Reno finch il capitalismo rimane il principale sfruttatore. Gi nel 1965 ho
sentito parlare dell'identificazione dell'istituto con la politica americana in Germania.
E ora passiamo alla parte meno piacevole della mia lettera. Ho letto per caso sullo Spiegel che
anche Max si  unito al coro dei miei aggressori20. Ho attentamente evitato di rendere pubbliche le
nostre differenze. Ora, devo rispondere pubblicamente. Mi sembra incredibile che, nel suo attacco, Max
reclami come propriet privata proprio le idee che sono state elaborate nel corso dei nostri reciproci
dibattiti; accetto volentieri il fatto che questi pensieri siano diventati pi rozzi e pi semplici nel mio
lavoro. Credo che la crudezza e la semplificazione abbiano reso di nuovo visibile la sostanza radicale
ormai appena riconoscibile di quelle idee. Inoltre, Habermas cita questa frase dalla prefazione alla
nuova edizione dei saggi degli anni Trenta (che non mi  stata inviata): La differenza riguarda il
rapporto con la violenza che serve gli avversari quando  impotente. Per la verit, mi sembra necessario
dichiarare apertamente che, con tutti i suoi difetti, la democrazia sospetta  pur sempre migliore della
dittatura che il suo collasso produrrebbe. Pu davvero lo Horkheimer degli anni '30 scrivere in modo
cos ateoretico e non dialettico? Mi sembra che l'affermazione sia soltanto una diversa versione
dell'ovviet del lesser evil. Ma  proprio cos? La parola democrazia  isolata, separata dal proprio
contenuto reale: la forma di dominio del tardocapitalismo. Questo isolamento impedisce di porsi la
domanda: per chi la democrazia  la forma migliore? Per il Vietnam? Per il Biafra? Per il popolo
assoggettato in Sud America? Per i ghetti? Il sistema  globale, ed  proprio la sua democrazia con le
sue distorsioni che paga, arma, produce anche il neocolonialismo e il neofascismo, e ostacola la
liberazione.  un doppio isolamento, perch il neofascismo e questa democrazia non si escludono a
vicenda: questa democrazia, in quanto capitalista, conduce, in linea con la sua dinamica interna, verso
un regime di violenza? E perch la sua caduta dovrebbe determinare una dittatura peggiore di ci che
esiste? Non  esattamente il compito dell'attuale movimento di protesta, soprattutto quello studentesco,
impedire questo sviluppo? E si dovrebbe denunciare il movimento fin dal principio in quanto violenza
impotente - quando in coscienza  pi che discutibile che si possa parlare di violenza - se paragonata a
quella di cui dispongono i governanti? Che cosa conviene maggiormente agli avversari, l'autorevole
certezza della debolezza di questo movimento, oppure il suo rafforzamento? Tutti gli studenti
conoscono molto bene i limiti oggettivi della loro protesta, non hanno bisogno delle nostre istruzioni,
ma forse hanno bisogno di noi per superare questi limiti. La violenza, i practitioners of violence sono
dall'altra parte, fra le fila dei nostri avversari, e dovremmo guardarci dall'assumere le loro categorie e
applicarle per colpire il movimento di protesta. E dopo il collasso la dittatura? Dovremmo avere il
coraggio teorico di non identificare sotto la categoria generale della dittatura la violenza della
liberazione con la violenza della repressione. Per quanto possa essere terribile: il contadino vietnamita
che spara al landlord che lo ha torturato e sfruttato per decenni non  paragonabile al landlord che
uccide gli schiavi ribelli.
Naturalmente, le istituzioni parlamentari democratiche vanno difese quando garantiscono
ancora il diritto alla libert e lavorano contro l'intensificarsi della repressione. Ma queste non sono
minacciate e demolite dall'attivit studentesca, semmai dalla classe dominante. Oggi, negli Usa, le
state legislatures costituiscono un centro di repressione intensificata, e la recente occupazione della
Corte Suprema da parte di Nixon mostra la direzione in cui sta andando la politica.
Questi sono soltanto alcuni dei temi da discutere. Forse possiamo ancora farcela. Dopo tutto,
c' un treno diretto da Zermatt a Pontresina (il magnifico Glacier Express), e da Pontresina a Zermatt
c' esattamente la stessa distanza che da Zermatt a Pontresina. Spero di incontrare Habermas a met
agosto a Zurigo. Staremo qui fino al 14 agosto: il nuoto quotidiano nel Mediterraneo e la cucina
francese aiutano il recupero mentale e fisico.
Con affetto ad entrambi.
Herbert
Istituto per la ricerca sociale
c/o Johann Wolfgang Goethe University
Prof. Dr. Th. W. Adorno
6000 Francoforte A. M.
Senckenberg-Anlage 26
6 agosto 1969 Caro Herbert,
ti ho inviato un telegramma in risposta alla tua lettera. Voglio prevenire una calamit. Sarebbe
davvero stupido un grave contrasto tra te, da una parte, e me e Max, dall'altra, a causa di questa storia.
Non capisco perch non ti sia messo subito in contatto con Max, non appena hai sentito parlare di
questa questione, come al solito alterata in modo grossolano, per risolvere la situazione prima di
reagire. A proposito, devo dirti che trovo ripugnante la caccia alle streghe organizzata contro di te e il
divertimento che essa suscita nei nostri nemici. Senza pensarci troppo, adesso occorre agire. Credo che
tu debba far causa al sig. Matthias, per quanto io sia contrario a questo genere di processi. Sono stato
coinvolto in un affare simile per l'edizione di Benjamin, tanto dalla destra (Hannah Arendt) quanto
dagli attivisti dell'ApO. Mi trovo senza una macchina da scrivere, e potr rispondere decentemente alla
tua lettera soltanto una volta tornato a Francoforte. Sono l'ultimo a sottovalutare i meriti del
movimento studentesco: ha interrotto la facile transizione al mondo totalmente amministrato. Tuttavia,
 mischiato con un grano di follia, nel quale il totalitario risiede teleologicamente, e non solo come
ripercussione (sebbene sia anche questo). E io non sono un masochista, non quando si tratta di teoria.
Inoltre, la situazione in Germania  realmente diversa. Ad ogni modo, recentemente, ad un esame, ho
inalato un'altra dose di gas lacrimogeno; ed  gravissimo per la mia forte congiuntivite.
In quanto all'istituto, oggi sicuramente non vi  stata un'astensione politica maggiore di quella
che vi era stata a New York. Naturalmente, non hai alcuna idea di quanta ostilit vi sia verso me,
Friedeburg e Habermas. Potresti rendertene un po' conto leggendo la FAZ (Frankfurter Allgemeine
Zeitung).
Sulla semplificazione, ho un'opinione totalmente diversa, proprio come avevo fatto a suo tempo
con Brecht, ma adesso non posso affrontare questo discorso.
Herbert, non posso proprio venire n a Zurigo, n a Pontresina. Come ti ho scritto nell'ultima
lettera, dovrai realmente vedertela con un Teddie ridotto piuttosto male, come potr confermarti Max.
Per la met di agosto, tu avrai gi alle spalle un lungo riposo, e sono felice per te; ma io non avr
ancora avuto il mio. Tuttavia, credo che questo egoismo piuttosto razionalizzato sia legittimo, e,
fortunatamente, la tua affermazione circa l'identit della distanza tra Pontresina e Zermatt 
rovesciabile. E qui, come ben sai, c' molta pi tranquillit e pace che in Engadina. Dopotutto, siamo
venuti qui per incontrarti. Lo trovi cos terribile adesso? Sicuramente sarai d'accordo sul fatto che
abbiamo assolutamente bisogno di incontrarci per parlare! - Penso di averti gi detto che sar a Venezia
dal 5 al 9 settembre (Hotel Regina) e che mi fermer qui fino al 27 agosto.
I pi cari saluti, anche da parte di Gretel e Inge.
Tuo Teddie
Ho anche qualcosa da dirti su Danny-le-rouge21: soltanto stupidaggini comiche. Deve essere
stata davvero una simpatica battaglia di strada quella in cui ti ha coinvolto. E a Francoforte, viene
ancora considerato come uno dei pi umani. Quel monde !
Copiato da una bozza scritta a mano.
Cordiali saluti
(Hertha Georg, segretaria)22
NOTE
* Nel corso del 1969 Marcuse e Adorno avviarono un serrato carteggio sul movimento
studentesco. Lo scambio, l'ultimo prima della morte di Adorno il 6 agosto 1969, prese spunto dalla
decisione di Adorno di chiamare la polizia per fare sgomberare un'aula dell'istituto per la ricerca
sociale di Francoforte occupata dagli studenti della SDS. Originale in lingua tedesca, il carteggio 
stato pubblicato parzialmente in italiano su Micromega, 5, 1998, pp. 215-233. Si pubblica qui una
versione pi estesa cos come  apparsa su New Left Review, 233, 1999, pp. 123-136. La maggior
parte delle lettere di quel periodo non pubblicate in questa sede, pi brevi e meno significative, si
trovano in Frankfurter Schule und Studentenbewegung. Von der Flaschenpost zum Molotovcocktail
1945 bis 1995, Vol. 2. Dokumente, hg. Von W. Kraushaar, Hamburg, Zweitausendeins, 1998.
1 II 12 gennaio 1969 Marcuse scrive ad Adorno annunciandogli una visita a Francoforte in
giugno all'interno di un pi lungo soggiorno in Europa e, in special modo, in Italia per una serie di
conferenze. Marcuse gli chiede un invito da parte dell'istituto per la ricerca sociale per una conferenza,
in modo da ottenere un permesso dall'Universit di San Diego. In quell'occasione, Marcuse specificava
di volere evitare il circo degli incontri di massa e di preferire un incontro pi intimo, riservato a
pochi partecipanti. Adorno inoltr successivamente la lettera a Max Horkheimer con alcune
annotazioni a mano che sottolineavano le ormai evidenti divergenze con Marcuse e che lasciava
intendere di essere tentato di rifiutare la richiesta di invito (N.d.C.).
2 Ludwig von Friedeburg, avvicinatosi all'istituto per la ricerca sociale nel 1951 per condurre
il suo praticantato in psicologia, vi ritorn alcuni anni dopo con una borsa di studio della Rockefeller
Foundation e, in seguito, ne assunse la direzione del Dipartimento per le ricerche empiriche. Dal 1975
al 1997  stato membro della direzione dell'istituto; dal 1997 al 2001 ne  stato il direttore (N.d.C.).
3 Rudolf Gunzert, statistico, dagli anni Sessanta ha fatto parte dei quadri dirigenti dell'istituto.
Dal 1975 al 1981  stato membro della direzione dell'istituto (N.d.C.).
4 II riferimento  alla Teoria estetica,Torino, Einaudi, 1975, pubblicata postuma nel 1970 a
cura di G. Adorno e R. Tiedemann (N.d.C.).
5 Max Horkheimer (N.d.C.).
6 Gretel Karlplus, moglie di Adorno (N.d.C.).
7 Suscitando forti polemiche Jrgen Habermas defin il movimento studentesco azionismo
irrazionalistico e fascismo di sinistra in un dibattito pubblico con Rudi Dutschke organizzato ad
Hannover il 9 giugno del 1967 dopo l'uccisione di Benno Ohnesorg, ritrattando in seguito parzialmente
il contenuto della sua critica. L'espressione fu assunta anche da Adorno (N.d.C.).
8 Marcuse fa probabilmente riferimento alla ricerca del 1954 sulla formazione delle opinioni
tra gli operai e le maestranze finanziata dalla Mannesmann AG, il cui gruppo era stato prima della
guerra tra i fondatori della lega antibolscevica e tra i finanziatori del partito nazionalsocialista (N.d.C.).
9 T.W. Adorno, Keine Angst von dem Elfenbeinturm, intervista a Der Spiegel del 5 maggio
1969 (N.d.C.).
10 II riferimento  ad una dichiarazione pubblica di Horkheimer che giustificava la politica
estera americana come difesa dell'Europa dalla minaccia comunista (N.d.C.).
11 L'altra lettera cui fa riferimento Adorno, qui non pubblicata perch breve e poco
significativa,  del 23 maggio 1969 (N.d.C.).
12 Studi sull'autorit e la famiglia (1936), a cura di M. Horkheimer, trad. it. parz. Torino,
UTET, 1974 (N.d.C.).
13 T.W. Adorno et al., La personalit autoritaria (1950), 4 voli., Milano, Edizioni di
comunit, 1997 (N.d.C),
14 J. Habermas et al., Student und Politik. Eine soziologische Untersuchung zum politischen
Bewutsein Frankfurter Studenten, Neuwied, Luchterhand, 1961 (N.d.C.).
15 M. Horkheimer e T.W. Adorno, Sociologica II. Reden und Vortrge, Frankfurt a.M.,
Europische Verlagsanstalt, 1962 (N.d.C.).
16 A. Schmidt, Der Begriff der Natur in der Lehre von Marx, Frankfurt a.M., Europische
Verlagsanstalt, 1962 (N.d.C.).
17 O. Negt, Hegel e Comte (1964), Bologna, Il Mulino, 1974 (N.d.C.).
18 J.E. Bergmann, Die Theorie des sozialen Systems von Talcott Parsons. Eine kritische
Analyse, Frankfurt a.M., Europische Verlagsanstalt 1967 (N.d.C).
19 II riferimento  al capitolo del Saggio sulla liberazione dedicato alla nuova sensibilit
(N.d.C.).
20 In una intervista a Der Spiegel del 16 luglio del 1969 Max Horkheimer aveva dichiarato
che i testi e gli interventi di Marcuse degli anni Sessanta, che cos tanto successo di pubblico avevano
avuto, erano di fatto una semplificazione e una volgarizzazione di idee elaborate precedentemente da
lui ed Adorno. In una lettera del 26 luglio e in un telegramma del 28 luglio del 1969 Adorno scrive a
Marcuse di avere parlato con Horkheimer, il quale sottolineava come l'intervista pubblicata falsasse il
suo pensiero ed aveva sistematicamente cassato tutti i passaggi positivi del suo discorso su Marcuse.
Marcuse rispose in una lettera del 31 luglio in cui spiegava di avere ricevuto il telegramma dopo avere
gi concesso a Der Spiegel l'intervista del 28 luglio 1969 pubblicata in questo volume con il titolo
Rivoluzione dal disgusto, precisando di avere volutamente evitato di entrare pubblicamente in polemica
con Horkheimer. Le precisazioni di Adorno non erano per a suo avviso convincenti. Se quanto
riportato da Der Spiegel era falso - gli chiede Marcuse -perch Max non l'ha corretto? (N.d.C.).
21 Daniel Cohn-Bendit (N.d.C.).
22 E' questa l'ultima puntata del carteggio. Quello stesso giorno Adorno mor d'infarto
durante una scampagnata tra le montagne svizzere. Marcuse simbolicamente rispose all'amico in una
intervista a Michaela Seiffe del 24 agosto 1969 (Reflexion zu Theodor W. Adorno, in T.W. Adorno zu
Gedchtnis, hg. H. Schweppenhuser, Frankfurt a.M, Suhrkamp, 1971, pp. 47-51) che sar pubblicata
insieme ad altri materiali su Adorno nel quinto volume di questa edizione critica, in cui riconosce il suo
debito nei confronti di Adorno e ne sottolinea, come fece del resto anche H.J. Krahl, il marxismo
ortodosso (N.d.C.).
CARTEGGIO CON RUDI DUTSCHKE*
Rudi Duschke - Berlino 62 - Fregestr. 19 - c/o Enzensberger
Horst Kurnitsky - Berlino 41 - Ahornstr. 12 a
Berlino, 26.12.67
Caro Signor Marcuse,
difficilmente si pu giustificare il ritardo della nostra risposta alle Sue lettere. La febbrile
agitazione politica della discussione permanente con la burocrazia universitaria e social-statale,
cominciata subito dopo l'inizio del semestre (15.10) e solo ora apparentemente terminata, ha portato
forti tensioni politiche e psicologiche nell'intero schieramento antiautoritario degli studenti. Lo Sds si 
mostrato subito non all'altezza delle nuove esigenze. La pressione molto spesso terroristica dall'esterno
non ha prodotto n solidit n solidariet all'interno, ma ha generato piuttosto fenomeni temporanei di
disintegrazione politica e umana. A partire da questo contesto si pu anche spiegare la scarsa
comunicazione, la mancanza di discussione politica nell'associazione e anche la telefonata di Dutschke
a La Jolla.
Nel frattempo, con la discussione tra il comitato politico dello Sds, su richiesta del quale
Dutschke aveva telefonato, e Kurnitsky, si sono potuti rimuovere essenzialmente tutti i malintesi, le
insinuazioni e i pregiudizi personali1.
La pubblicazione dei verbali dell' assemblea  avvenuta - come Lei desiderava - in
collaborazione e con l'approvazione dello Sds2. Gli introiti saranno utilizzati per le successive azioni
politiche dello Sds e sono soggetti al controllo del comitato politico. Quanto grande fosse, e ancora , la
Sua efficacia come maestro intellettuale e politico, lo ha potuto verificare Lei stesso nell'incontro. Ora,
per noi, lo sfruttamento capitalistico delle Sue idee diviene una forza produttiva politicomateriale
nella campagna contro la manipolazione con cui cerchiamo di sviluppare un embrione di contro-stampa
democratica e una propria opinione pubblica... infine un'altra Dialettica dell'illuminismo...
Negli ultimi due mesi nello Sds si sono manifestati fenomeni di consolidamento che si sono
espressi nella riflessione sia sull'attivit pratico-politica sia sul lavoro teorico3. Settimana dopo
settimana circa 200 membri lavorano nei gruppi programmatici che debbono mediare la ricezione e la
discussione teorica con azioni pratiche. In questi gruppi cerchiamo di rinnovare dal punto di vista
storico-critico l'idea dei consigli, come fu illustrata soprattutto negli abbozzi su La guerra civile in
Francia di Marx4, discutiamo dal punto di vista della prassi politica la tolleranza repressiva e i Suoi
testi, cerchiamo di far nascere gruppi d'azione per la Grecia, la Persia e la Spagna - come anelli
intermedi tra il Terzo Mondo e l'Europa occidentale. Un altro gruppo organizza aiuti materiali per la
guerriglia boliviana e fra poco vuole pubblicare un volume collettivo sulla Bolivia. Last but not least si
sviluppano contatti diretti con Cuba: per alcuni istituti spediamo bibliografie, libri, riviste ecc. su
psicologia infantile, psicoanalisi, pedagogia ecc. A questo proposito siamo del parere che debba
autorizzare la traduzione dei Suoi testi, soprattutto per l'Europa occidentale.
Per la discussione sulla via della rivoluzione in Europa occidentale ci sembra essenziale
contrapporre alla concezione delle riforme strutturali anticapitalistiche  la Mandel le pi recenti
riflessioni della teoria critica per l'Europa occidentale5. In questo senso La preghiamo di autorizzare
una traduzione in italiano (Laterza), in spagnolo (liberia lauria) e in norvegese (Pax Forlag a.s.). A
questa lettera alleghiamo questi e altri scritti e La preghiamo di prendere una decisione.
Auguriamo a Lei, alla Signora Inge e a noi - anche a nome dello Sds - un attivo 1968, attivo nel
senso dell'allargamento dell'opposizio-ne radicale al sistema negli Usa - e la pace in Vietnam nel senso
che a questo termine viene dato dal Fronte di Liberazione6.
Venceremos!
Rudi Dutschke
Horst Kurnitsky
Importante!
Appoggi, per favore, la Conferenza internazionale della giovent del 15-18 febbraio 1968,
che tra l'altro va contro l'aggressione americana in Vietnam, scrivendo al Sekretariat Berlin 15
Wielandstr. 27 (Republikaniscer Club)7.
P.S. Potrebbe comunicarmi anche l'indirizzo del Signor Hacker?8
8831 Cliffridge Ave.
Lajolla, Cal. 92037
12 gennaio 1968
Caro Signor Dutschke,
questa lettera va al Suo indirizzo, perch anzitutto vorrei chiarire una faccenda personale. Come
certo sapr, a Berlino hanno sparso la voce che L'avrei definita uno sweet demagogue. Ora con tutta
la buona volont (e ben cosciente di ci che pu fare la rimozione) non posso ricordarmi di aver fatto
una tale osservazione, ma per sicurezza ne ho scritto a Taubes9. Cito dalla sua risposta: Ha detto (la
parola) cos fra s e s mentre, in una piccola cerchia, lasciavamo l'Auditorium maximum, dopo la
discussione con i professori. E mi ricordo esattamente che questa parola era intesa molto
amichevolmente, perch Lei si divert molto quando Dutschke lesse a Lwenthal interi paragrafi tratti
dalle sue opere giovanili... La parola era intesa scherzosamente e, per quanto mi ricordi, esprimeva il
Suo rispetto per la forma elegante e precisa che  propria di Dutschke in una pubblica discussione10.
Rievoco tutta la faccenda perch non voglio che restino in giro voci maliziose su presunte differenze tra
di noi. Perci mi lasci dire che io mi identifico con il suo lavoro in rebus politicis e ritengo molto serio
e importante quello che fa. Amen.
Non ho obiezioni a edizioni in lingua straniera della Fine dell'utopia, a condizione che venga
pubblicato integralmente il saggio su II problema della violenza nell'opposizione. Sono escluse
dall'autorizzazione le edizioni inglese e americana: non posso cedere i diritti in inglese e in americano
senza aver prima ottenuto l'assenso della Beacon Press. La prego di scrivere al Signor Dieter
La(i)ttmann, che si metta in contatto con me11.
Qui le cose vanno male. Sembra che l'opposizione studentesca venga assunta in misura
crescente da gruppi falsamente radicali (qui si dice: trotzkisti) e si perda in azioni insensate e fuori
luogo - Stasera abbiamo una discussione con Lettau: forse poi Le potr riferire di pi.
Ma a che punto stanno i Suoi progetti di venire qui?
Indirizzo del Dott. F. Hacker: 160 Lasky Drive, Beverly Hills, California.
Con i migliori auguri al Signor Kurnitzky e a Lei, anche da Inge.
Cabris, Francia, 31 luglio 1969
Caro Rudi,
ho appena letto nello Spiegel, la lettera aperta che Lei e gli altri avete scritto12. Non ha idea di
quanto mi abbia reso felice. Ancora una volta si  chiarito che i giovani dispongono oggi di una ragione
e di una mentalit politica infinitamente superiori ai bancarottieri della vecchia sinistra, che agli
argomenti non riescono a contrapporre altro che miserabili calunnie. Le mander nei prossimi giorni la
copia di una lettera a Ernst Fischer, dalla quale potr constatare che non sono indegno della Sua
fiducia13. Ma, prima di tutto: come sta?14 Le sarei grato se mi scrivesse due righe. Stiamo qui fino al 13
agosto.
Potrebbe trasmettere il mio ringraziamento agli amici che hanno sottoscritto la lettera aperta?
Con i migliori auguri a Lei e Gretchen anche da parte di Inge15.
Suo Herbert Marcuse
c/o Mme Turenne
06 Cabris France
Londra, 1.1.1970
Caro Herbert Marcuse,
auguriamo ogni bene a Lei e a Sua moglie. Mi sembra che il nuovo decennio che ci sta
davanti sar pi pericoloso, pi difficile - ma anche pi promettente - che mai.
Grazie in ritardo per la Sua lettera del 31 luglio 1969, la lettera a Fischer l'ho data a molti amici
(Enzensberger, Fried, Lothar Menne e altri).
S, molti di noi che vengono dalla nuova generazione si trovano subito a dover fronteggiare le
pi diverse forme di caccia alle streghe, in effetti forse in questo sta la nostra nuova qualit. Tuttavia
vedo con crescente inquietudine il settarismo dei gruppi che si combattono a vicenda, e non si riesce
a vedere alcuna necessit oggettiva di questo fenomeno. Forse il mio sguardo at the moment 
limitato, tuttavia da qui credo di poter vedere molto distintamente i fenomeni nebulosi che ci sono
nella Rft e a Berlino Ovest. Vedo distintamente la ristrettezza universitaria, cittadina, locale e nazionale
che caratterizza negativamente la fase attuale, quando vengono a visitarmi amici e compagni vecchi e
nuovi, noti e ignoti. Si riesce a sapere molto delle specificit locali, per difficilmente lo sguardo, la
conoscenza ecc. raggiungono una citt a 50 km di distanza, per non parlare della totalit della
formazione sociale e delle tendenze che in essa si muovono.
La distruzione della sostanza, del pensiero sovversivo, che si sviluppa purtroppo proprio
nell'ondata antimarcusiana, si manifesta in modo catastrofico nella perdita della sensibilit
antimperialista rivoluzionaria, quale l'avevamo sviluppata tra il 1964 e il 1968 con la dialettica,
senz'altro contraddittoria, di educazione e azione.
Comunque sia, la corrente che va contro gli apparati statali distruttivi e repressivi non 
diminuita; al contrario, abbatterli entra sempre pi - anche se confusamente - nel campo delle
possibilit concrete.
Le elezioni che si sono svolte nella Rft non hanno cambiato i caratteri essenziali della struttura
sociale repressiva dell'esistenza umana, tuttavia il cambiamento di governo esprime una differenza
secondaria che deve essere correttamente utilizzata nella teoria pratica del pensiero sovversivo16.
E' anche vero che i primi importanti scioperi in Germania, la sconfitta dell' aristocrazia
operaia, ecc. mostrano il livello molto basso della coscienza di classe della classe operaia nella Rft,
ma forse li dobbiamo ancora percepire e studiare come fenomeni nuovi e da non ignorare. Al riguardo
non ho alcuna illusione, gli attuali speculatori di sinistra del covo local-comunista di Berlino Ovest
stanno realmente percorrendo, a mio avviso, una via che si deve contrastare; tuttavia  divenuta pi
importante che mai l'analisi accurata della divisione del lavoro dentro lo sviluppo delle forze produttive
e distruttive, e senza questa analisi perfino una lotta di classe intensificata non riuscir a rimuovere la
vecchia merda. I Suoi fondamentali riferimenti alla nuova classe operaia, per non parlare poi dei
Suoi libri semplicemente epocali deny at this time diversi marcusiani dell'ultima ora, soprattutto i
leader in parte superflui che intralciano un indirizzo critico e sovversivo17. Non parlo contro i
rappresentanti radicali dello schieramento di sinistra, piuttosto contro quanti pensano che il nuovo
fenomeno degli scioperi illegali degli operai richieda l'immediata costruzione di un tipico partito di
quadri bolscevico per poter affrontare l'apparato repressivo dello Stato capitalistico sempre pi forte.
Tra la maggioranza di questi amici il lato ancora sovversivo della vita, del pensiero e dell'attivit
universitaria viene sempre pi liquidato come residuo piccolo-borghese. Essi suppliscono alla loro
incapacit di una massificazione sovversiva della contraddizione che attraversa la societ e l'universit,
con un partito di massa bolscevico. Cos l'elemento fin troppo giusto della costruzione di
un'organizzazione contro l'apparato statale autoritario sempre crescente, stabile e capace di
trasformarsi, si sviluppa in una direzione estremamente contraddittoria.
Personalmente sto abbastanza bene, da mesi sono in continuo miglioramento. Sono di nuovo
immerso nella continuit dello studio come condizione del pensiero e dell'azione sovversiva.
Polly-Nicolle sta crescendo, Gretchen ha assolto anche bene questo 2 atto pur nella mia nuova
assenza; la produzione diretta  dichiarata ufficialmente finita. Ho e io ci siamo chiariti sulle
necessit quotidiane non trascurando i singoli elementi contraddittori, ma discutendoli costantemente18.
Con grande probabilit approder a una universit qui in terra inglese, ad aprile Gretchen
porter a termine gli studi teologici presso il caro Golii, per poter cominciare un nuovo studio19.
Ho ricevuto dalla Sua amica E. A. il nome di uno specialista di lingua madre tedesca, di cui mi
servir, grazie di cuore20.
Stiate bene tutti e due, e non prenda troppo sul serio gli attacchi provenienti dal corrotto e
tradito paese di Lenin. Troverei fantastico se fra qualche anno lei fornisse un'ulteriore risposta teorica
alle patti della palude per cui vale la pena. Gli attacchi alla sua analisi da parte di giovani
esponenti e rappresentanti dello schieramento di sinistra sono ancora relativamente privi di sostanza,
proprio perci noi, e non solo Lei, caro Herbert Marcuse, dobbiamo considerare questa parte come
punto di partenza di questioni teoriche e dibattiti estremamente importanti.
Salutiamo cordialmente Lei e la Sua signora - Rudi Dutschke
8831 Gliffridge Ave.
La Jolla. Cal. 92037
11 aprile 1970
Caro Rudi,
ho una cattivissima coscienza: sono oltre tre mesi che non ho risposto alla Sua lettera...
Sono cos sprofondato in rebus politicis che non riesco a fare nient'altro. Anche qui sui punti
principali abbiamo la situazione cui Lei accenna nella Sua lettera: la stessa terribile divisione del
movimento - non per ragioni sostanziali di reale alternativa (che  inevitabile), ma troppo per interessi
settari di gruppo. Anche qui l'ala estrema, che vede nel terrore individuale l'unica forma ancora
possibile di attacco al sistema, e la maggioranza, che si attiene ancora a forme pi o meno
democratiche (che diventano sempre pi fragili). Poi, soprattutto, il conflitto tra spontaneismo e
radicale disciplina, tra anarchia e organizzazione, e (particolarmente evidente) tra liberazione privata e
politica, tra interesse particolare di gruppo e causa generale. Questi conflitti attraversano l'intero
commune movement e hanno condotto a un crescente contrasto tra hippies e militanti. Eppure nelle
comuni c' un forte potenziale, che per pu essere realizzato solo se esse mantengono il rapporto con
il movimento politico di fuori. Politicizzazione concreta non significa che nelle comuni si debba
continuamente studiare Marx o Mao, ma che esse divengano realmente unit produttive temporanee
nelle quali si dia nuova forma non solo alla sfera individuale, ma anche al lavoro comune. Agricoltura,
persino lavoro industriale in piccolo, imparare a usare i computer, tecnologia - niente affatto per amore
di un'autarchia romantica, artigianale, ma per poter lavorare in seguito al posto giusto nel processo
produttivo sociale: nel convertirlo in produzione socialista. Cos, nella comune, si pu apprendere,
sperimentare un socialismo pratico. Cos l'esistenza privata (e i rapporti individuali) pu collegarsi con
quella del gruppo particolare e con il mondo di fuori. La comune si organizza in vista del suo futuro
superamento. E la liberazione privata, invece di scomparire nella self indulgence, pu integrarsi in
un'autonoma disciplina della causa comune. E tutto ci nella piena coscienza di non poter compiere
che un lavoro preparatorio in un processo sociale terribilmente lungo - che per molto tempo ancora
andr storto...
Perch cos sembra. Dovremmo essere pi prudenti nei nostri concetti:  sempre pi forte la
tendenza a usarli come clichs. Ma adesso parlo senza molti scrupoli di forze fasciste che crescono
rapidamente in questo paese: dalle pi alte cariche (amministrazione Nixon), passando per gli State
Governements, alla power structure locale. Lo Stato di diritto viene rapidamente demolito: in effect
legislazione d'emergenza, polizia above the law, legale o semi-legal violence, i tribunali come
strumenti della repressione politica. Suppongo che Lei sia informato di queste cose (altrimenti Le
potrei inviare del materiale - ma  sufficiente la lettura dei giornali). La situazione economica si
aggrava -e anche la resistenza dei lavoratori rank and file contro la dirigenza sindacale, l'inflazione va
avanti inarrestabilmente, e la guerra in Vietnam viene estesa alla Cambogia e al Laos. L'opposizione
dei neri e dei latino-americani si fa pi articolata. E la sinistra continua a disorientarsi... Basta.
Ma come state Lei e la Sua famiglia? La prego di farmi sapere i Suoi progetti. Speriamo di
essere a Londra dal 13 al 15 giugno: sarebbe cos importante poterci incontrare per una vera
discussione. Potremmo incontrarci, anche se Lei si trova nel continente.
Cordiali auguri di ogni bene, anche da parte di mia moglie,
Suo
Cambridge, 4.11.70
Caro Herbert,
poich non sono sicuro che Le sia giunta la mia ultima lettera, Le scrivo in fretta alcune righe.
Ma anche per ragioni particolari. Due giorni fa mi ha telefonato Erich Fried e mi ha riferito
informazioni di un giornalista, secondo cui Lei avrebbe altre difficolt a mantenere il contratto
d'insegnamento21.
Come stanno realmente le cose? Non si pu strappare la continuazione del contratto
d'insegnamento con la pressione della base? In fin dei conti non  il clima, non intendo quello
politico, la cosa migliore per Lei?
Oppure sarebbe possibile, intendo per Lei, un insegnamento nella Rft. Come vede Inge tutta la
situazione?
Erich, io e altri dobbiamo guardarci intorno e scrivere lettere?
Lei sa della nuova universit di Brema, il centro sociale di Brema  interessante, pieno di
attese e di possibilit22. Ah, come sarebbe importante che Lei, caro Herbert, insegnasse proprio in un
periodo di relativa libert tecnocratica, soprattutto anche perch il settarismo ha raggiunto un punto
estremamente pericoloso.
Si faccia vivo, ne saremmo molto lieti. Finalmente nell'ultima settimana ho trovato tempo e
calma per studiare a fondo il Suo libro sulla liberazione...; al riguardo vorrei avere una lunga
discussione con Lei23. Adesso, quando trovo tempo, scrivo sempre estratti e domande per apprendere e
rielaborare i molti cambiamenti metodologici e linguistici. In ogni caso dopo tanto, tanto tempo sono
felice di aver ripreso in mano con tanta voglia un libro decisamente importante. I porci, qui in
Inghilterra, ci creano ancora difficolt, con grande probabilit tra poche settimane dovremo
abbandonare l'Inghilterra. Per il sistema dominante il ribelle, per quanto ferito, era,  e resta un nemico
fondamentale. Se ora addirittura sar di nuovo idoneo a impiegare la sua testa in un'universit, ma che
dire proprio a Lei... Dove andremo? Lo sa il diavolo, forse in Danimarca. L all'universit mi  stato
offerto un posto di tutor, l posso scrivere il mio lavoro in tedesco, e parlare ugualmente24. Vedremo.
Auguriamo ogni bene a Lei e a Inge!
Saluti solidali, suo Rudi
P.S.: Amore e legami essenziali solidali ci mantengono relativamente strong, altrimenti i pigs
ogni giorno ci rubano forza e tempo!
Aldershvile
8420 Knebel
Tel. 35102125
Egregio Herbert Marcuse!
Ecco fiume e ruscelli gi liberi dal ghiaccio.. ,26 in questo senso comunque qui nei pressi di
Aarhus l'ambiente naturale si  dimostrato ancora normale e corretto.
Abitiamo qui gi da quasi due mesi, le condizioni di vita e di lavoro sono particolarmente
favorevoli. I componenti danesi della comune - per lo pi qui le chiamano collettivi - non sono
pseudorivoluzionari frustrati, destinati ben presto a smettere di pensare, sono piuttosto membri del
Fronte studentesco politicamente molto attivi. Naturalmente, per le diverse ragioni del rapporto tra
lavoro salariato e capitale, la condizione, il livello di sviluppo della sensibilizzazione, la fase di
mobilitazione e ribellione degli studenti, degli alunni, degli apprendisti e giovani lavoratori non sono
ancora molto avanzati. Qui le compagne e i compagni ne sono coscienti, mantengono con tutti i mezzi
le posizioni dirigenziali raggiunte e conquistate duramente tra gli studenti e mi sembra che
comprendano sempre pi distintamente la rilevanza fondamentale della dialettica di educazione e
azione diretta.
La nostra posizione qui in questo paese non  ancora chiaramente definita, per il mio lavoro
seminariale - riflessione critica sul concetto di dittatura del proletariato - mi fa molto piacere e
comunque per me  quanto mai produttivo, in fin dei conti posso di nuovo aprire il becco in tedesco. I
danesi che partecipano al seminario per lo pi non hanno una vera conoscenza della teoria marxista, n
nel senso classico n in quello della teoria critica. Bench ci siano senz'altro alcuni specialisti che
nelle discussioni si battono in modo eccellente. E' un piccolo seminario, giusto adatto a me, per le
manifestazioni di massa devo ancora prepararmi praticamente. La prima preparazione  avvenuta a
Londra, l'inetta azione della classe dominante contro di me mi ha aiutato sotto molti aspetti. Se
impiegate giustamente, le diverse forme di prassi si rivelano nelle situazioni di lotta, come del resto gli
strumenti pi produttivi nel processo di sviluppo. Fin qui le informazioni danesi...
Ma come state Lei e la Sua signora? L'intervista sul Kursbuch con Hans Magnus Enzensberger
 stata accolta con entusiasmo da molti amici, vi emergono questioni teoriche decisive ed  necessario
continuare a lavorarci sopra nel senso della teoria pratica27. Horst Kurnitzky (Berlino Ovest), che
qualche mese fa La incontr negli Usa, ha detto che Lei sta lavorando a Tre passi avanti e due
indietro. Che cosa c' sotto? Le esperienze americane, i grandi ma necessariamente limitati e
temporanei successi degli studenti indicano un'altra direzione? ! ?28
Mi piacerebbe moltissimo avere di nuovo Sue notizie! ! ! Sembra che le mie lettere non Le
arrivino, o forse, la causa in effetti pi importante, la lotta per la liberazione di Angela Davis, La
assorbe completamente.
Saluti solidali - il Suo Rudi Dutschke
8831 Cliffridge Ave.
Lajolla, Calif. 92037
16 aprile 1971
Caro Rudi,
la Sua lettera ci ha fatto molto piacere: mostra che Lei  di nuovo concentrato e che il nuovo
ambiente Le fa bene. La Danimarca sembra essere veramente un'oasi. Noi accarezziamo l'idea di
approdarvi una volta o l'altra, perch qui  sempre pi buio. Quanto alla Sua domanda, se sto lavorando
a Tre passi avanti e due indietro, la risposta : no. La frase  senza senso. Probabilmente mi 
capitato di dire che l'attuale regressione del movimento studentesco  una di quelle situazioni in cui si
deve fare un passo indietro per poi poter fare due passi avanti (naturalmente una parafrasi di Lenin). Il
libro a cui sto lavorando dovrebbe essere - si spera - un'analisi marxista del movimento radicale nel
capitalismo monopolistico avanzato. La discussione evita ogni feticizzazione dei concetti marxisti, in
particolare la oggettivizzazione del soggetto rivoluzionario - come se fosse qualcosa che si trova a
condizione di cercarla bene, mentre  invece qualcosa che pu svilupparsi solo nella prassi stessa. In
questo libro voglio occuparmi il pi concretamente possibile di questioni di strategia. Mi lasci dire che
ritengo il Suo concetto di lunga marcia attraverso le istituzioni l'unico proficuo - oggi pi che mai.
La cosa pi importante  un'analisi della mutata struttura della classe operaia e della mutata base della
rivoluzione ad essa connessa: non pi nella miseria materiale e, fin dall'inizio, non pi un progresso
quantitativo, ma un salto qualitativo. Credo che finora la piattaforma del gruppo IL MANIFESTO sia
l'unico tentativo di un'analisi marxista non rituale. Naturalmente il Suo lavoro sulla dittatura del
proletariato si adatta precisamente in questa cornice. Gi Marx ha visto il possibile superamento del
proletariato nel tardocapitalismo: come risultato della progressiva tecnicizzazione del processo di
produzione materiale e dell'aumento del lavoro improduttivo nell'intera societ - Su tutto questo
vorrei discutere a lungo con Lei. Probabilmente all'inizio di giugno sar in Germania occidentale
(Colonia-Dsseldorf, per due o tre giorni): Lei  autorizzato a viaggiare??
Su Angela Davis purtroppo c' poco da riferire. Il suo coimputato ha ottenuto la ricusazione del
giudice29. Adesso si deve nominare un nuovo giudice, e probabilmente il processo comincer soltanto
dopo le ferie estive.
Aldershvile 8420
Knebel
4.1.72
Caro Herbert,
scrivo ora una terza lettera, spero che vi arrivi. Perch gi parecchi mesi fa sei stato invitato qui
a Aarhus come visiting professor, l'invito  stato fatto tramite l'Istituto per la storia delle idee. Il
nuovo semestre comincia all'inizio di febbraio, se hai tempo e voglia di venirci qui non mancheranno
gli ascoltatori. Il carattere dei rapporti sociali in questo paese  tutt'altro che sovversivo, per il lungo e
complesso processo di presa di coscienza all'interno e in parte al di fuori delle universit  cominciato
gi da molto tempo.
Nella cosiddetta opinione pubblica da molto tempo si parla di te e della tua attivit
d'insegnamento, un rifiuto o un'accettazione chiarirebbe la cosa. In ogni caso noi qui e molti amici a
Copenhagen e ad Aarhus speriamo che comunque in estate terrai ad Aarhus alcune lezioni
straordinarie o qualcosa del genere.
Fin qui le piccolezze nordiche, ma come vanno attualmente le cose nella diabolica grandezza
americana? Il movimento contro la guerra ha dovuto nel frattempo subire sostanziali sconfitte, il suo
dinamismo non  stato mantenuto a causa delle azioni militari dell'esercito statunitense in Vietnam che
tornano a crescere ecc.? Nella stampa tedesca la cosa appare poco chiara.
All'interno dei gruppi e gruppuscoli di sinistra al di l della Spd, della Kpd e della Sew c' una
nuova ondata di mistificazione, questa volta concentrata sulla Corea. Li lo spirito militante e la
coscienza internazionalista sono stati sostanzialmente rimossi, e le mistificazioni, la falsificazione della
storia, ecc. celebrano i loro trionfi. Eppure anche l esiste ancora un momento antimperialista. Avendo
visitato per pochi giorni Berlino Ovest, ma principalmente Amburgo, ho potuto farmi un'idea degli
indirizzi politici nella Rft. Intanto, mi  stato nuovamente confermato che i pochi anni di educazione
militante hanno lasciato piccole ma possenti radici,  vero che i nuovi bisogni sociali, le contraddizioni
fondamentali in essi nascoste non vengono ancora compresi abbastanza profondamente, perci non 
ancora possibile che prendano una piega rivoluzionaria, ma i presupposti storici generali per passi
qualitativi verso l'emancipazione non sono pi di l da venire... Incontrare giovani compagne e
compagni tra i 17 e i 20 anni, quindi le generazioni che vengono dopo la fase iniziale,  un
piacere, che solo in parte  sminuito dal disperante settarismo, dal feticismo di partito ecc.
Si elaborano intensamente molti particolari interessanti, questioni della teoria rivoluzionaria
degli anni '20, in parte gi storicamente superate. Inoltre le molteplici carenze e le confusioni
politico-teoriche sono immense, c' da fare un lavoro da cani. Ma mi ha fatto molto piacere tornare a
vedere che le piccole organizzazioni consolidate, per quanto possano spacciarsi per grandi, oggi non
rappresentano affatto il vero movimento potenziale.
Dal punto di vista teorico nell'ultimo semestre ho portato a termine lo studio sul modo di
produzione asiatico (Marx), il mio fine  una concezione critico-materialistica e storica del
fenomeno cos politicamente importante della rivoluzione culturale nella Repubblica popolare
cinese. Il concetto economico-sociale di stagnazione ha avuto un'importanza decisiva nella lunga storia
del modo di produzione asiatico. Come  avvenuta nell'antica Cina l'evoluzione nella stagnazione?
Il sistema cinese delle comuni nella Repubblica popolare, come  stato ulteriormente sviluppato
e consolidato dalla rivoluzione culturale, ha una profondissima continuit storica, l'unit di agricoltura
e industria domestica hanno determinato, dopo il relativo superamento della propriet tribale, il
carattere dei rapporti sociali. Il cordone ombelicale della comunit, come si dice in Marx, non  stato
mai superato in questa storia della stagnazione, l'ottusit legata al suolo  stata mantenuta. Non per
niente Marx parla della prima rivoluzione sociale nella zona cinese-indiana come veicolata dai capitali
stranieri.... Senza alcun dubbio il cordone ombelicale decentralizzato delle attuali comuni ha un diverso
carattere sociale, ma attualmente e a lungo termine la questione  se, sulla base di un sistema di comuni
sempre pi stagnante, sia poi possibile uno sviluppo delle forze produttive nel senso dell'automazione
ecc. Tuttavia, se si ammette che la prospettiva dell'automazione  specificamente europea, che in
Asia la direzione dell'emancipazione  completamente diversa, e storicamente fu formata entro
particolari rapporti di capitale, allora si esprime una critica del marxismo europeo da Marx a... ci
siamo intesi. Allora si deve rispondere che c' bisogno, a mio parere, di un'analisi particolare degli
attuali rapporti di autorit nella Repubblica popolare cinese, che i riferimenti e le analisi di Bettelheim
sullo sviluppo delle forze produttive mi appaiono insufficienti e in parte evidentemente ideologici.
Ecco, adesso smetto, i migliori e solidali saluti di Gretchen e miei. Spero che tu e Inge stiate
bene, speriamo di rivedervi presto.
Rudi
P:S: non posso pi correggere, il postino  arrivato, vorrei spedirla subito ...
11 gennaio 1972
8831 Cliffridge ave.
La Jolla, Calif. 92037
Caro Rudi,
appena tornato da un viaggio di tre settimane in Israele ho trovato la tua lettera del 4.1. Tu scrivi
che questa  la terza lettera - non ho mai ricevuto le due precedenti con l'invito ad Aarhus: strano (o
neanche tanto).
Per oggi solo quanto segue: prima dell'estate, cio prima dell'inizio o della met di giugno, non
posso venire in Europa. Accetterei con molto piacere l'invito dell'universit (se non altro per rivederti),
ma non posso in alcun altro periodo. Quando finisce il semestre primaverile e quando inizia il semestre
autunnale?
Oggi niente sull'evoluzione della societ e della sua politica: sono ancora troppo stanco per la
mia visita, molto faticosa (e ambivalente), in Israele. Inoltre il mio nuovo libro uscir all'inizio di
marzo. Riceverai subito una copia - ci tengo molto al tuo giudizio. Titolo: Controrivoluzione e
rivolta.
Molto cordialmente a te e Gretchen, anche da Inge.
Aldershvile
8420 Knebel30
Caro Herbert,
Quali sono stati gli effetti del periodo della ribellione sulla controrivoluzione? Chi ha pi
insegnato e chi pi imparato? Si pu leggere in questo contesto anche la grandezza e la debolezza dello
spontaneismo? Fino a che punto la ribellione era ed  un momento dello sviluppo delle forze produttive
e distruttive dell'intera societ? Dove sono i limiti della capacit d'integrazione del sistema
capitalistico? In questo contesto  ancora di importanza decisiva la famosa e famigerata caduta del
saggio di profitto?
Molte questioni non sono state poste correttamente, o meglio, mancano. Speriamo che il tuo
libro susciti un profondo dibattito sulle questioni fondamentali della teoria rivoluzionaria. Sono molto
curioso!
La conferma del tuo impegno per delle lezioni ad Aarhus  stata accolta con grande entusiasmo.
Speriamo che tu possa trovare il tempo di realizzarlo. La scadenza dei semestri  tra febbraio/maggio e
settembre/dicembre.
E ora un'altra cosa, mi riferisco alla tua recensione di S. Marck del 1930 in cui anche in
conclusione ti sei occupato direttamente di Storia e coscienza di classe di G. Lukacs31. Io sono
fortemente interessato alla pubblicazione delle critiche a L., principalmente riferite ai testi
politico-filosofici. Le critiche (Lenin, Kun, Ziegler-Kurella, Revai, Rudas, Deborin e altri) si
riferiscono alle lotte politico-teoriche all'interno del Komintern ecc. Ma poich sono del parere che
Ernst Bloch - la sua critica a G.L. del 192432 - e tu siate storicamente e attualmente indispensabili, ti
chiedo di autorizzarmi alla pubblicazione di questa recensione. Tutta la pubblicazione delle critiche
dell'I.C., in parte volgari, deve avere un carattere didattico, proprio perch la volgarizzazione
dell'esordio sovversivo degli ultimi anni si  diffusa velocemente. Inoltre si tratta della storicizzazione,
quindi della materializzazione di un testo storico, quello di Storia e coscienza di classe, che, come gi
disse Benjamin alla fine degli anni '20, non forma un'unit teorica in s conchiusa. Cosa che in parte
viene indicata nella Prefazione di G. L. del '67.
Cos, se tu non avessi nulla da obiettare direttamente alla pubblicazione della tua recensione di
Marck, ne sarei molto felice.
Avrai gi sentito della porcata della Cia, manipolazione e follia non sono troppo lontane tra
loro33. Dobbiamo stare attenti, in qualche modo sembra che si siano accorti che in effetti non ho gettato
la spugna, perch poi dovremmo!?! La stampa danese ha montato molto la cosa, devo essere pi
prudente.
I migliori auguri a te e a Inge, anche da Gretchen,
Fronte rosso Rudi
P.S. Meno male che l'ultima lettera ti  arrivata normalmente.
8831 Cliffridge Ave.
La Jolla, Calif. 92037
22 febbraio 1972
Caro Rudi,
grazie della tua lettera. Nel mio nuovo libro ho cercato di contribuire un po' a dare una risposta
alle tue questioni riguardo alla controrivoluzione e alla ribellione. Il libro sar distribuito a marzo o
aprile -naturalmente tu riceverai subito una copia.
Non ho nulla da obiettare alla pubblicazione, da te prevista, della mia critica a Marck, a
condizione che venga indicata chiaramente la data della prima pubblicazione. Devi solo chiedere a
Suhrkamp se ha qualche diritto su questo saggio - io non vengo informato della situazione dei diritti.
Della porcata della Cia ho letto solo nello Spiegel. Non mi sorprende pi nulla, e la realt resta
molto indietro a ogni immaginazione: la realt, nell'audacia e disumanit delle misure repressive, 
molto pi ricca della fantasia...
Riguardo alla mia venuta ad Aarhus: purtroppo in questo semestre ormai non  davvero pi
possibile - forse a settembre. Far del mio meglio. Da giugno a settembre speriamo di essere di nuovo
in Europa (Francia meridionale): potremmo incontrarci in qualche posto. Sarebbe magnifico.
I migliori saluti e auguri a voi due, anche da Inge,
1.1.1973
Caro Herbert,
per il 1973 auguriamo a te e Inge ancora salute e produttivit.
Il nuovo stadio (?) dell'imperialismo americano si  mostrato a noi tutti molto chiaramente alla
fine dell'anno passato. Altrettanto evidente  l'impotenza mondiale di una solidariet priva di
reale continuit. Se paragoniamo l'evoluzione della tendenza antimperialista nelle metropoli e
l'ulteriore evoluzione della controrivoluzione tra il 1964 e oggi, nonostante tutta la massificazione di
idee criticosociali, dobbiamo constatare una stagnazione, un temporaneo regresso delle forze ribelli
ed emancipatrici dell'ambito comunista-socialista. N le parole d'ordine, le forme organizzative ecc. n
le forme di lotta della lunga marcia nelle e contro le istituzioni dell'oppressione e della repressione
hanno sviluppato una produttivit sovversiva. Il despota americano Nixon fa il suo gioco, per lui la
resistenza fuori dal Vietnam sembra non avere rilevanza essenziale. Al tempo dell'offensiva del Tet
non stavano diversamente le cose?34
In Danimarca non ho potuto trovare il tuo libro sulla controrivoluzione, ma adesso sono nella
Rft, per qualche giorno nella foresta bavarese - poi resteremo quattro settimane a Berlino e Francoforte.
Purtroppo nell'ultima estate non ci siamo incontrati, me ne  dispiaciuto molto, proprio perch
in questo periodo sarebbe cos importante, in un certo senso, mantenere una continuit di colloqui
sovversivi. Per non parlare della particolare funzione di apprendimento che questi dialoghi hanno per
me. Una visita a Francoforte non  stata possibile; i miei molti tentativi di raggiungerti telefonicamente
nei giorni del congresso sono falliti35. Lothar M. deve aver telefonato a Gollwitzer a Berlino36; quando
ho cercato di raggiungerlo, tutto  andato storto. Lothar  ancora sempre in viaggio, come lo conobbi
gi nel 1965... comunque sia mi farebbe molto piacere incontrarvi quest'anno, l'invito a tenere delle
conferenze all'universit di Aarhus non  stato annullato. Ma se dovessi avere o se avrai nel 1973 il
progetto certo di una visita in Europa, che escluda il Nord, potrei facilmente allontanarmi io alcuni
giorni da Aarhus. Ho rinunciato a terminare il pi in fretta possibile il lavoro per l'universit, il lavoro
storico su G. Lukcs (1919-1930) come rivoluzionario nell'Internazionale Comunista, e a far seguire
quello teorico sul concetto della dittatura del proletariato come lavoro finale ufficiale. Il primo
sar terminato nelle settimane di gennaio. E' completato da una raccolta di critiche e recensioni
riguardanti G. L., da Lenin... a... Marcuse. Dal punto di vista teorico ha poco valore, ma sar utile
nella lotta al settarismo della volgarizzazione e destoricizzazione degli anni '20, pi precisamente della
storia dell'Internazionale Comunista.
Dopo una lunga battaglia Gretchen ha ottenuto un posto all'universit, con i teologi; nell'ultimo
semestre ha fatto un seminario su Ateismo nel Cristianesimo di Bloch.
I bambini crescono benissimo, continuamente amore e lotta con il padre e la madre. Polly ha
appena compiuto 3 anni e comincia appena adesso ad articolare il linguaggio, in questo senso  un
po' indietro, il che  facilmente spiegabile con l'espulsione dall'Inghilterra e una situazione in cui, in
Danimarca, i genitori parlano tedesco ecc., ma non per questo i suoi comportamenti, la sua creativit
pittorica ecc. si sono ridotti, anzi al contrario. Anche per questo restiamo pi a lungo qui nella Rft e a
Berlino Ovest, per darle la possibilit di fare un salto nella lingua, evidentemente sta gi ricominciando.
Hosea domina un po' troppo fortemente la scena, parla il danese e il tedesco scorrevolmente,
con molte domande e idee. Durante il soggiorno di Hosea e Gretchen in America, quando voi eravate in
Europa, Ho ha dimenticato il danese e parlava magnificamente americano. Ora non ha pi dimenticato
l'americano, non lo parla ma lo capisce abbastanza bene, non ci vorr ancora molto - fino a circa
cinque anni di et i bambini dimenticano presto le lingue. Presto avr cinque anni e potr vivere e
cavarsela con tre lingue. Poich gli spari mi hanno danneggiato proprio in questo ambito, sono tanto
pi felice di questa cosa che si manifester anche in Polly.
Vedete, quando un padre non ha proprio molto da comunicare, comincia a spasimare per i
suoi figli.
Caro Herbert, Cara Inge - speriamo di vedervi presto.
Saluti solidali
Rudi
P.S. Il 30.12.72 ho scritto una lettera abbastanza lunga alla SZ37, purtroppo viene pubblicata
solo adesso una settimana dopo, in cui cerco di far notare che se il governo della Rft fosse costretto a
riconoscere, in una qualche forma il governo rivoluzionario sudvietnamita e la Repubblica popolare del
Vietnam del Nord, potrebbe aiutare nel modo pi efficace il popolo americano e vietnamita e la
pace nel mondo. Il Vietnam, l'anello finora pi forte nella catena di lotte di liberazione
antimperialiste, pu realmente vincere soltanto se il movimento antimperialista raggiunge un nuovo
livello politico nelle metropoli. Se non lo si raggiunge nei prossimi mesi, sar all'ordine del giorno una
dura sconfitta temporanea della guerra popolare vietnamita. L'impossibile  possibile, perci 
possibile raggiungere un nuovo livello politico di una campagna di solidariet antimperialista.
Aarhus. 16.2.73
Caro Herbert,
sono appena tornato da un soggiorno abbastanza lungo nella Rft e a Berlino Ovest. Appena ho
dato un'occhiata alla posta ho trovato una lettera del mio amico e compagno John Fekete, un ungherese
canadese38. Voleva in ogni caso farti visita:  tra i pochi che non solo non hanno rinunciato alla piccola
ma tanto importante eredit del periodo della ribellione, ma  tra quelli che vogliono andare oltre e
continuare a sviluppare produttivamente quella eredit. Probabilmente ti ha gi fatto visita, devi averlo
gi conosciuto.
Purtroppo non ho potuto farmi vivo prima, ma appunto da te si pu arrivare anche senza
preavviso, cos mi hanno riferito dei militanti...
Della Rft e di Berlino Ovest c' molto e niente da raccontare. Ho conosciuto i
non-revisionisti e il loro settarismo. In occasione di una dimostrazione nazionale dei
non-revisionisti a Bonn, che precedeva quella dei revisionisti a Dortmund, fui convinto da alcuni
rappresentanti del Comitato Vietnam di Berlino Ovest a parlare a favore della rivoluzione vietnamita.
Mi furono concessi 7 (sic!) minuti. Non insistetti per averne di pi, poich in ogni caso ritenevo ovvio
non dover rispettare pienamente il tempo dell'intervento. Appena giunto a Bonn, fui sorpreso dal fatto
che i non-revisionisti non accettavano di farmi intervenire: Rudi continua a rappresentare -
purtroppo - una certa tendenza del movimento studentesco da molto superata; il suo contributo far
saltare' il carattere proletario' della dimostrazione, e la rimander indietro a tempi ormai trascorsi.
Proprio cos, per me  stata un'esperienza importante. Queste cricche dirigenti manipolatone che non
interrogano pi i bisogni delle masse, che monopolizzano le informazioni e parlano per gli oppressi e
gli offesi - ma in fondo contro di loro - hanno tuttavia riconosciuto precisamente una cosa:
un'alternativa a loro e ai revisionisti  possibile. Questa vuota contrapposizione tra revisionisti e
non-revisionisti deve essere, pu essere e sar spazzata via. Sopravvalutandomi come persona a
Bonn si sono giustamente resi conto che ha cominciato a rivivere una tendenza che mette al proprio
centro i bisogni di liberazione. Naturalmente neanche nel periodo dell'apparente vittoria del settarismo
sono morte l'idea e le categorie del rifiuto e della negazione dei rapporti esistenti. Ma quelli del Nrf
(Neues Rotes Forum), che insieme ad altri gruppuscoli si trovano nel processo di costruzione del partito
e che dominavano la dimostrazione di Bonn - circa 35.000 persone - dopo quattro ore di continui litigi
alla fine hanno dovuto farmi parlare. Per anch'io dovevo piegarmi, dovevo ridurre la mia relazione
a 7 minuti. Quando hanno preteso la censura integrale del contenuto, gli ho riso in faccia: Io vengo dal
paese del cosiddetto revisionismo, dalla Rdt, l la censura significa anche potere sociale e politico. Voi
non lo avete e forse non lo avrete mai. Andate pure nella Rdt. Nuova vivace discussione, assistevo a
una reificazione delle forme di pensiero che mi ricordava le mie tante letture sugli anni '20. Eppure il
ricordo del passato  sbagliato, non siamo negli anni '20 e grazie a Dio non ci saremo pi.
Probabilmente non vedrai un tale contesto diversamente, d'altra parte in America avrete conosciuto un
comportamento non dissimile degli pseudo-rivoluzionari.
Ancora degno di menzione  il fatto che a Bonn sono stato abbindolato dal Nrf, perch
durante il mio discorso, dopo aver di nuovo ricevuto un applauso per una critica alla Spd, dal terzo
minuto in poi dietro alle mie spalle sulla tribuna degli oratori mi si ricordava di terminare il mio
discorso. E' stata la mia prima comparsa sul territorio tedesco (Rft), non ero ancora in condizione di
rivolgermi subito alle masse e di dare una lezione a quei capi manipolatori. Ma non mi preoccupo,
nel futuro vedremo.
I tratti manipolatori della formazione di partito e organizzazione, che si sono messi in
movimento negli ultimi anni, appaiono troppo spesso come l'unica possibilit, ma dopo un pi
attento esame si dimostrano dei galli gonfiati, senza galline desiderose di emancipazione.
L'effetto frenante del settarismo non  in discussione, la questione teorico-politica decisiva mi
sembra situarsi nella definizione del programma di una visione radicalmente utopica con linee di
mediazione storicamente concrete ecc. Un'utopia radicale, come negazione radicale, che trasformi le
abolizioni storicamente necessarie ed emancipatrici nel fine di nuove acquisizioni liberatrici. Senza un
programma storico che guardi al futuro, in generale, in particolare ecc. non mi sembra che sia possibile
neppure un'organizzazione che prenda sul serio la dialettica di teoria e prassi.
Speriamo di vederci quest'estate! ! Vi auguro molta salute e sempre stimolante creativit.
Saluti solidali
Rudi
8831 Cliffridge Avenue
La Jolla, Calif. 92037
24 febbraio 1973
Caro Rudi,
molte grazie per le tue due lettere: speravo di poter rispondere dettagliatamente. Non posso:
Inge ha un cancro incurabile allo stomaco - questo divora anche la mia energia39. Capirai.
Sono d'accordo con te: a essere superati non sono il movimento studentesco e i suoi impulsi,
ma quei settari che vogliono liquidarlo come superato. Naturalmente questo d l'impressione che noi
parliamo pro domo nostra, lamentandoci del fatto di essere superati. Non importa - dobbiamo
insistere sulla possibilit che i settari finalmente riconoscano che essi si muovono in un mondo
fantastico, che essi hanno fatto della teoria di Marx un'ideologia ritualizzata. Quello che dobbiamo
riaffermare nei loro confronti  la constatazione del fatto fondamentale che la classe operaia del
capitalismo monopolistico di Stato non  pi il proletariato di Marx. La trasformazione non 
semplicemente ideologica, non riguarda solo la sfera del consumo, ecc., ma  un aspetto della
trasformazione strutturale del capitalismo (e del socialismo sovietico!). Un'analisi delle classi, che non
solo applica quella di Marx, ma la sviluppi dialetticamente nel suo proprio concetto, oggi  una
necessit teorica.
Credo che per lo meno una cosa si debba considerare a giustificazione dei settari: essi hanno
imparato che senza organizzazione la cosa non va e che si devono trovare nuove forme di
organizzazione (anche per questo non si possono semplicemente riprendere le vecchie).
Come vorrei parlare di tutto questo con te ... Forse magari quest'estate in Europa. Quali sono i
tuoi progetti (io non ne posso fare)? Mi scrivi che non avresti mai ricevuto il mio libro
Counterrevolution and Revolt. Tu eri nella prima lista di spedizione! Ad ogni modo ti rispedisco un
esemplare dell'edizione americana (presto sar pubblicata quella tedesca). Attendo molto la tua
critica...
Sempre con solidariet
Aarhus, 11.3. (73)
Caro Herbert,
dopo una simile notizia  terribilmente difficile trovare delle parole.
Siamo appena tornati da una breve visita con i bambini a degli amici qui in Danimarca.
Un poco, dannatamente poco, posso capire la situazione di Inge. Nella seconda met di aprile
del '68 ho avuto soggettivamente davanti agli occhi quella bastarda interclassista che  la morte. Ma gi
dopo una settimana aveva oggettivamente perso la possibilit di realizzare il suo interesse.
Abbraccia Inge da parte nostra. Gretchen pensa (sicuramente l'avr gi detto il vostro medico)
che Inge debba prendere ogni giorno (!) molte (!!!) vitamine (!) Sarebbe di particolare importanza per
lo stomaco.
Per il momento non posso scrivere di pi. In effetti le questioni teorico-politiche, come quella
della trasformazione della struttura e delle classi, che hai indicato nella tua lettera, ci impegneranno nei
prossimi anni. Se un'organizzazione rivoluzionaria  (deve essere) la negazione dei rapporti esistenti, 
necessario riconoscere la peculiarit storica e la novit della struttura sociale anzitutto come tale.
Speriamo di poterci incontrare in estate o nell'autunno in Europa. Il mio tempo  abbastanza
libero.
Reagir al tuo libro Counterrevolution and Revolution, sono contento di riceverlo presto.
Sempre con solidariet
Rudi
Aarhus, 1.12.73
Caro Herbert,
proprio qualche ora fa ho saputo da Harry L. della morte della Tua Inge40, awenuta gi da alcuni
mesi. Quando ci arriv la tua lettera per noi sconvolgente, dandoci terribili cenni, speravo ancora in una
chance per Inge, come doveva esprimere la mia lettera a voi. Caro Herbert, ti abbraccio con tutta la
solidariet e ti auguro di non perdere per lo shock della morte di Inge la tua grandissima capacit di
continuare sempre a lavorare per i nostri comuni fini e interessi. La tua replica, insieme al nostro amico
Lothar, nello Spiegel contro un certo mito di Allende ha mostrato la tua indomita energia battagliera41.
Molti amici hanno preso atto, molto incoraggiati, di ci che avete scritto sul Cile.
Nell'ultimo periodo non mi sono fatto sentire perch ho sgobbato come uno schiavo. Adesso mi
manca proprio poco alla conclusione del lavoro (G. Lukcs, Lenin e il Comintern tra il 1919 e il 1929).
E' diventato molto grosso, non so se del tutto riuscito. La tesi di fondo  che Lenin non ha capito
l'evoluzione del capitalismo occidentale, che d'altra parte i comunisti europei occidentali non hanno
mai compreso la stagnazione specificamente economico-sociale della Russia semiasiatica.
Nelle prossime settimane questo lavoro segner la conclusione del mio iter universitario; per me
e forse anche per altri sar la resa dei conti con il passato per poter guardare pi realisticamente al
presente e al futuro, riguardo alla storia della classe operaia. Deve cio divenire storicamente
riconoscibile la differenza qualitativa tra la classe operaia tradizionale e la nuova classe operaia.
Speriamo di poterci incontrare di nuovo prossimamente.
Con piena solidariet
Rudi
DK 8200, Aarhus
Vestrervang 73
Aarhus, d.20 Ottobre 197442
Caro Herbert,
Non so se sei in America. Nessuno degli amici ha saputo dirmi del tuo soggiorno in Europa43.
Sono stato molto contento di averti incontrato a Francoforte in cos buona forma. Spero che l'estate
prossima potremo incontrarci pi a lungo. Come  stato il tuo colloquio con le donne di Francoforte?44
Corrispondeva alla tua valutazione del movimento delle donne nelle metropoli? Il tuo contributo sulla
questione delle donne  stato recentemente pubblicato su links. Se il mio mattone ti  in qualche
modo gradito, prima o poi lo sapr. Qui il libro viene in primo luogo duramente attaccato, in particolare
da Die Welt e dallo Spiegel e dalla Dkp. Il partito comunista tedesco mi definisce uno che, come Cisar
in Cecoslovacchia nel 1968, accorcia il Marxismo-leninismo45. Insomma, sulla cosa sorvolano
tutti insieme.
Ti auguro buona salute e ti ringrazio molto
Rudi
Aarhus, 5.4.75
Caro Herbert,
grazie della tua lettera, mi ha fatto piacere avere tue notizie. Habermas lo vedo nei prossimi
giorni a Francoforte; noi e altri discuteremo tra l'altro sugli avvenimenti della Iugoslavia. Dopo sar
meglio che non mi faccia invitare per un viaggio in auto con lui... Sto scherzando! Ma ora su alcuni
aspetti dell'attuale situazione. Non  uno scherzo n una farsa il processo della rivoluzione in Vietnam
ecc. Come dobbiamo veramente considerarlo? Da una parte si deve indubbiamente approvarlo, ma
dall'altra, nei centri dell'accumulazione capitalistica non  pi in discussione la generalizzazione della
povert, ma la completa eliminazione della povert, lo sviluppo totale dell'uomo. In questo per noi non
possono essere un modello n la Cina n il Vietnam, per non parlare dei grandi iniziatori. Perch una
cosa mi sembra essere certa, che il comunismo locale nella sua oggettiva ristrettezza pu essere
continuamente riassorbito dal sistema del mercato mondiale. O sei di un altro parere? I cinesi cercano
di procedere in alternativa all'Urss, ma le loro pubblicazioni e la loro politica estera fatta di
pragmatismo e politica di potenza - non di internazionalismo proletario - mi sembrano essere
estremamente problematiche. Il rapporto del Pcc con la Cdu-Csu, in particolare con la merda di Strauss,
 stato solo il culmine di una politica pragmatica di potenza46. L'Urss e la Rpc sono ostili tra loro, ma
dietro... l'ostilit non c' il comunismo che emancipa, ma quegli interessi che in entrambi i paesi
continuano a perseguire (o sono costretti a perseguire?!) la generalizzazione della penuria e del
bisogno. Se potessimo finalmente fare un passo avanti nei centri della potenzialit sovversiva. Solo
allora saranno forse (!) possibili determinati passaggi comunisti, che non sono pi comprensibili con
categorie europee occidentali e americane, e proprio nella zona di produzione asiatica. Nei centri del
rapporto di capitale sembra annunciarsi la caduta tendenziale dell'etica del lavoro, che in certo qual
modo esprime (??!!), per dirla con le tue parole, la caduta tendenziale del saggio di profitto. Ma oso
dubitare che le tendenze confuse nello schieramento della sinistra siano in grado di valutare
esattamente questo nesso politico-organizzativo e tattico-strategico. Dico questo come uno che
attualmente continua a lavorare e soprattutto a crearsi i presupposti indispensabili per poter fare
adeguatamente certi passi. In questo la mia situazione  ambivalente, mi riesce difficile mettermi da
parte, ma d'altra parte vedo chiaramente i limiti che attualmente mi sono imposti. Dopo il 68 ho gi
resistito sette anni, ma che cose mai nel quadro dei processi storici che tu hai gi vissuto.
Ancora una parola sulla caduta dell'etica del lavoro, o meglio del saggio di profitto, o ancora
forse pi precisamente, la caduta del saggio di sviluppo: anche nella Rdt, questo paese devotissimo al
lavoro di tradizione tedesco-prussiana con una patina di socialismo statale, si possono constatare
analoghi fenomeni. Mi sono imbattuto in questi fenomeni nell'ambito dei miei studi comparativi tra la
Rft e la Rdt in particolari settori produttivi. Evidentemente posso continuare a lavorarci. Ma
attualmente la Cdu-Csu (e nell'ombra anche la Dkp) cercano di togliermi la base dei miei
finanziamenti. Hanno escogitato molti trucchi. Si decider tutto nei prossimi giorni.
Spero che tu continui a star bene! ! Se vieni in Europa, e a me e a molti altri farebbe enorme
piacere, ti prego di farti vivo prima. Nei prossimi mesi comunque mi muover spesso verso la Rft e
Berlino Ovest.
Saluti solidali
Rudi
Aarhus, 27.8.78
Heibergegade 25 DK 8000
Caro Herbert,
peccato che non abbia potuto incontrarvi. Perch tre giorni fa ero con un amico in montagna da
Theo Pinkus47. Purtroppo tu eri gi partito per Parigi, comunque cos ha raccontato Theo.
Evidentemente al telefono non ho afferrato del tutto le vostre date. Cordiali saluti da Karola Bloch48,
sono stato da lei. Sta raccogliendo lettere di Ernst B. e proprie, vuole ricostruire la storia della propria
vita e forse fame un libro49. In quale situazione storica lei sia diventata comunista, come lei, membro
del partito, abbia percepito in compagnia di un filosofo certi corsi della lotta di classe ecc., non
dovrebbe essere irrilevante per noi e le generazioni pi giovani (con la loro mancanza di storia).
Spero di venire a sapere abbastanza in anticipo la data del vostro prossimo viaggio per non
mancarvi ancora una volta. Ho avuto molte noie con la rivista Neues Forum di Vienna. Quei
banditi semplicemente non hanno pubblicato il mio contributo, di 15 pagine, su di te. E' vero che io
sono uno che spedisce le sue cose solo all'ultimo istante, ma  una cosa che succede. Figurati: i
viennesi mi hanno dato il loro numero di telex, e il testo ribattuto al telex doveva essere trasmesso
tramite l'universit di Groningen (Olanda), ma i banditi del Neues Forum hanno disattivato il proprio
numero di telex, e la trasmissione non  stata possibile. Allora ho fatto una scenata per telefono, e il
Signor Henning ha promesso di mettere tutto a posto. Ma poich la faccenda del telex mi aveva reso
diffidente, mi sono deciso a volare a Vienna con il testo, in occasione del tuo 80 compleanno la cosa
non mi sembrava affatto esagerata. D'altra parte quella discussione, nel complesso teoricamente
povera, tra Sontheim, Walde, Danny e me, in linea di massima doveva essere integrata50. Che fosse
questa discussione o meno, per il tuo 80 compleanno volevo in ogni modo portare un mio contributo.
Per il volume di scritti in tuo onore era troppo tardi, ma sulle prime mi  sembrato che i viennesi
fossero contenti. Quando poi ho consegnato il testo a Vienna hanno finto che tutto andava bene.
Quattro anni fa mi avevano gi ingannato una volta: avevano ficcato in un'intervista delle frasi che
non erano mai uscite dalla mia bocca. Per nel 1978 me ne sono ricordato troppo tardi, con infantile
ingenuit mi sono fidato di questi signori... Persino nella conversazione televisiva hanno omesso delle
frasi, e non ci hanno fatto arrivare il testo prima. Non mi hanno neppure mandato il numero, solo due
settimane dopo l'uscita dell'ultimo numero ho saputo qui in Danimarca che il mio articolo su di te non
c'era. Puoi immaginarti la mia amarezza. Veramente volevo fare una grande scenata, per non me ne
hanno dato neppure la possibilit, si erano ritirati in ferie ecc.... Ora l'articolo sar pubblicato nel
prossimo numero, mi sono lasciato convincere51. Al diavolo, non abbiamo poi chiss quante
possibilit...
Ti auguro, vi auguro un buon periodo, fatevi vivi.
Con solidariet
Rudi
Caro Herbert,
a novembre deve svolgersi a Berlino un congresso su Rudolf Bahro. Io e altri saremmo
felicissimi se tu potessi venire, ad ogni modo ho pregato insistentemente gli organizzatori locali di farti
pervenire l'invito. Ti prego di considerare molto presto se ti  fisicamente possibile compiere un tale
viaggio alla fine dell'anno. Le affinit e le differenze tra Bahro e me le troverai molto evidentemente
nelle sue lezioni. Ad ogni modo difficilmente posso immaginarmi che tu legga e tratti R. Bahro come
alcuni sacerdoti del Capitale... Spero che troverai il tempo di scrivere su R. Bahro e di venire al
congresso52.
Carissimi saluti
Rudi
Aarhus, 5.10.78
Caro Herbert,
spero che tu stia di nuovo bene, alcuni amici di Berlino avevano sentito parlare di una tua
malattia. Hai poi ricevuto la mia lettera? E' ormai di qualche settimana fa, vi si trattava tra l'altro del
convegno su Bahro. Qualche giorno fa hanno telefonato qui da me i berlinesi e hanno accertato una tua
risposta negativa. Sarebbe un vero peccato, ma per carit tu devi mettere assolutamente al primo posto
la salute.
La seconda domanda : sei arrabbiato con me per una qualche ragione? Non abbiamo potuto
raggiungervi da Pinkus, dovevate gi essere a Parigi. Con i giocolieri del Forum di Vienna non
riesco pi a irritarmi, evidentemente  il loro modo di fare nascondere variamente i loro interessi
socialdemocratici per poi farli riemergere di quando in quando. In questo caso si aggiungono anche
interviste televisive, si ricorre a omissioni e aggiunte. A che serve..., ad ogni modo ti allego una mia
letterina al direttore.
Ma ora ancora qualche parola su R. Bahro. Il Gen. Pinkus mi ha raccontato del tuo
apprezzamento della concezione di Bahro, altri mi hanno raccontato di un tuo contributo abbastanza
lungo che devi aver quasi concluso. Permettimi alcune poche osservazioni. Da molte cose che trovi in
Bahro avrai arguito fino a che punto io e lui concordiamo sull'analisi della Russia, tuttavia la sua
valutazione di Lenin e dell'Ottobre, politicamente e per questo anche analiticamente, non  uguale alla
mia. Emerge continuamente il suo riferimento, il suo legame con il leninismo. Questo, a mio avviso,
ha addirittura lasciato tracce anche negli affondi pi radicali della sua concezione politicoteorica e della
sua particolarit, che costituiscono rispettivamente il suo modo di vedere. Il vicolo cieco, la radice di
tutti i suoi errori ulteriori, sta in questo, specialmente nella sua concezione positiva della via
anticapitalistica sul terreno del modo di produzione asiatico, che per di pi propaga l'autonomia
di questa via e non tiene in alcun conto la conseguenza decisiva della dipendenza dal mercato mondiale
capitalistico. Tu sai che anch'io nel 1974 ero tra quelli che hanno tirato fuori nuovamente una cosa
importante e come lui l'hanno rivestita. Naturalmente io stimo molto il suo lavoro, ma non posso
partecipare all'euforia tipicamente di sinistra. Forse egli va poco a fondo nella questione della Russia,
ma per la nuova e schietta ampiezza del suo approccio ai problemi di portata mondiale, anche a mio
avviso,  eccellente. Ma poi comincia subito la critica severa: poich conosco il suo testo originale del
1976, che circolava anonimo in certi ambienti di Berlino Est, per me  chiaramente riconoscibile il lato
maoista dell'approccio al problema della separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Nel
libro sono stati omessi alcuni accenti non insignificanti, per non si pu ignorare la variante
rivoluzionario-culturale del maoismo, del leninismo ecc. Prima del 1968 Bahro era uno stalinista in
senso stretto, la svolta sull'occupazione del 1968 ha comportato delle circonvoluzioni radicali, ma la
via da Stalin a Mao, attraverso Ulbricht, deve implicare dei blocchi53. Le illusioni sulla via della
rivoluzione culturale non sono nuove, tu conosci quelle dei nuovi filosofi parigini con la vecchia
merda, cos le lotte per l'emancipazione declinano e il pessimismo culturale comincia a rinascere54.
Sulla questione cinese tu non hai mai nutrito le illusioni rivoluzionario-culturali cos fortemente
come, per un attimo, le abbiamo avute noi. R. Bahro queste illusioni le coltiva nei punti pi diversi. Ma
spiegarlo a partire dai rapporti sociali della Rdt, difficilmente pu essere una prospettiva a lungo
termine. La via della Cina deve essere appunto un esempio di come la dipendenza dal mercato
mondiale capitalistico non permetta una propria via di emancipazione. Alla fine Mao, nella vecchia
tradizione dei ribelli cinesi, si ribell ancora una volta con l'aiuto dei giovani contro la
tecnocraticizzazione del sistema burocratico che andava delineandosi. In questo siamo stati
storicamente e mondialmente per un solo attimo con lui su un'unica strada, per gi allora ci
separavano dei mondi. La mia tesi : i due sistemi economico-sociali dell'Est e dell'Ovest si
condizionano a vicenda in forma diversissima, la continuit finora ininterrotta delle sconfitte delle
correnti rivoluzionarie sta proprio in questo ! Bahro  consapevole di questo contesto in un senso molto
limitato.
Caro Herbert, dopo aver sentito pi precisamente della tua recensione di Bahro, volevo solo
richiamare la tua attenzione su alcuni pochi punti. Spero che non te ne abbia a male. Al convegno,
tra poche settimane, sar difficile condurre una discussione adeguata. Non  facile equilibrare
adeguatamente il rapporto tra solidariet e critica. Nei prossimi giorni ti spedisco dei contributi a cui
abbiamo partecipato io e un altro. Spero che tu abbia gi letto il mio contributo su di te, spero di aver
correttamente messo al centro la nostra causa comune.
Cordialissimi saluti a voi
Rudi
15 ottobre 1978
8831 Cliffridge Ave.
La Jolla, Ca. 92037
Caro Rudi,
ma che idea: che io possa essere arrabbiato con te! Tu saresti l'ultimo con cui cercherei di
farlo. Le nostre lettere si sono incrociate: hai ricevuto la mia?
Al contrario le voci sulla mia malattia sono purtroppo corrette: la faccenda della prostata, solita
alla mia et. Ma adesso sto molto meglio.
Su Bahro: con mio grande dispiacere non posso venire al convegno. Volare da qui a Berlino e
poi subito ritornare,  troppo per me. Per quanto concerne il libro, io do un giudizio pi positivo del
tuo. Concesso, vi sono forti residui di leninismo, maoismo ecc. Ma sono pi che superati nella
concezione complessiva. Come gi ti scrissi, credo, il mio lungo articolo  orientato a quei problemi e
alle relative risposte di Bahro, che sono valide anche nel periodo di transizione nei paesi capitalistici
occidentali - e questo  moltissimo! Ovviamente ti spedisco l'articolo appena  finito. Perch tu veda a
che cosa miro, ti allego un riassunto in forma di appunti55.
Dobbiamo rivederci e discutere a fondo queste cose. Mi  incomprensibile ci che  successo in
estate. Come avevamo progettato, siamo stati fino al 17 agosto a Pontresina e speravamo che ti facessi
vivo.
Come stai? Hai lasciato cadere (per il momento) la tua idea di un nuovo partito?56
Arrivederci, e con cordiali e solidali saluti anche da Ricky57
tuo
Herbert
Aarhus 6.11. 78
Caro Herbert,
purtroppo le nostre lettere si incrociano. Per giunta viaggio in lungo e in largo, non sempre
produttivamente, di manifestazione in manifestazione. Non continuer cos. La situazione sociale
attuale  molto diversa da quella degli anni '60. La nuova sinistra come corrente sociale che conta, non
esiste pi da diversi anni. La contro-rivolta, che in questo momento di passaggio  di segno capovolto,
tiene oggi effettivamente le contraddizioni sotto controllo. I singoli combattenti teorici e politici da
questo non possono prescindere. E' assolutamente ammirevole come la Spd e la Fdp siano riuscite a
prendere in mano l'esordio del movimento antiatomico, imporgli una direzione e portare avanti,
almeno per il momento, il declino del movimento sociale. Schmidt, etc. hanno imparato bene a
gestire le crisi, spostare le contraddizioni e cos via58; hanno abilmente elaborato la rivolta sociale degli
anni '60 nel senso positivistico di una scienza. In ogni modo tutte le forze dominanti sono diventate pi
inquiete, pi insicure.
Lo si percepisce fin nel convegno su Bahro. Pensa un po': due giorni prima della prima
conferenza stampa mi telefonano e scopro con domande insistenti che spiriti e inclinazioni
socialdemocratiche costituiranno la maggioranza assoluta. Con queste premesse non ero naturalmente
disposto a collaborare e ho minacciato una dichiarazione pubblica, nonch di uscire dalla lista del
comitato organizzatore, etc. Probabilmente avrei dovuto farlo, a Berlino ci sono stati incredibili
imbrogli. Altvater fa parte degli eurocomunismi (Pci), ho chiesto la sua presenza, utile per costituire
un certo fronte59. Mi  stato detto che era in Italia e irraggiungibile. Pochi giorni fa Altvater mi ha detto
che era a Berlino, che tutti quelli del comitato lo sapevano, ma nessuno lo aveva invitato.
Il gioco  andato avanti. Per tranquillizzarmi in qualche modo mi  stato proposto in
compenso Bernd Rabehl per riequilibrare il peso eccessivo della socialdemocrazia60. Ma proprio quel
Bernd Rabehl, gi dell'Sds, era quello che voleva l'ultima parola: una totale denuncia contro i partiti
eurocomunismi e un'altrettanto totale silenzio sulla socialdemocrazia che sedeva accanto a noi.
Naturalmente non potevo accettarlo e ho risposto in modo aspro e netto, salvando i primi eurocomunisti
Marx ed Engels, con una critica differenziata dei partiti eurocomunisti e di quelli socialdemocratici.
I media avrebbero volentieri citato Rabehl, ma sembra che la mia replica lo abbia impedito,
nessuno dei due era rintracciabile sulla stampa del giorno dopo.
Ben pi degno di nota  quel che riguarda direttamente te. In questa prima conferenza stampa
tutti i rappresentanti del comitato hanno mantenuto su di te un silenzio tombale. Quando ci  apparso
evidente, sono intervenuto riferendo perch non potevi venire e quale fosse la tua valutazione teorica
del libro di Bahro. Mi era stata rispedita la tua lettera del 15. 10. In ogni modo sulla stampa non c'era
una parola su di te (!) e sul tuo rapporto con il libro di Bahro. Quando, dopo la conferenza stampa, ho
chiesto a quelli del comitato perch non fosse stata detta una parola su di te....hanno cercato singolari
scappatoie: non siamo stati informati, la lettera di Marcuse si trova a Offenbach61. Insomma, non 
questione della disinformazione dei signori del comitato, ma della decisione consapevole di non
nominare il tuo nome alla prima conferenza stampa. I socialdemocratici dominanti e i loro
simpatizzanti (a loro legati per lo pi finanziariamente, ma talvolta politicamente) intendono esercitare
il controllo totale (!) e imporre le regole. I socialdemocratici allo stesso tavolo con Dutschke  gi fin
troppo, figuriamoci poi con Marcuse.... Per questi idioti non posso provare che diffidenza, disprezzo e
compassione. Vedi, caro Herbert, non mi sento a mio agio in questo convegno su Bahro.
Quando e dove usciranno le tue trenta pagine di analisi de L'alternativa? A questa domanda
vorrei avere una risposta rapida. Spero non dopo il convegno! ! ! Cercher in ogni caso di
preoccuparmi che, dopo il convegno, l'effimera opinione pubblica, almeno quella di sinistra, non
si discosti troppo rapidamente dal tema.
La lettera di Bahro allo Spiegel da lettore, o forse sarebbe meglio dire da prigioniero, pu essere
interamente falsa, scritta dai servizi di sicurezza, ma forse anche autentica. In questo caso dovrei
approfondire la mia critica di merito alla sua via non capitalistica. Schiavit salariata e socialismo si
escludono non meno che democrazia e generica schiavit statale dall'altra parte; in entrambi i casi non
basta una rivolta o una rivoluzione culturale, in entrambi i rivoluzionamenti sono di fatto in gioco
diversi modelli. In ogni modo la non-identit dei sistemi mi sembra mediata da un mercato mondiale di
tipo capitalistico. Quando due sistemi si condizionano a vicenda per impedire svolte radicali e
consolidare il proprio dominio - cosa ne consegue per i modelli rivoluzionari del nostro tempo?
Ad ogni modo sono stato contentissimo di ricevere da te buone nuove sul tuo stato di salute e
sul saggio su Bahro. Ti auguro ancora buona salute. In ogni caso ti riferir sulla discussione a Berlino e
saluta Ricky. Vi mando anche i saluti di Gretchen, che  appena ritornata dopo due mesi di permanenza
in India (studi sulla scienza dell'alimentazione) dalla povert alla ricchezza.
Saluti solidali. Tuo Rudi
16 novembre 78
8831 Cliffridge Ave.
La Jolla, Calif. 92037
Caro Rudi,
innanzi tutto una risposta alla tua domanda a cui vuoi che risponda presto: ho spedito il mio
articolo su Bahro il 3 novembre all'editore Olle und Wolter di Berlino, da allora l'editore non si  fatto
vivo. Mi dispiace che il mio articolo non sia disponibile per il congresso su Bahro. Si possono forse
distribuire fotocopie del dattiloscritto?
Non capisco la tua reazione alla lettera di Bahro allo Spiegel. Perch ti potrebbe indurre ad
approfondire la tua critica alla sua via non-capitalistica? Perch ritieni possibile che la lettera possa
essere stata scritta dal servizio di sicurezza dello Stato?? Oggettivamente la lettera contiene soltanto
una specie di indice del libro.
Oppure ci sono sostanziali differenze nella nostra valutazione del libro? Io non ci vedo
programmata una schiavit salariale. Eppure tutto l'accento sta su quella economia del tempo per
cui il rapporto tra tempo di lavoro sociale assolutamente necessario e lavoro autenticamene libero e
creativo  rovesciato. La tua obiezione (se si riferisce a Bahro) della schiavit di Stato mi sembra
che sottovaluti in Bahro il ruolo decisivo del sistema (allargato) dei Consigli:  lo Stato come
anti-Stato! Ma appunto a queste domande non si pu rispondere in una lettera!
Ci che scrivi a proposito delle manovre nella preparazione del convegno su Bahro,  pi che
uno schifo. L'istinto di autodistruzione della sinistra supera ogni immaginazione. O non si dovrebbe
forse sedere insieme persino con la Spd e la Fpd, se si tratta della scarcerazione di Bahro?62
Cordiali saluti a Gretchen, anche da Ricky
tuo
Herbert
Aarhus, 20.12.78
Caro Herbert,
scusami se rispondo in ritardo alla tua ultima lettera. Dal 14.11 per qualche settimana sono
semplicemente andato in giro per la Rft. Ci sono stati congressi a Bonn sul rapporto tra la Rft e il
Sudafrica, a Berlino sul pensiero e la situazione di R. Bahro, alla fine ho partecipato anche a un
convegno sul leninismo organizzato dai socialisti.
Troppi congressi, troppo poco movimento sociale reale ... educazione e lotta di classe politica,
teoria e prassi finora si sono trovati per lo pi (?!) in un rapporto immediato, in parte non mediabile.
Sull'andamento del congresso di Berlino si potrebbe dire molto, per me  stato la prima piena
raccolta di esperienze su una Nuova Sinistra frantumata. Imporsi in questo ambito con qualche
successo, impedire il caos politico non  tuttavia ancora segno di un terreno reale di sviluppo
dell'emancipazione sociale. Non lasciarti ingannare dalla relazione allegata, essa mostra solo in parte
le contraddizioni di questi giorni. I moscoviti, come quelli del Bayern-Kurier si sarebbero augurati una
fine caotica del congresso. Lo Spiegel, tra gli altri, ha giocato in questi giorni un ruolo ambivalente.
Prima  stato ...pubblicato un testo di Bahro, la polemica del figlio di R. Havemann con il padre, poi
tutto  stato messo a tacere. Ti ricordi, qualche settimana prima alla prima conferenza stampa della
cerchia di Bahro avevo fatto riferimento alla tua elaborazione del suo libro - nemmeno un giornale
accenn a questa informazione forse non priva di interesse. La stampa irregi-mentata  una realt. A
questi signori continua a far paura il ricordo degli anni '60. Evidentemente non (!) l'hanno dimenticato.
Intanto l'astoricit della sinistra  diventata spaventosa.
Purtroppo durante il congresso quelli di Kritik di Wolter a Berlino Ovest non mi hanno messo a
disposizione il tuo testo, e neppure lo hanno fatto circolare. Ho potuto fare qualche citazione dal tuo
riassunto,  gi qualcosa. Quali affinit e differenze ci siano tra te e Horst Mahler lo noterai, al di l
della valutazione di R. Bahro, appunto dall'analisi di quest'ultimo. Non ho qui il testo di Mahler,
probabilmente lo si potr trovare nella rivista63.
In questi giorni la confusione concettuale nelle rispettive tavole rotonde e nei gruppi di lavoro 
stata grande. Si poteva tuttavia avvertire pi che mai quanto sia davvero importante condurre la lotta di
emancipazione su due fronti. Ultima amara conseguenza della comprensione di ci che avvenne ancora
una volta il 21 agosto 1968. Domanda posta in modo esasperato: la Primavera di Praga non fu il
febbraio russo e l'occupazione non fu l'Ottobre russo? ! ! ? La Primavera di Praga e il Maggio parigino
non hanno molto a che fare l'uno con l'altra per poter senz'altro pensare a una possibilit oggettiva di
vittoria della liberazione? Lo sai, la mia esperienza della Rdt non mi ha mai abbandonato. Questo
riferimento pu aver limitato talvolta la mia visuale, ma naturalmente in alcuni momenti mi ha reso pi
facile reagire in modo emotivo e teorico-politico ad eventi di diversa natura nell'Europa dell'Est. Lo
sai, il tuo Soviet Marxism e non i libri di Trotsky indussero me e altri, negli anni '60, a elaborare la
propria esperienza. Naturalmente la tua percezione e l'esame analitico dei lavori di Bahro ci hanno
dunque fatto ancora una volta enorme piacere. La mia differenza con Bahro si riferisce principalmente
alla valutazione della Russia. E' vero che in questo siamo abbastanza vicini, ma egli non problematizza
la contraddizione tra la rivoluzione di febbraio, che inizia come movimento di massa con lo sciopero
delle donne nell'industria tessile, e il putsch di ottobre dei bolscevichi alleati con generali e ufficiali
zaristi. Il capovolgimento della rivoluzione in controrivoluzione si compie molto rapidamente nelle
zone di produzione non dinamiche e antidinamiche. Nel frattempo possiamo osservarlo di nuovo in
particolare in Asia.
Trovo molto importante il tuo tentativo di applicare l'analisi di Bahro ai due sistemi, spero di
poter leggere tra breve l'intero testo. Ricorrere alla concezione dei Consigli non mi sarebbe mai venuto
in mente. Forse per lo pi perch Bahro sulla questione della Russia e della Cina si  pronunciato
contro i Consigli e per i grandi dirigenti nel partito.
Ora, caro Herbert, comunque sia, ti auguro di tutto cuore un buon passaggio al nuovo anno.
Saluta cordialmente Ricky e spero l'anno prossimo di incontrarvi.
Con gratitudine e solidariet
Aarhus, 14.2.79
Caro Herbert,
spero che tu continui a star bene per quanto le condizioni lo permettano, per qualche settimana
non sono stato qui ad Aarhus, ho dovuto... pensare seriamente alla faccenda di Amburgo - in fin dei
conti non volevo, o meglio non voglio restare in Danimarca per tutta l'eternit64. La decisione mi 
dannatamente difficile. L'assurdit, o meglio la logica dell'intervento degli amici e sostenitori riceve
una particolare sfumatura da questo fatto: venivo appunto da Osnabrck, dove, nell'universit davanti a
700 studenti e alcuni non-studenti, avevo tenuto una conferenza sulla Primavera di Praga e le
conseguenze dell'occupazione... Significativamente Die Zeit non ha pubblicato le prime 10 righe al
riguardo. La mia impressione  stata ed  questa: volevano esaminare un po' che cosa sopporto
fisicamente e psichicamente, avrebbero visto con certezza un piccolo crollo non causato direttamente
da loro, semplicemente il risultato degli spari alla testa del 1968 ecc., avrebbe potuto tenersi lontano,
ecc. ecc. Sai, come praticante di atletica leggera e lottatore che deve sempre fare un po' attenzione alla
sua condizione, se sono in condizioni psico-fisiche relativamente buone non mi si pu stendere
proprio cosi facilmente. Ma per me fu un'amara lezione, l'evidenza del pieno controllo della polizia - e
delle forze statali sugli eventi della sinistra in citt. Piombarono su di me per esaminarmi e per
portare nel carcere preventivo una persona pericolosa, non facilmente controllabile, mi ha fatto
ricordare il 67/68...
Adesso  in corso un procedimento avviato dal mio difensore contro il ministro degli Interni del
Senato di Amburgo, che a sua volta vuole denunciarmi per oltraggio agli amici e sostenitori, ma
probabilmente senza alcuna chance65. La Spd/Fdp in generale e in particolare. .. in questo momento ha
pi che mai bisogno di badare all'uno per cento o ancor meno nelle elezioni regionali, in fin dei conti
dal 4 al 7 per cento sono decisamente orientati a sinistra. Per tenere sotto controllo questi elettori o
ancora di pi hanno bisogno di tattiche virate a sinistra, sotto questo aspetto i partiti dominanti sono
diventati veri maestri, fin dentro la burocrazia sindacale. Questi ultimi al momento non oserebbero
predicare apertamente la conciliazione tra lavoro salariato e capitale, ma in realt da molto tempo
stanno insieme nei consigli d'amministrazione delle societ per azioni ecc. Intuire questo doppio gioco
non  davvero facile per gli interessati.
Tu scrivi sull'America66: La sinistra sembra che sia scomparsa -con l'eccezione di sporadiche
dimostrazioni contro le centrali nucleari. Fondamentalmente nella Rft la situazione non  per nulla
diversa, la Nuova Sinistra come forza sociale non esiste pi da molto tempo. Riempire dei locali non 
ancora proprio una prova del fatto che si eserciti una forza sociale.
E adesso passiamo a Bahro e al tuo contributo pubblicato su Die Zeit e su l' Avanti67. Voglio
dirtelo francamente, evidentemente c'erano interessi politici, la casa editrice vi deve aver giocato un
certo ruolo, che in nessun caso volevano vedere troppa Renaissance delle forze della Nuova Sinistra.
Probabilmente all'interno di Kritik si continuer la discussione, tu hai introdotto accenti che
sono di fondamentale importanza per la valutazione politico-analitica della situazione in Europa
occidentale.
Da Natale so da Jrgen Fuchs (scrittore) dell'interesse di R. Bahro all'espatrio, adesso
indubbiamente - se  vero -  stato lui stesso a esprimerlo68. E' comprensibile, ma... amaregger un
Havemann e i pochi altri. Se comunque dovesse venire, interverr nelle discussioni e potremo
finalmente confrontarci.
Come vedi gli avvenimenti della Persia, della Cina/Vietnam/Cambogia...? Mi farebbe piacere
discuterne con te. Bahman Nirumand, un amico fin dagli anni '60, subito dopo l'ingresso del capo degli
sciiti nella politica mondiale...,  ritornato in Persia, anche lui con circa 15 anni di esilio alle spalle, l'ho
incontrato poco prima della partenza69. Per la corrente emancipatoria la situazione  estremamente
difficile, proprio in Oriente e in Asia il rovesciamento della rivoluzione in controrivoluzione con una
nuova classe dominante avviene con rapidit, evidentemente allora non lo abbiamo capito abbastanza
chiaramente. Naturalmente le tendenze rivoluzionarie, per quanto ambigue, erano e sono da appoggiare
con la solidariet (e la critica) ma, dopo questi avvenimenti in Asia ecc., il cambiamento della
rivoluzione in controrivoluzione di nuovo tipo non si pu pi perdere di vista. O in questo sei di
diverso parere?
Mi scrivi che stai di nuovo partecipando alla discussione sui problemi del movimento delle
donne (come elemento dei problemi del movimento degli uomini (?)). Da voi in America il
movimento delle donne  l'unica forza sociale con una potenza anticipatrice? Qui non , qui non
sarebbe molto diverso. Le contraddizioni interne al movimento delle donne, in America come qui, non
si possono ignorare.
Avrei ancora parecchie domande da fare su Carter70, il petrolio in Messico... e molte altre, sul
potenziale ritiro dell'imperialismo americano da certe zone, le conseguenze che ne deriverebbero per i
rapporti di forza... - una tale discussione ci viene sempre pi imposta.
Spero tra qualche mese di potere di nuovo farti visita in Europa, ti auguro molta salute e saluta
Ricky.
Rudi
Aarhus, 23.3.79
Caro Herbert,
spero che tu continui a star bene. Il tuo contributo su Bahro adesso  gi stato pubblicato su
Kritik, su Die Zeit (?) e su l''Avanti, avr il suo pieno effetto soltanto se Bahro per es. viene
effettivamente messo in libert (molto denaro occidentale) nella Rft. Allora con tutta probabilit
avr nuovi stimoli la discussione sulle forme e i contenuti della lotta di classe politica nell'Europa
occidentale e il tuo contributo, per questo cos importante, sar preso pienamente in considerazione.
Le mie obiezioni teoriche a R. Bahro, proprio per quanto riguarda l'analisi della Russia, le
conosci gi. Come egli, in quanto personalit, possa digerire dal punto di vista politico-analitico l'
Occidente o verr da esso digerito, lo vedremo. Naturalmente io, come  possibile a un semi-esule,
mi ci mischier...
Le guerre asiatiche alle frontiere, ma in realt molto al di l di esse, debbono farci pensare.
Vedi, se nelle metropoli non ci sono rotture social-rivoluzionarie vincenti, allora la rivoluzione
politicamente vincente nei paesi sottosviluppati si capovolge nella vecchia merda (Marx).
Evidentemente i due processi rivoluzionari si condizionano a vicenda, per quanto grandi possano essere
le determinazioni della forma e del fine.
Nella speranza di avere ancora tue notizie, ti auguro molta salute, un saluto a Ricky.
tuo
Rudi
(sul retro della lettera, N.d.C.)
Da nessuno dell'edizione Wolter mi  stato detto che il tuo contributo su Bahro non sar
pubblicato nella ristampa del libro su Bahro (contributi di molti socialisti e comunisti)71. Perch no,
non sei interessato? Dove vuoi piazzarlo? In una lettera ti avevo fatto la proposta di pubblicare, insieme
a Gnter Berkhalm (gi militante spagnolo e conoscitore della Russia, nel senso migliore di una critica
materialistica) e me, una raccolta in cui starebbe bene il tuo testo su Bahro. Puoi pensarci. Ma forse da
tempo hai gi preso altre decisioni.
Cordialissimi saluti
Rudi

NOTE
- Rudi Dutschke (1940-1979). Nato a Schonfeld, in Germania Orientale, fu costretto ad abbandonare gli studi per avere rifiutato di svolgere il servizio militare volontario. Nel 1960 si trasferisce a Berlino Ovest dove divenne ben presto il leader dello SDS, la lega degli studenti socialisti.
Sottoposto ad una violenta campagna denigratoria da parte della stampa del gruppo Springer, l'11 aprile 1968 viene ferito gravemente a colpi di pistola da Josef Bachmann, un imbianchino filonazista. A seguito dell'attentato e per la difficolt di trovare una collocazione accademica in Germania, si trasfer prima in Inghilterra, poi in Danimarca dove, nel 1971, assunse una docenza  presso l'Universit di Arahus. Il primo incontro con Marcuse risale al luglio del 1967 a Berlino in occasione di un convegno
organizzato dallo SDS alla Frei Universitt (11-13 luglio) su La fine dell'utopia, poi raccolto in un volume. Da quel momento si avvi un'intensa amicizia e collaborazione che dur fino alla morte di Marcuse il 29 luglio del 1979. Lo stesso Dutschke poco dopo mor, il 24 dicembre del 1979, a causa di un attacco di epilessia causato dai postumi dall'attentato di undici anni prima.
Il carteggio qui pubblicato illustra questa lunga relazione.  composto da tutte le lettere ritrovate nel Marcuse Archiv. In questa forma  apparso per la prima volta  in H. Marcuse, Die Studentenbewegung und ihre Folgen, hrg. von P.-E. Jansen, Lneburg, zu Klampen, 2004, pp. 185-253.

POSTFAZIONE. MARCUSE OGGI E IERI
di Antonio Negri.
Vorrei qui, in primo luogo, ragionare, dopo aver letto questo primo volume degli scritti inediti
di Marcuse, come se non avessi mai avuto contatto con lui, esprimendo l'opinione di un militante di
base di oggi. E' un esercizio intellettuale, etico e politico molto difficile -tuttavia necessario non per
prendere le distanze da Marcuse, ma come vedremo nella seconda parte di questo scritto, per
rivalutarne l'eccezionale apporto anche al dibattito odierno.
1) Il militante di cui parlo, ha letto Scholem e Benjamin (perch oggi sono di gran moda), non
ha letto invece, o ne ha un vago ricordo, Horkheimer e Adorno di cui ha sentito parlare dai suoi
compagni pi grandi. Ebbene, scorrendo questo volume di Marcuse, il lettore di cui abbiamo parlato,
mette, d'emble, Marcuse sul lato di Scholem e di Benjamin. Perch? Non certo perch Marcuse sia
stato un sionista come lo fu Scholem (anzi, la sua critica dello Stato di Israele e la sua adesione alle
proposte dei rivoluzionari palestinesi sono fortissime) e neppure perch egli abbia nutrito le
utopististiche illusioni e tanto meno la mistica rivoluzionaria di Benjamin: in quel frangente
novecentesco della cultura europea contemporanea egli sceglie tuttavia la rottura della dialettica, una
nuova collocazione storico-politico-filosofica che fa del negativo non il residuo (come in Adorno) ma
l'attore (come in Benjamin) del processo storico. Questo volume  intitolato Oltre l'uomo a una
dimensione:  appunto in questo oltre che il distacco dalla dialettica negativa di Horkheimer e
Adorno si verifica (il negativo non  pi dialettico), il negativo comincia a essere singolare corporeo.
Qui avviene allora quell'adesione formale (cui abbiamo accennato) al modo di pensare di Scholem e
Benjamin, che non corrisponde alle finalit del progetto di questi ultimi n alla mediazione
trascendentale che esso prevede, ma alla scelta radicale di non star pi al gioco della dialettica. Della
dialettica e della mediazione:  quello che oggi per i nuovi movimenti, e ieri per i movimenti radicali
usciti dal '68, si poneva come scoperta teorica ed invenzione corporea rispetto alla tradizione
dialettica dei movimenti socialisti. Marcuse, in questo libro, risponde (fondandola su una casistica
politica estremamente ampia) alla necessit di rompere la dialettica: anche quella espressa da
quell'una sola dimensione che aveva definito l'antropologia e la politica nel suo libro pi celebre.
Marcuse (la donna o l'uomo dei movimenti di oggi non lo sanno) aveva partecipato alla
rivoluzione dei Consigli nella Germania del primo dopoguerra. Nell'esperienza successiva, trascorsa
nelle fasi della repressione, aveva aderito alla Scuola di Francoforte. Una grande scuola! Ma scuola di
tristezza, di riflessione sulla sconfitta. Negli anni '20 e '30 fu comprensibile davanti alla vittoria del
nazismo; negli anni '40 e '50, giustificabile davanti alla scoperta dell'egemonia americana, del
tradimento staliniano, della minaccia della bomba atomica, dentro la presa di coscienza della
mostruosit di Auschwitz e di Hiroshima; negli anni '60 e '70, ingiustificabile perch essa non
riconobbe e rifiut la nuova potenza della rivolta della classe operaia e della sovversione della nuova
intellettualit di massa. Qui si poneva il problema del negativo: reintrodurlo nella dialettica, accettarlo
per superarlo, oppure assumere il negativo come potenza, invece di rifiutare di considerarlo un
elemento subordinato - il negativo cominciava a presentarsi come eccedenza, come capacit di rompere
e di costruire il reale, come esodo pensato e agito. Ecco cosa riflette sul negativo un tipo qualsiasi dei
nuovi movimenti, di quelli di oggi. Marcuse ha sfiorato questa consapevolezza.
Quando leggiamo questi testi avvertiamo l'importanza estrema dell'attivit teorica, polemica,
politica dell'ultimo Marcuse. I movimenti degli anni '60 e il '68 lo rinviano alla teoria e alla pratica del
movimento dei Consigli del primo dopoguerra. Non tanto alle forme di pensiero e alle ideologie che
percorsero quei movimenti quanto alla scelta politica, sovversiva, costitutiva che li perme. Vi  in
Marcuse, a questo punto, un'adesione radicale ai movimenti usciti dal '68. I redattori dello Spiegel e gli
altri intervistatori maligni cercano sempre di identificarlo come cattivo maestro, come padre e
ispiratore di questi movimenti. Marcuse dice di esserne figlio. Ha ragione:  nato due volte, la prima
sotto il segno della Repubblica dei Consigli, la seconda nella costellazione dei movimenti degli anni
'60. Di mezzo c' stata anche per lui la tristezza della sconfitta. Spinoza immagina la tristezza come
una passione principe, completamente negativa ma assolutamente efficace, che conduce alla costrizione
dell'essere e alla castrazione del desiderio. L'uomo a una dimensione ha rappresentato questa fase nella
vita teorica di Marcuse. Fu una denuncia, formidabile, prepotente, violenta del mondo nel quale
viviamo e della sua riduzione (e della nostra vita) a mercanzia: ma a che cosa serve questa denuncia?
Ironicamente potremmo dire che se vi  stato un momento nel quale Marcuse avrebbe potuto essere
denunciato come agente della Cia (lo fu pi tardi, effettivamente e in maniera ridicola, quando e perch
era completamente interno alle lotte dei movimenti) era quello nel quale scrisse L'uomo a una
dimensione: ma questo  appunto uno scherzo.
Di fatto, Marcuse viene fuori bene da quella crisi francofortese che rappresenta L'uomo a una
dimensione. La sua adesione ai movimenti, la sua partecipazione, prima del '68 a Berkeley, poi con il
'68 a Berlino, a Parigi, a Roma, sempre sul terreno della comunicazione internazionale, gli fa vivere
un'esperienza nuova, una vera rinascita. Abbiamo detto che Marcuse  stato due volte figlio dei
movimenti, di quello dei Consigli negli anni '20 e del movimento internazionale studentesco negli anni
'60: ma ogni volta che si nasce, si nasce nuovi. La partecipazione di Marcuse ai movimenti degli anni
'60 - riflette il nostro compagno dei movimenti degli anni 2000 -  una partecipazione biopolitica.
Certo, i termini nei quali questa  concepita ed espressa sono freudiani piuttosto che foucaultiani: ma
c' una scoperta dell'eros, che non  ancora amore, una scoperta della corporeit che non  ancora
differenza, la rivendicazione di una metamorfosi antropologica che non  ancora cognitiva... Tutto
questo  comunque una sorta di formidabile introduzione a quello che oggi  divenuta la coscienza
rivoluzionaria dell'esodo delle moltitudini. Quando si leggono questi testi si percepisce la difficolt del
passaggio. E' chiaro che la critica dell'unilaterit operaista della tradizione socialista, quindi la
percezione che il movimento operaio istituzionale sia totalmente incapace di cogliere la nuova realt, 
in Marcuse chiarissima. Ma il passaggio a una nuova fase resta ancora in lui legato a una visione (pi o
meno leninista, modernista in ogni caso) dell'avanguardia intellettuale, nella fattispecie
dell'avanguardia studentesca del '68 a fronte delle masse. Questo non vale solo dal punto di vista
politico, ma anche da quello antropologico: qui  Freud, qui sono Fromm e gli analisti della Scuola di
Hannover, che lo tirano. La nuova corporeit biopolitica dei movimenti  ancora ridotta alle dimensioni
della coscienza. Proprio negli stessi anni Foucault giovane percorreva lo stesso tragitto, da Binswanger
alla microfisica dei poteri: possiamo dire che Marcuse non ebbe il tempo, diversamente da Foucault, di
passare da questa definizione del reale all'intuizione della produzione di soggettivit, di una corporeit
piena dei processi di rivoluzionamento del mondo. Semplicemente il tempo? Forse s: la tendenza egli
tuttavia l'aveva colta.
Biopolitico, corporeit dei movimenti, espressioni come lavoro vivo, singolarit e moltitudine -
questi temi vengono fuori qua e l in questi scritti... C' una fatica del concetto che non riesce a
superare la tradizione del pensiero del movimento operaio. Marcuse  un sovversivo ma non riesce ad
essere un innovatore,  un'origine non un dispositivo, un critico corrosivo del passato non un creatore
del nuovo. Ma la sua opera, soprattutto attraverso questi scritti sparsi, polemici, attraverso questi
incontri e scontri, questi incroci tra passato e innovazione, si rappresenta comunque in una
drammaticit che un grande autore potrebbe prendere a soggetto di un'epopea del secolo.
La fatica di Marcuse nell'andare avanti nella trasformazione teorica del pensiero rivoluzionario
si ritrova dunque su due punti. Il primo  l'insufficiente definizione della metamorfosi antropologica in
corso all'interno dei processi di trasformazione degli anni '60, il secondo riguarda il suo rapporto,
critico ma tronco, con il movimento operaio a proposito della teoria delle avanguardie.
Per quanto riguarda il primo punto occorre insistere sulle tematiche di Eros e civilt. Anche in
questi scritti, per quanto quelle tematiche siano relativizzate, esse riappaiono. L'irrazionale e
l'inconscio vengono qui spesso immediatamente ricondotti al vitale. Ci sono in Marcuse, anche in
quest'ultimo Marcuse, tensioni che lo riportano a una concezione naturalista della storia e dei suoi
passaggi. Ciascuno di noi - dice il militante del XXI secolo - ha vissuto questo tipo di contraddizione: il
vitalismo  tuttavia una filosofia retriva che troviamo oggi solo nella reazione. Eros e civilt non sono
una contraddizione naturalista ma una esperienza biopolitica, un'esperienza corporea decisiva nella
formazione della militanza, ormai diretta alla ricomposizione dell'uomo dopo la morte dell'Uomo. In
Marcuse c' un elemento nietzscheano molto equivoco. In realt, come si diceva prima, il tema sul
quale fondare la resistenza non  eros (cio la riflessione sull'individuo in rapporto con gli individui,
scardinamento della famiglia e delle istituzioni patriarcali), non  solo questo:  piuttosto, a partire da
questo, ricomposizione di una comunit delle differenze, di una pratica di interscambio, insomma, un
rapporto positivo di amore. I movimenti oggi non si riconoscono soltanto nella resistenza ma nella
costruzione; la resistenza  antagonismo costitutivo,  esodo. In Marcuse, come nei teorici della
dialettica negativa di cui egli aveva sviluppato la critica, l'individuo resta principe. Occorreva attendere
Deleuze e i poststrutturalisti per identificare nella singolarit, contro l'individualit, il nuovo nesso
sociale costitutivo. In fondo, bastava solamente andare un po' indietro, oltre a Hegel, fino a Spinoza.
Qui comunque il tema divente cruciale: non  eros che compie la metamorfosi del reale ma lo sono
l'espressione, la libert e la solidariet. La resistenza non  individuale ma comune quando il comune 
un insieme, di singolarit, contraddittorie, felici e infelici. Eros  un'utopia, amore  concretezza. E'
strano quanto, dopo l'uomo a una dimensione, anche le tesi di Eros e civilt finiscano per ricalcarne
le tracce individualiste e ne riproducano la critica dell'alienzione in un senso opaco. Non  tuttavia
sempre cos: lo stesso Marcuse in qualche articolo fondamentale di questa collezione, percepisce il
passaggio verso una teoria sociale e costruttiva della rivoluzione. Pi importante ancora  che, al di l
delle categorie universaliste dell'eros e di un freudismo sovversivo, egli coglie la trasformazione
concreta del rapporto collettivo, strappato, di volta in volta, all'emergenza individuale. Eros  ancora in
realt un concetto dialettico. Di contro, amore  un concetto costitutivo.
Sul secondo tema, quello che riguarda l'importanza di una tradizione di avanguardia, che vive
ancora in Marcuse, val la pena di ricordare qui la sua insistenza sulla lunga marcia attraverso le
istituzioni. Il militante comunista del XXI secolo ancora la persegue, non c' errore nell'indicazione,
rinnovata dall'analisi che questo tempo che viviamo non  rivoluzionario ma di transizione. Tuttavia,
l'idea fondamentale in Marcuse  quella di un'avanguardia che transita attraverso le istituzioni: ci 
falso. Marcuse giustifica questa sua tesi attraverso un'analisi pi teorica che politica, nel senso che, nel
contesto analitico, lascia all'occasione rivoluzionaria ben poco spazio. Egli insiste sul fatto che la
borghesia ha esaurito il suo compito e la sua figura di avanguardia culturale e politica: egli insiste
quindi sull'idea che una rivoluzione culturale sia fondamentale nel passaggio a una nuova epoca di
trasformazione della societ. Tuttavia  ancora un'avanguardia intellettuale e politica quella che deve
condurre la lunga marcia attraverso le istituzioni. Qui, in Marcuse, c' un errore vero e proprio, una
mancanza di preveggenza che pure le sue premesse avrebbero consentito. Il fatto  che oggi la
rivoluzione culturale non passa dall'alto ma dal basso, che non  imposta dall'intellettualit separata
(fosse quella degli studenti rivoluzionari o del popolo delle universit massificate) ma dall'interno della
composizione sociale del nuovo proletariato. L'avanguardia  stata reintrodotta nelle masse, nelle
moltitudini, a misura della riappropriazione del General Intellect da parte di queste. Che la vecchia
definizione di proletariato fosse completamente superata,  in Marcuse chiaro; che lo stesso Marx oggi
ragionerebbe in termini diversi  lucidamente intuito - ma questa trasformazione, che  avvenuta, ha
anche trasfigurato la capacit di direzione, riassegnandola alle moltitudini. La democrazia  possibile: 
quella di tutti per tutti. Ed  possibile perch la forma della forza lavoro  modificata, perch il lavoro 
divenuto cognitivo, affettivo, relazionale, linguistico. Non c' pi intellettuale che possa dirsi fuori od
opporsi alla massa, c' un lavoro intellettuale che le moltitudini assumono.
Ma perch rimproverare a Marcuse di essere scomparso dal dibattito troppo presto? Quando si
leggono questi scritti si ha l'impressione di un'immensa generosit intellettuale messa a disposizione
del rinnovamento del reale, una formidabile apertura a tutto quello che l'esperienza della rivoluzione
pu offrirci, che la nuova configurazione del soggetto pu produrre. Ti voglio bene Marcuse, conclude
il militante del XXI secolo!
2) Dico subito che la seconda parte di questa riflessione su Marcuse sar breve. La riflessione
infatti non  quella di qualcuno che si collochi su un terreno di distanza critica o temporale: si tratta
invece di una riflessione memorante, del ricordo di quello che fu Marcuse per me e per altri miei
compagni negli anni '60 e '70.
I suoi scritti, innanzitutto, ci affascinarono. I problemi del cambiamento della vita (di quella
individuale, familiare), i prolemi di organizzazione del nostro lavoro politico e della sua tradizione
teorica, i problemi di definizione del nuovo soggetto rivoluzionario, non si sarebbero presentati in
quella forma se non fossero stati preceduti dallo scavo teorico marcusiano. Cera un linguaggio nuovo
attraverso il quale ci si intendeva e attraverso il quale si andava avanti, oltre Marx. I temi del
femminismo ci si presentarono la prima volta sotto il segno di Eros, i temi dell'autonomia operaia
cominciarono a mostrarsi in termini biopolitici e quelli della definizione del soggetto rivoluzionario
cominciarono ad apparire come dispositivo immediato del rivoluzionamento del lavoro sociale. Se
andassi ai miei ricordi, avrei avanti agli occhi una donna, una compagna, che nella seconda met degli
anni '60 mi pose il problema del suo rapporto con i compagni come irrisolto, anzi, come impossibile
nel clima patriarcale dei rapporti proletari (lavoro e famiglia) che i militanti riproducevano.
Organizzativamente il ricordo va a un compagno (che poi percorse con generosit tutta la vita del
movimento negli anni '70) che mi propose per primo, all'inizio degli anni '70, quella rivoluzione del
comportamento che condusse ai modi di organizzazione a rete e di condivisione che furono tipici del
movimento del '77. Quanto poi alla modificazione nella percezione del lavoro sociale, nelle metropoli
si incontrarono allora i pi intelligenti innnovatori del linguaggio teorico (e delle conseguenze militanti
che ne derivavano) tra i giovani proletari della crisi del fordismo. Qui, su questo terreno, Marcuse fu un
vero cattivo maestro: il suo linguaggio non determinava ma predisponeva nuovi comportamenti e
nuove concezioni della vita.
In secondo luogo, Marcuse fu qualcuno che ci infastidiva. La dialettica negativa, la sua
dimensione teorica, ci riuscirono sempre estranee: non riuscivamo ad afferrare il momento
rivoluzionario al suo interno. Meglio, lo coglievamo come un lampo, una palingenesi che seguiva una
catastrofe. Noi lavoravamo concretamente sui rapporti tra classe operaia in rivolta, studenti nella
contestazione dell'autorit e della societ in crisi: facevamo politica. Lui non comprendevamo bene
dove stesse. Nel formidabile laboratorio praticoteorico italiano fra gli anni '60 e '70, le considerazioni
di Marcuse sull'unidimensionalit del rapporto sociale, sull'alienazione generica dell'uomo, sull'eros
come forza di redenzione, sulla rivoluzione culturale come terreno centrale di azione - bene, tutto
questo entrava nei discorsi in maniera astratta, insufficiente, e la teoria sembrava non corrispondere a
quella corposa forza costruttiva che i movimenti, qui da noi in Italia, producevano. Ricordo il fastidio e
i continui sgarbi che, quando ad esempio si aprivano discussioni con i compagni tedeschi, si
verificavano confrontandosi con Marcuse. Il fatto  che il movimento italiano era pi avanti del
discorso marcusiano, sul terreno pratico, certo, ma anche su quello teorico: esso anticipava quanto poi
fu sviluppato dai compagni cosiddetti anti-global a cavallo del XXI secolo. Forse il fastidio non era
solo teorico, si legava umoralmente al fatto che l'accademia e la sinistra pi o meno chic, sempre
elegante e riformista, partecipe dei misfatti del Pci, operava continuamente un recupero, contradditorio
quanto efficace, di Marcuse. Mistificazioni, certo, dtournements del suo pensiero, certo, utilizzazione
ambigua che insieme poteva giocare l'adesione teorica e un caricaturale rifiuto pratico (seguito da
comportamenti repressivi), eppure questo avveniva. S'aggiunga l'impropria utilizzazione
terzomondista del pensiero di Marcuse - indebita ma non meno efficace: essa confondeva le acque,
permetteva equivoche interpretazioni, bloccava l'inchiesta e il dibattito organizzativo.
In terzo luogo, comunque, Marcuse fu per noi un interlocutore essenziale. Se le sue
anticipazioni costituivano problema, se ci apparivano troppo astratte, se non si presentavano mai come
dispositivi pratici, erano ci non di meno anticipazioni reali. Ci stavi male dentro ma non potevi evitare
di confrontarti con esse. Quando, a pensare temi nuovi, si presenta una sorta di costrizione teorica, l
c' la potenza reale di un buon maestro. Marcuse ti imponeva l'apertura a temi che l'anticipazione
del movimento tendeva a sottovalutare, metteva in forma comportamenti che il movimento faticava a
configurare, proponeva una generalit antropologica che non poteva non attraversare ogni inchiesta e
ogni attivit rivoluzionaria.
In realt a definirlo buon maestro c'era una cosa essenziale: Marcuse era un comunista. Di
natura antica ma di una specie sempre rinnovantesi. Era cos difficile, allora, negli anni '60 e '70,
trovare riferimenti teorici a sinistra, nella sinistra comunista intendiamo... S, c'erano le nuove
(maoismo) e le vecchie (trotzkismo) tendenze antistaliniane - ma erano completamente spiazzate di
fronte al nostro presente, al capitalismo maturo, pi che maturo, con il quale ci scontravamo: non c'era
nessun altro che Marcuse, che si provasse qui, su questo terreno, qui, dentro la nostra esperienza a
essere e ad agire da comunisti. Rifondare un comunismo occidentale (nell'unico luogo nel quale allora
fosse possibile farlo, cio in occidente, cio di fronte alla sfida del capitalismo pi potente, cio fuori
da tutte le ideologie della dipendenza e della miseria), questo era l'insegnamento che ci veniva da
Marcuse. Noi ci incontravamo con Marcuse perch eravamo d'accordo su un principio marxista
fondamentale: che la possibilit di rivoluzione c', non l dove il capitale  pi debole ma l dove la
classe operaia  pi forte (oggi la moltitudine, il proletariato mondiale sono unificati). Eravamo
d'accordo con lui su un altro principio fondamentale, ed era che la sussunzione della societ da parte
del capitale si era completamente realizzata: ma l, appunto, dove la sussunzione  pi massiccia, l le
contraddizioni sono pi forti; dove la vita  pi sottomessa, l, percorrendola interamente, mettendola
tutta insieme contro il capitale, l dunque, ribellarsi  possibile e un nuovo modello di comune lo si
pu inventare. Lottare in maniera diversa e pi efficace del modo nel quale il movimento operaio
tradizionale aveva lottato, costruire nella rivolta anche un potere costituente dell'avvenire: su questa
nuova fondazione del pensiero comunista ci trovavamo con Marcuse. Egli ebbe quindi la formidabile
funzione di farci attraversare l'inferno con nuovi strumenti critici e di aprirci a una nuova concezione
dell'avvenire: una concezione corporea e costitutiva del comunismo. Sar troppo dire che fu per noi
una specie di Virgilio? Questo, non si sa bene se la figura retorica regga l'impatto della lettura di questi scritti, fu comunque un evento che ci aiut moltissimo a essere lucidi nel fragore della lotta.
Venezia, aprile 2005.

NOTE.

1 Dal 10 al 13 luglio 1967 lo Sds tenne diverse conferenze e dibattiti aperti presso l'Aula
Magna della Frei Universitt di Berlino Ovest. Marcuse in particolare vi tenne due conferenze dal titolo
La fine dell'utopia e II problema della violenza nell'opposizione, e partecip a due dibattiti su Morale e
politica nella societ opulenta (al quale parteciparono anche Jacob Taubes, Richard Lwenthal,
Alexander Schwan, Dieter Claessens, Peter Furth, Rudi Dutschke e Wolfgang Lefvre) e su Vietnam, il
Terzo Mondo e l'opposizione nelle metropoli (con Rudi Dutschke, Peter Gang, Rne Mayorga e
Bahman Nirumand). Le posizioni di Marcuse sullo Sds crearono una certa irritazione e, come si evince
dalla risposta di Marcuse a questa lettera, alcuni malintesi anche con lo stesso Dutschke. Il ruolo di
Horst Kumitzsky, membro dello Sds di Berlino ed ora professore all'Universit di Citt del Messico,
non  chiaro in questa situazione. Insieme a Hansmartin Kuhn ha curato la pubblicazione degli atti del
convegno (N.d.C.).
2 Trad. it. La fine dell'utopia, Bari, Laterza, 1968 (N.d.C.).
3 Si veda ad esempio la relazione di R. Dutschke e H.J. Krahl sull'organizzazione al XXII
Congresso dei delegati dello Sds tenutosi a Francoforte dal 4 all'8 Settembre 1967 intitolata Das
Sich-Verweigern enfordert Guerrilla Mentalitt, ora in Geschichte ist machbar, hg. J. Miermeister,
Berlin, Wagenbach, 1980 (N.d.C.).
4 Trad. it. Milano, Feltrinelli, 1970 (N.d.C.).
5 Ernest Mandel (1923-1995), economista marxista belga di formazione trotzkista. La sua
ricerca si  spesso rivolta all'analisi dei meccanismi e dei rapporti strutturali nel capitalismo
contemporaneo, con un'attenzione particolare al rapporto tra cicli economici e cicli dei movimenti
sociali. Fra le sue numerose opere si ricorda il Trattato di economia marxista (1962), Roma, Erre
Emme, 19972 (N.d.C.).
6 Inge Neumann (1913-1972), moglie di Franz Neumann, dopo la sua morte ha sposato in
seconde nozze Marcuse nel 1956 (N.d.C.).
7 Dal 17 al 18 febbraio 1968 lo Sds organizz presso l'Aula Magna dell'Universit di Berlino
un congresso internazionale sul Vietnam che vide la partecipazione di oltre cinquemila persone. I
materiali sono stati raccolti in Der Kampf des vietnamesischen Volkes und die Globalstrategie des
Imperialismus - Internationaler Vietnamkongre 17./18 Februar 1968, West-Berlin 1968. II
Republikanischer Club era un gruppo di discussione politica fondato nell'aprile del 1967 fra gli altri da
Hans Magnus Enzensberger (N.d.C.).
8 Friedrich Hacker (1914-1989), psichiatra austriaco, emigrato negli Stati Uniti nel 1938 e poi
diventato professore all'Universit della California del Sud. Si  occupato del problema della violenza
nella societ di massa e nel 1950 ha dato vita a Beverly Hills alla Fondazione Psichiatrica Hacker
(N.d.C.).
9 Jacob Taubes (1923-1987), rabbino e filosofo delle religioni austriaco. Dopo avere vissuto
per diversi anni in Svizzera e dal 1951 al 1953 a Gerusalemme, si trasferisce nel 1954 negli Stati Uniti
come professore alla Harvard University. Nel 1966 si trasferisce in Germania alla Frei Universitt di
Berlino e partecipa alle attivit del movimento studentesco. Amico di lunga data di Marcuse, ha spesso
collaborato con l'institut for Social Research (N.d.C.).
10 Richard Lwenthal (1908-1991), teorico politico tedesco. Nato a Berlino, studia economia
e sociologia con Max Weber e Karl Manheim e si specializza presto in studi marxisti. Membro degli
studenti comunisti, a partire dagli anni Trenta si sposta su posizioni critiche nei confronti dello
stalinismo, prima di aderire nel secondo dopoguerra alla Spd. Costretto ad abbandonare la Germania
nel 1935, si trasferisce in Inghilterra. Dopo avere insegnato per diversi anni in diverse universit
statunitensi, dal 1961  stato professore di Politica alla Frei Universitt di Berlino Ovest. Tra i suoi
scritti degli anni '60 cfr. La democrazia nella societ che cambia (1963), Milano, Jaca Book, 1967
(N.d.C.).
11 Con ogni probabilit Dieter Lattmann, noto scrittore ed editore tedesco (N.d.C.).
12 II riferimento  alla lettera aperta pubblicata su Der Spiegel il 28 luglio del 1969, in
risposte alle accuse da pi parti ricevute da Marcuse di essere stato un agente della Cia. La lettera
firmata fra gli altri da Rudi Dutschke, Elmar Altvater, Erich Fried, Lothar Menne, Klaus Meschkat,
Oskar Negt, Alfred Schmidt afferma: Dichiariamo la nostra solidariet ad Herbert Marcuse che 
indispensabile per la teoria e la pratica della nuova sinistra e che ha sempre sostenuto senza riserve il
movimento studentesco e la liberazione social-rivoluzionaria del Terzo Mondo (N.d.C.).
13 Ernst Fischer (1899-1972), politico, scrittore, giornalista austriaco comunista. Il 27 luglio
del 1969 Fischer scrive una lettera a Marcuse in cui riporta un brano di un articolo di Ernst Bloch del
24 luglio del 1969 su Der Zeit in cui paragona il silenzio di Marcuse sulla questione della Cia a quello
di Heinrich Lbke, a quel tempo presidente della Repubblica Federale Tedesca. Marcuse risponde con
una lettera del 1 agosto in cui ricostruisce la sua attivit per i servizi di intelligence americani nel
periodo del conflitto mondiale, ricorda le crescenti difficolt a lavorare in quanto comunista nel
Dipartimento di Stato nel secondo dopoguerra, paragona gli attacchi di Matthias ai processi stalinisti
contro Trotzky e Bucharin, sottolinea la differenza di atteggiamento nei suoi confronti testimoniata
dalla lettera aperta di Dutschke e degli altri giovani compagni, e teme che proprio loro in futuro
dovranno subire il peso maggiore di questo settarismo. Quanto alle ipotesi di Bloch, le liquida come
frutto di senilit (N.d.C.).
14 II riferimento  alle condizioni di salute di Dutschke dopo l'attentato dell'aprile del 1968
(N.d.C.).
15 Gretchen Dutschke-Klotz (1942-), webdesigner e attivista politica, sposata con Rudi
Dutschke dal 1966. Ha recentemente curato i diari di Rudi Dutschke, Jeder hat sein Leben ganz zu
leben. Tagebuch 1963-1979, Kln, Kiepenheuer & Witsch, 2003 (N.d.C.).
16 II riferimento  alla vittoria della coalizione socialista-liberale alle elezioni del settembre
1969 che coincise con la nomina di Willy Brandt a cancelliere (N.d.C.).
17 II termine nuova classe operaia  stato introdotto nel dibattito politico e teorico da Serge
Mallet nella sua ricerca sugli stabilimenti della Caltex in Francia. In questo studio, in particolare, si
sottolineava l'emergenza di una nuova soggettivit rivoluzionaria tra gli strati tecnici e intellettualizzati
della classe operaia (Cfr. La nuova classe operaia, Torino, Einaudi, 1970). Marcuse ha utilizzato
ampiamente questi studi per la sua analisi sui processi di automazione in L'uomo ad una dimensione,
sebbene fino al Sessantotto fosse molto restio ad utilizzare il concetto di nuova classe operaia. Nel
suo intervento su La liberazione nella societ opulenta al convegno del 1967 a Londra su Dialettica
della liberazione spiegava ad esempio: Questa classe intellettuale  stata chiamata la nuova classe
operaia. Credo che il termine sia prematuro: gli intellettuali sono oggi, e non dovremmo dimenticarlo, i
principali beneficiari del sistema (La liberazione dalla societ opulenta, in Dialettica della
liberazione, a c. di D. Cooper, Torino, Einaudi, 1969, p. 190). Dopo il Sessantotto, il giudizio di
Marcuse muter ed il termine viene assunto totalmente, anche come progetto di ricerca, a partire dal
Saggio sulla liberazione (N.dC.).
18 Polly-Nicolle, secondogenita di Dutschke nata nel 1969; Ho  invece Hosea Che,
primogenito di Dutschke, nato l'anno precedente (N.d.C.).
19 II riferimento  a Helmut Gollwitzer (1908-1993), teologo e scrittore (N.d.C.).
20 In questo caso non  chiaro a chi si riferiscano le iniziali E.A. (N.d.C.).
21 II riferimento  alla campagna promossa nel 1969 dall'American Legion e sostenuta
dall'allora governatore della California Ronald Reagan per il licenziamento di Marcuse dall'Universit
della California perch a loro giudizio sobillava gli studenti alla sovversione. Nonostante le pressioni
Marcuse rimase al suo posto fino al 1976 (N.d.C.).
22 Agli inizi degli anni Settanta l'Universit di Brema fu riformata su principi democratici e
paritetici. Per i suoi programmi innovativi e progressisti fu definita la fucina dei rossi (N.d.C.).
23 II riferimento  al Saggio sulla liberazione (N.d.C.).
24 Nel gennaio del 1971 il governo britannico neg il rinnovo del permesso di soggiorno a
Dutschke, che il mese dopo si trasfer ad Aarhus in Danimarca, dove sembrava avere una migliore
prospettiva accademica (N. d. C. ).
25 Lettera senza data, probabilmente dell'aprile del 1971 (N.d.C.).
26 J.W. Goethe, Faust, 1, parte V, verso 903, Milano, Rizzoli, 2004, p. 71 (N.d.C.).
27 USA: Organisationfrage und revolutionres Subjekt. Fragen an Herbert Marcuse, in
Kursbuch, 22,1970, pp. 45-60 (N.d.C.).
28 II riferimento sembra un rimando ironico al testo di Lenin del 1904 su Un passo avanti,
due passi indietro, in cui venivano discussi i principi organizzativi del partito rivoluzionario e
l'opportunismo dei menscevichi. Marcuse lavorava in quel periodo al volume del 1972 su
Controrivoluzione e rivolta, in particolare al primo capitolo del libro su La sinistra nella
controrivoluzione (N.d.C.).
29 Si tratta di David Poindexter, militante comunista afro-americano di Chicago, trovato con
Angela Davis in una pensione di New York al momento del suo arresto (N.d.C.).
30 Lettera senza data, tra l'11 gennaio e il 22 febbraio 1972 (N.d.C.).
31 II riferimento  al lungo commento al saggio in due volumi di S. Marck, Die Dialektik in
der Philosophie der Gegenwart, Tbingen, Mohr, 1929, pubblicato con il titolo Zum Problem der
Dialektik in Die Gesellschaft, 7 (parte 1), 1, 1930, pp. 15-30 e 8 (parte 2), 12, 1931, pp. 541-557
(trad. it. Sul problema della dialettica, parte 1 e parte 2, in H. Marcuse, Fenomenologia ontologico
esistenziale e dialettica materialistica, a c. di G. Casarico, Milano, Unicopli, 1980, pp. 43-84) (N.d.C.).
32 E. Bloch, Aktualitt und Utopie. Zu Lukcs' Geschichte und Klassenbewutsein, in
Gesamtausgabe, Bd. 10, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1977 (N.d.C.).
33 Nel numero 5 del 1972 Der Spiegel parla di un presunto dossier riservato della CIA su
Dutschke (N.d.C),
34 II 30 gennaio 1968, in concomitanza con il Capodanno lunare (in vietnamita Tet), i
guerriglieri nordvietnamiti lanciato una pesante offensiva contro le truppe americane. Sebbene la
vittoria militare fu praticamente nulla, l'evento (soprattutto le immagini dell'assalto all'Ambasciata
americana di Saigon) ebbe un forte impatto sull'opinione pubblica americana che cominci a capire le
reali difficolt delle forze armate statunitensi di conseguire la vittoria (N.d.C.).
35 II riferimento  forse al Congresso per la solidariet ad Angela Davis, tenutosi a
Francoforte il 3 e 4 giugno del 1972 (N.d.C.).
36 Lothar Menne (N.d.C.).
37 Suddeutsche Zeitung (N.d.C.).
38 John Fekete, professore al Dipartimento di Inglese alla Trent University in
Canada, conobbe Dutschke al King's College di Cambridge quando entrambi seguivano gli
studi di dottorato con Raymond Williams (N.d.C.).
39 Inge Neumann Marcuse morir poi il 31 luglio del 1973 a La Jolla (N.d.C.).
40 Non  chiaro chi sia Harry L. (N.d.C.).
41 Nel Marcuse Archiv (HMA 486.01)  stato ritrovato un dattiloscritto di Marcuse
contenente alcuni appunti per un dibattito alla Universit di San Diego sul colpo di Stato di Pinochet e
la destituzione di Salvador Allende. Nel testo Marcuse sottolinea che il governo di Allende non era
comunista o marxista, ma cercava di realizzare una transizione pacifica al socialismo attraverso gli
strumenti della democrazia borghese. Il suo errore sarebbe stato cos quello di non armare gli operai
(N.d.C.).
42 Questa lettera  in realt una dedica manoscritta sulla copia regalata a Marcuse del libro di
Dutschke del 1974 su Lukacs e la Terza Internazionale pi volte comparso come progetto nel corso del
carteggio (trad. it. Lenin rimesso in piedi: Lenin, Lukacs e la Terza Internazionale, Firenze, La Nuova
Italia, 1979) (N.d.C.).
43 Dal mese di aprile fino a settembre del 1974 Marcuse diede vita ad un lungo soggiorno
europeo. Dal 1 aprile fino al 31 maggio tenne un ciclo di conferenze alla Sorbona a Parigi, prima di
trasferirsi a Londra da suo figlio Eric fino al 26 giugno. Successivamente si spost a Francoforte dove
intervenne al Simposio per i cinquant'anni dellTstituto per la ricerca sociale con una relazione su
Bemerkungen zum "Verhltnis von Theorie und Praxis (trad. it. Teoria e pratica, Milano, Shakespeare
& Company, 1975). Successivamente si trasfer a Davos in Svizzera, prima di raggiungere nuovamente
il figlio a Londra alla fine di agosto (N.d.C.).
44 La discussione si tenne il 29 giugno del 1974 a Francoforte presso l'istituto per la ricerca
sociale ed  stata pubblicata su links, 60, novembre 1974 (N.d.C.).
45 Cestmir Cisar (1920-), tra i protagonisti della primavera di Praga (N.d.C.).
46 Franz Joseph Strauss (1915-1988), leader molto chiaccherato della CSU e primo ministro
della Baviera, che nel gennaio del 1975 visit per due settimane la Repubblica Popolare Cinese e fu il
primo politico tedesco ad incontrare Mao (N.d.C.).
47 Libraio svizzero (N.d.C.).
48 Moglie di Ernst Bloch (N.d.C.).
49 Ernst Bloch - Briefe 1903-1975, hg. K. Bloch, Frankfurt a. M., Suhrkamp, 1985; K. Bloch,
Aus meinem Leben, Pfullingen, Neske, 1981 (N.d.C.).
50Il 13 giugno del 1978 la televisione austriaca Club 2 organizza una discussione moderata da
Gnther Nenning sul tema Il maggio Sessantotto e le sue conseguenze a cui parteciparono Rudi
Dutschke, Kurt Sontheimer, Mathias Waiden, Daniel Cohn-Bendit. La discussione  poi stata
pubblicata con il titolo Dutschke vor, noch ein Tor!, in Neues Forum, luglio-agosto 1978 (N.d.C.).
51 R. Dutschke, Pfad-Finder. Herbert Marcuse un die Neue Linke, in Neues Forum,
settembre-ottobre 1978 (N.d.C.).
52 Rudolph Bahro (1935-1997), teorico politico della Repubblica Democratica Tedesca. Nel
1976 pubblica il libro L'alternativa nell'est europeo (Milano, Sugarco, 1979), in cui sviluppa una
critica fondamentale del sistema politico ed economico della Ddr da un punto di vista marxista. Espulso
dalla Sed, il partito comunista tedesco orientale, e posto sotto controllo dalle autorit del regime, il suo
caso suscit un movimento di solidariet internazionale, che vide fra l'altro l'organizzazione di un
congresso a Berlino Ovest dal 16 al 19 novembre del 1978 (Der Bahro-Kongress : Aufzeichnungen,
Berichte und Referate : Dokumentation des Bahro-Kongresses vom 16.-19. November 1978 in der
Technischen Universitt Berlin, Berlin, 1979). Invitato, Marcuse non partecip al congresso per le sue
precarie condizioni di salute, ma produsse un lungo e importante commento del testo di Bahro
pubblicato poi con il titolo Protosozialismus und Sptkapitalismus. Verusch einer
Revolutions-theoretischen Syntese von Bahros Ansatz, in Kritik, 19, 1979, pp. 5-27. Nell'ottobre del
1979 Bahro lascia la Ddr e si trasferisce all'Ovest dove aderisce al partito dei Verdi (N.d.C.).
53 II riferimento  alla repressione sovietica della primavera di Praga il 21 Agosto del 1968
(N.d.C.).
54I nouveau philosophes, corrente filosofica parigina sviluppatasi in Francia nella met degli
anni Settanta in polemica con il marxismo. Fra i suoi esponenti pi noti B.H. Levy e A. Glucksmann
(N.d.C.).
55 Questi appunti non sono stati ritrovati nel Marcuse Archiv (N.d.C.).
56 Su questo progetto cfr. R. Dutschke, Eine Partei neuen Inhalts und neuer Form steht zur
Debatte, in Berliner Extra-Dienst, 21 aprile 1976. In seguito Dutschke collabor con i Verdi tedeschi
(N.d.C.).
57 Erica Sherover Marcuse (1938-1988), sposata con Marcuse dal 1976. Filosofa ed attivista
politica, era stata studentessa di Marcuse alla Brandeis University e all'Universit di San Diego
(N.d.C),
58 Helmut Schmidt, cancelliere tedesco dal 1974 al 1982 (N.d.C.).
59 Elmar Altvater, esponente del movimento studentesco a Berlino, poi avvicinatosi ai Verdi,
oggi  professore di scienza politica presso la Frei Universitt di Berlino. Con il termine
eurocomunismo si intende invece la svolta dei partiti comunisti italiano, francese e spagnolo a partire
dalla met degli anni Settanta. Tre punti caratterizzano questa svolta: il ripensamento
dell'internazionalismo non pi caratterizzato da un centro guida come l'Unione Sovietica; la critica
della dittatura del proletariato; l'assunzione dei principi democratici e liberali come parte integrante del
socialismo (N.d.C.).
60 Bernd Rabehl, attivista con Dutschke nella Sds di Berlino e teorico dell'ApO,
successivamente spostatosi su posizioni di destra e fautore di una via nazionale al socialismo. E'
professore di sociologia all'Otto-Suhr Institut della Freie Universitt di Berlino (N.d.C.).
61 Sede del Sozialistiches Bro, movimento di sinistra in opposizione tanto contro il modello
dei partiti comunisti, quanto contro le tendenze spontaneistiche dei movimenti sociali (N.d.C.).
62 II 23 agosto del 1977 Bahro viene arrestato e condannato ad otto anni come dissidente
politico (N.d.C.).
63 Horst Mahler (1936-), avvocato, tra i fondatori della Rote Armee Fraktion (RAF), poi
spostatosi su posizioni di estrema destra (N.d.C.).
64 Si riferisce al suo arresto nel corso di una manifestazione ad Amburgo contro lo Sci di
Persia (N. d. C. ).
65 II riferimento  al socialdemocratico Werner Stack (N.d.C.).
66 II riferimento  ad una lettera di Marcuse non trovata nel Marcuse Archiv (N.d.C.).
67 II 26 gennaio del 1979 Die Zeit e l'Avanti pubblicaro una versione abbreviata del saggio di
Marcuse su Barho (N. J.C.).
68 Jrgen Fuchs (1950-1999), scrittore e dissidente politico nella Ddr (N.d.C.).
69 Bahman Nirumand (1936-), scrittore iraniano, nel 1965 fuggito da Theran come dissidente
politico ai tempi dello Sci. Nel 1967 pubblic presso l'editore
Rotwohl un libro intitolato Persien, Modell eines Entwicklungslandes oder Die Diktatur der
Freien Welt, che ebbe un forte impatto sul movimento studentesco del tempo. Il capo degli sciiti 
l'Ayathollah Khomeini, alla guida del paese dal 16 gennaio 1979, contestualmente all'esilio dello Sci
(N.d.C.).
70 Jimmy Carter, presidente democratico degli Stati Uniti dal 1977 al 1981 (N.d.C.)
71 II saggio era stato precedentemente pubblicato in Antworten auf Bahros Herausforderung
des realen Sozialismus, hrsg. von Ulf Wolter, Berlin, Allen e Wolter, 1978 (N.d.C.).
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FINE.